mercoledì 6 gennaio 2016

MULTE: SE ARRIVA UNA RACCOMANDATA IN BUSTA VERDE DALLA CROAZIA CON LA RICHIESTA DI DENARO E' UNA TRUFFA

Multe: se arriva una raccomandata in busta verde, del tipo usato anche in Italia, proveniente dalla Croazia, è una truffa. E' l'ultimo raggiro, in ordine di tempo, messo a segno da ignoti ai danni dei consumatori italiani. La busta verde che viene recapitata agli utenti, del tipo contravvenzione al codice della strada, autovelox) contiene una richiesta di denaro tra i 184 e i 250 euro per una multa da eccesso di velocità e l'indicazione di un Iban italiano. Cestinatela subito, perchè si tratta di una truffa, secondo la polizia di stato che sta avvertendo i cittadini attraverso i social. "Questa comunicazione non ha alcun valore legale essendo un atto falso" sottolinea la Polizia chiedendo di segnalare alle forze dell'ordine l'eventuale ricezione di una simile raccomandata e di non effettuare il pagamento.
mercoledi 6 gennaio 2016
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martedì 5 gennaio 2016

OGNI ANNO 420 MILA PERSONE MUOIONO PER TOSSINFEZIONI ALIMENTARI

Ogni anno, una persona su 10 si ammala per aver mangiato cibo contaminato e 420 mila persone muoiono per tossinfezioni alimentari. Queste patologie colpiscono particolarmente i bambini al di sotto dei 5 anni di età (125 mila decessi l’anno) e i Paesi della Regione Africana e del Sud Est asiatico. Sono alcuni dei dati che emergono dal rapporto “Estimates of the global burden of foodborne diseases” pubblicato dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) a dicembre 2015. Anche nell'Unione Europea ed in Italia le principali infezioni alimentari, confermando il trend in ascesa dal 2008, con le infezioni da Campylobacter che restano le più comuni, seguite dalle salmonellosi, benché con ordini di grandezza molto diversi, circa 200 mila casi l’anno per la prima e circa 2000 per la seconda. E il Nostro Paese secondo le statistiche europee occuperebbe il secondo posto nella classifica del numero di intossicazioni alimentari registrate. Lo riferisce il nuovo report europeo sulle zoonosi e sugli episodi epidemici di tossinfezione alimentare “The European Union summary report on trends and sources of zoonoses, zoonotic agents and food-borne outbreaks in 2014”, pubblicato dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) e dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) il 17 dicembre 2015. Il documento – che presenta i dati sulla sorveglianza delle infezioni da agenti zoonotici nell’uomo ed il relativo monitoraggio nelle fonti alimentari e nei serbatoi animali relativi al 2014 – sottolinea inoltre che quest’anno, a livello europeo, anche dalle salmonellosi giungono notizie in controtendenza rispetto al trend in diminuzione osservato negli scorsi anni. Quest’infezione, in costante calo negli ultimi 5 anni, ha mostrato, infatti, una lieve inversione di tendenza. I sette principali patogeni che si ritrovano nei prodotti di origine animale (Campylobacter jejunì, Clostridium perfrigens, E. coli 0157:H7, Listeria monocytogenes, Salmonella, Staphylococcus aureus, Toxoplasma gondii) sono responsabili annualmente da 3,3 fino a 12,3 milioni di casi di intossicazioni alimentari, con 3.900 decessi ed un costo stimato da 6,5 a 34 miliardi di dollari (spese sanitarie + mancata produttività lavorativa del malato) nel mondo.Tali cifre dimostrano che l'incidenza delle malattie trasmesse da alimenti è in costante ascesa in tutti i paesi industrializzati. Tale pericolosa tendenza è ascrivibile in gran parte alle modifiche dello stile di vita e delle scelte alimentari di noi consumatori.

Le mutate abitudini lavorative (e di studio) hanno indotto un aumento del numero dei pasti consumati fuori casa, che negli Stati Uniti sono ritenuti responsabili dell'80% degli episodi delle intossicazioni segnalati. Questo fenomeno ha condizionato anche un incremento del numero dei punti di ristoro (bar, chioschi) in aggiunta ai ristoranti e alle mense preesistenti, con le conseguenti difficoltà ad effettuare un efficace controllo sanitario. La ridotta disponibilità di tempo nelle famiglie, dove spesso lavora anche la madre, ha ridotto drasticamente la propensione alla preparazione del cibo casalingo, con una progressiva perdita di competenze specifiche nella confezione e conservazione degli alimenti e un ricorso sempre più frequente all'acquisto di pasti pronti, che richiedono particolari cautele (consumo immediato o immediata refrigerazione). Inoltre l'assenza di entrambi i genitori da casa costringe sempre più spesso i minori (i cui genitori non posseggono più l'esperienza per fornire una sufficiente dote di nozioni pratiche) a preparare essi stessi il pasto, con modalità non sempre igienicamente corrette (i.e. inadeguato riscaldamento, contaminazione di cibi cotti con cibi crudi). Anche le nuove preferenze alimentari dei consumatori possono giocare un ruolo non secondario. La ricerca di gusti nuovi (per esempio i frutti «esotici») e la perdita della nozione di stagionalità di frutta e verdura comportano l'importazione di questi prodotti da paesi lontani, con la concreta possibilità di trasporto anche degli agenti infettivi non usuali o “autoctoni”. Va segnalato poi il diffondersi nella popolazione di regimi dietetici volti alla prevenzione delle malattie cardiovascolari, che prevedono l'uso di vegetali crudi e potenzialmente infetti. L'incremento dei casi di intossicazione alimentare è anche dovuto all'estendersi della fascia di soggetti a rischio (anziani, bambini, ìmmunodepressi) ed a fattori che concernono le diverse fasi di produzione (per esempio i metodi intensivi di allevamento del pollame) e lavorazione degli alimenti: a tal proposito un problema di rilievo può essere costituito dalla bassa specializzazione del personale addetto alla confezione degli alimenti e del suo rapido turn­over, che non consente di ottenere una corretta formazione igienico-sanitaria. Infine, permane purtroppo in gran parte della popolazione una scarsa propensione al rispetto delle più elementari norme igieniche per la prevenzione delle malattie a trasmissione oro-fecale. Basti pensare che in un recente studio dell'American Society for Microbiology è emerso che il 21,3 % del campione studiato (6.330 adulti) non si lavavano le mani dopo aver usufruito dei servizi igienici. Le intossicazioni alimentari rappresentano anche nel 2015 la principale causa di MTA (malattie trasmesse dagli alimenti) (58%), seguite dagli avvelenamenti da funghi (27%), dall’intossicazioni da istamina (7%) e da tossina botulinica (7%). Gli agenti causali maggiormente rappresentati, dopo le tossine fungine, sono risultati: Salmonella spp., Stafilococcus aureus, Istamina e Cl. Botulinum.  Gli alimenti identificati come sospetti nello sviluppo dei focolai di tossinfezione alimentare sono stati i prodotti della pesca (24%) e i prodotti carnei (19%) con dati congrui alle analisi condotte su matrice alimentare che evidenziano le positività maggiori per i due alimenti sopra-citati.Incongruente risulta invece il dato relativo agli alimenti a base di uova, identificati come sospetti nel 13% delle indagini epidemiologiche in corso di MTA e raramente riscontrati positivi per patogeni nei controlli routinari sulle matrici alimentari (0/27). Tra l’altro anche alla luce dei risultati delle tipizzazioni di Salmonella spp. che confermano il trend di una prevalenza di S. typhimurium e della nuova variante monofasica 4,5,12:i e della quasi scomparsa di S. enteritidis, è possibile che le indagini epidemiologiche siano influenzate da pregiudizi radicati tra i sanitari che hanno il primo contatto con il paziente e che vedono la Salmonella collegata al consumo di uova. Le matrici di origine vegetali sono identificate come sospette nel 6% delle MTA, contro un 0.5% di positività nelle indagini su matrici alimentari (1/190). Nella maggior parte dei casi gli episodi di MTA si verificano presso l’abitazione privata (52%) o nella ristorazione pubblica (33%) dove spesso i fattori comportamentali (scorretto mantenimento della temperatura e contaminazione crociata) sono frequentemente identificati come fattori causali. 
martedi 5  gennaio 2016 
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lunedì 4 gennaio 2016

LA SALMONELLA RESISTE NEI CIBI SECCHI PER SEI MESI: ATTENTI ALLE INTOSSICAZIONI ALIMENTARI

Alcuni scienziati americani hanno scoperto che gli alimenti non comunemente associati con un'intossicazione alimentare, come biscotti e crackers, e in generale tutti quelli secchi hanno la capacità potenziale di portare pericolosi batteri per molto più tempo di quanto pensato. Dopo un aumento del numero di focolai di tossinfezioni alimentari, un team di ricercatori dell’University of Georgia ha studiato la salmonella all’interno dei cibi secchi e sono rimasti sorpresi nel rilevare che l'agente patogeno nocivo è sopravvissuto per almeno sei mesi. L’equipe ha utilizzato cinque diversi ceppi di salmonella e ha deliberatamente contaminato alcuni cibi con basso contenuto di umidità, come biscotti e cracker. Formaggio, burro, vaniglia e cioccolati ripieni sono stati tutti utilizzati per replicare i tipi di cracker e biscotti regolarmente trovati nei negozi e distributori automatici. Dopo aver analizzato i diversi cibi, gli scienziati sono stati in grado di determinare quanto tempo la salmonella è sopravvissuta. I ricercatori americani sono rimasti scioccati nello scoprire che la salmonella è sopravvissuta per così tanto tempo. Questi risultati si aggiungono alla prova che un'intossicazione alimentare può avvenire anche perché la salmonella riesce a sopravvivere per un periodo di tempo sufficientemente lungo in ambienti asciutti. Alla luce di tali risultati, gli esperti della salute hanno quindi avvertito che dovrebbero essere prese ulteriori precauzioni per impedire le contaminazioni nel processo di fabbricazione. La Food Standard Agency, un ente pubblico britannico, stima che le intossicazioni alimentari colpiscono fino a 5,5 milioni di persone nel Regno Unito ogni anno. Si pensa che la cifra reale potrebbe essere molto più alta, poiché molti casi non sono denunciati. Lo “Sportello dei Diritti” evidenzia che le intossicazioni alimentari causerebbero la morte di ben 125.000 bambini ogni anno nel mondo e che se si usassero maggiori precauzioni anche nella preparazione e confezionamento dei cibi, si potrebbero evitare moltissime tragedie.
lunedi 4 gennaio 2016
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domenica 3 gennaio 2016

L'INQUINAMENTO ACCORCIA LA VITA E AUMENTA IL RISCHIO DI SCLEROSI MULTIPLA

L'inquinamento dell'aria è un killer silenzioso ma letale, che è più dannoso di qualunque chiacchierato batterio e rimane il rischio più elevato per la salute. Non solo accorcia la durata della vita e contribuisce alla diffusione delle malattie cardiache, dei problemi respiratori e del cancro, ma aumenta il rischio di ammalarsi di sclerosi multipla, malattia neurodegenerativa che provoca lesioni a carico del sistema nervoso centrale. A destare l'allarme uno studio pubblicato sul sito della rivista scientifica "Revue Neurologique" e condotto da un team internazionale guidato da Lilian Calderón-Garcidueñas, del Centro di neuroscienze funzionali e strutturali dell'Università del Montana. Non solo dunque una ben nota causa di malattie respiratorie, oncologiche e cardiovascolari, l'inquinamento atmosferico è, già da anni, sospettato di essere anche un potente fattore di rischio ambientale per le malattie neurologiche e le neuropatologie. In particolare, lo studio appena pubblicato, si concentra sugli effetti del Pm10 e degli ossidi di azoto e ne esamina le conseguenze cliniche, cognitive, strutturali cerebrali e metaboliche. Per concludere che diffuse neuroinfiammazioni, danni all'apparato neurovascolare e produzione di autoanticorpi contro le proteine neurali sono risultati "preoccupanti nei bambini cronicamente esposti a concentrazioni superiori alle norme vigenti per l'ozono e il particolato fine (PM2.5), e possono costituire significativi fattori di rischio per lo sviluppo della malattia di Alzheimer" in età avanzata.Mentre pochi giorni fa un altro studio, pubblicato sul sito della rivista scientifica "Environmental Research", mostrava come l'esposizione al Pm10 aumenti i ricoveri ospedalieri per sclerosi multipla. A realizzare il monitoraggio,  un gruppo di ricercatori lombardi che ha rilevato un aumento acuto nelle risposte infiammatorie sistemiche e nella neuroinfiammazione, ipotizzando che l'inquinamento atmosferico possa avere un ruolo nel determinare la presenza e le recidive di sclerosi multipla.
domenica 3  gennaio 2016 
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sabato 2 gennaio 2016

DENTIFRICI: IL TRICLOSAN AUMENTEREBBE IL RISCHIO DI CELLULE TUMORALI

Il triclosan ancora una volta sotto accusa. Secondo alcuni studi, questa sostanza chimica, che è presente nei dentifrici, che vengono utilizzati da milioni 

di persone, aumenterebbe il rischio di crescita delle cellule tumorali, secondo un articolo apparso sul quotidiano britannico Daily Mail. Il produttore 

Colgate Total ha insistito sul fatto che il triclosan, che in determinate dosi fa parte del dentifricio e previene le malattie gengivali, è sicuro da usare ed è 

stato approvato dall'FDA Food and Drug Administration (FDA), l'agenzia federale americana che si occupa dei farmaci, nel lontano 1997.  Tuttavia, si è 

scoperto che uno studio che presumibilmente conferma la sicurezza del dentifricio per la salute umana sarebbe stato condotto con l'assistenza stessa del 

produttore di Colgate Total, il che amplificherebbe i dubbi circa l'indipendenza e l'autenticità dei documenti presentati e delle relazioni. In effetti il 

triclosan potrebbe promuovere la crescita delle cellule tumorali, tuttavia, secondo il costruttore Colgate, questa sostanza chimica è pericolosa solo in 

grandi dosi. Un nuovo studio fornisce ulteriori prove del pericolo della sostanza - compreso il rischio di parto prematuro, e danni al tessuto osseo negli 

animali. Nonostante le prove - compresa la prova di difetti ossei fetali in topi e ratti - Colgate non attribuisce importanza ai risultati, perché gli studi 

sarebbero condotti su animali e non esseri umani. La multinazionale, quindi, ha affermato di non riconoscere la validità di questa ricerca, pubblicato su 

35 pagine, partendo dal presupposto che il loro dentifricio è completamente sicuro per gli esseri umani, come evidenziato da 80 studi clinici in 19 000 

persone. 
sabato 2 gennaio 2016 
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venerdì 1 gennaio 2016

ANNO NUOVO, PEDAGGIO PIU' CARO

Amara sorpresa per chi è partito in vacanza nei giorni scorsi. Al rientro dalle ferie, in questo mese di gennaio, troverà un inaspettato regalo da parte delle autorità italiane: dopo l’aumento di gennaio e giugno 2015 dei pedaggi autostradali per un totale di un 4%, il transito sulle autostrade costerà di più. A partire da oggi, infatti, scattano gli annuali aumenti dei pedaggi. Secondo quanto reso noto dal Ministero delle infrastrutture, l'aumento maggiore interesserà la A4 Torino-Milano dove gli automobilisti saranno chiamati a pagare il 6,5% in più. Rincari sono previsti pure sulla Strada dei Parchi +3,45% e sulla Pedemontana Lombarda, +1%. Critiche dallo “Sportello dei Diritti”, contro la politica lobbystica dei concessionari che sta letteralmente impoverendo tutta la mobilità del Paese. E' inaccettabile dover sostenere nuovi aumenti dei pedaggi autostradali perché lo vogliono le lobby a scapito dei cittadini, che già devono affrontare una crisi economica generale.
venerdi 1 gennaio 2016
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SERGIO MATTARELLA AGLI ITALIANI:"DOBBIAMO DIVENTARE UN PAESE MENO INGESSATO"

«Buonasera, un saluto molto cordiale a quanti mi ascoltano e gli auguri migliori, altrettanto cordiali, a tutte le italiane e a tutti gli italiani, in patria e all'estero; e a coloro che si trovano in Italia e che amano il nostro Paese. A tutti un buon 2016». Così il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha aperto il tradizionale messaggio di fine anno.
«L'anno che sta per concludersi - ha proseguito il Capo dello Stato - ha recato molte novità intorno a noi: alcune positive, altre di segno negativo.
Questa sera non ripeterò le considerazioni che ho fatto, giorni fa, incontrando gli ambasciatori degli altri Paesi in Italia sulla politica internazionale, e neppure quelle svolte con i rappresentanti delle nostre istituzioni.
Stasera vorrei dedicare questi minuti con voi alle principali difficoltà e alle principali speranze della vita di ogni giorno.
Il lavoro anzitutto.
L'occupazione è tornata a crescere.
Ma questo dato positivo, che pure dà fiducia, l'uscita dalla recessione economica e la ripresa non pongono ancora termine alle difficoltà quotidiane di tante persone e di tante famiglie.
Il lavoro manca ancora a troppi dei nostri giovani.
Sono giovani che si sono preparati, hanno studiato, posseggono talenti e capacità e vorrebbero contribuire alla crescita del nostro Paese. Ma non possono programmare il proprio futuro con la serenità necessaria.
Accanto a loro penso a tante persone, quarantenni e cinquantenni, che il lavoro lo hanno perduto, che faticano a trovarne un altro e che vivono con la preoccupazione dell'avvenire della propria famiglia.
Penso all'insufficiente occupazione femminile.
Il lavoro manca soprattutto nel Mezzogiorno. Si tratta di una questione nazionale. Senza una crescita del Meridione, l'intero Paese resterà indietro.
Le diseguaglianze rendono più fragile l'economia e le discriminazioni aumentano le sofferenze di chi è in difficoltà.
Come altrove, anche nel nostro Paese i giovani che provengono da alcuni ambienti sociali o da alcune regioni hanno più opportunità: dobbiamo diventare un Paese meno ingessato e con maggiore mobilità sociale.
Il lavoro e la società sono al centro di un grande processo di cambiamento.
L'innovazione è una sfida che riguarda tutti. La competizione richiede qualità, creatività, investimenti. Impresa privata e settore pubblico, in particolare scuola, università e ricerca, devono operare d'intesa.
La condizione economica dell'Italia va migliorando: questo va sottolineato.
Anche le prospettive per il 2016 appaiono favorevoli.
Senza dimenticare l'azione svolta dalle istituzioni, va detto - e tengo a dirlo - che moltissimi nostri concittadini hanno operato con impegno e con senso di responsabilità, in settori diversi e con compiti differenti. Hanno contribuito in questo modo, malgrado la crisi, a tenere in piedi l'economia italiana.
A tutti loro desidero render merito ed esprimere grande riconoscenza.
Così come intendo inviare un messaggio di sostegno e di speranza alle famiglie particolarmente in affanno: non vanno lasciate sole, e chiedo l'impegno di tutti perché le difficoltà si riducano e vengano superate.
Un elemento che ostacola le prospettive di crescita è rappresentato dall'evasione fiscale.
Secondo uno studio, recentissimo, di pochi giorni fa, di Confindustria, nel 2015 l'evasione fiscale e contributiva in Italia ammonta a 122 miliardi di euro. 122 miliardi! Vuol dire 7 punti e mezzo di PIL. Lo stesso studio calcola che anche soltanto dimezzando l'evasione si potrebbero creare oltre trecentomila posti di lavoro: gli evasori danneggiano la comunità nazionale e danneggiano i cittadini onesti. Le tasse e le imposte sarebbero decisamente più basse se tutti le pagassero.
In questi giorni avvertiamo allarme per l'inquinamento, specialmente nelle grandi città.
Il problema dell'ambiente, che a molti e a lungo è apparso soltanto teorico, oggi si rivela concreto e centrale.
Mi auguro che lo si affronti con un comune impegno da parte di tutti.
Sono utili le diverse opinioni - e non si può certo comprimere il confronto politico - ma siamo di fronte anche alla natura, e ai suoi mutamenti, che contribuiscono a provocare siccità e alluvioni.
In presenza di una sfida così grande, che coinvolge la salute, è necessario che prevalga lo spirito di collaborazione.
Dobbiamo avere maggior cura dei nostri territori.
Da quelli montani a quelli delle piccole isole, dove nostri concittadini affrontano maggiori disagi.
Occorre combattere contro speculazioni e sfruttamento incontrollato delle risorse naturali. E' confortante vedere la formazione di molti movimenti spontanei, l'impegno di tanti che si mobilitano per riparare danni provocati dall'incuria e dal vandalismo, e difendono il proprio ambiente di vita, i parchi, i siti archeologici.
L'Italia è vista all'estero come il luogo privilegiato della cultura e dell'arte, e lo è davvero. Questo patrimonio costituisce una nostra ricchezza, anche economica.
Abbiamo il dovere di farlo apprezzare in un ambiente adeguato per bellezza.
L'impegno delle istituzioni, nazionali e locali, deve essere in questo campo sempre maggiore.
Un esempio: si può chiedere ai cittadini di limitare l'uso delle auto private, ma, naturalmente, il trasporto pubblico deve essere efficiente.
E purtroppo non dovunque è così.
Il compito di difendere l'ambiente, peraltro, ricade in parte su ciascuno di noi.
Molto della qualità della nostra vita dipende dalla raccolta differenziata dei rifiuti e dal rispetto dei beni comuni.
Non dobbiamo rassegnarci alla società dello spreco e del consumo distruttivo di cibo, di acqua, di energia.
Passando ad un altro argomento su cui c'è grande attenzione, tutti sappiamo che il terrorismo fondamentalista cerca di portare la sua violenza nelle città d'Europa, dopo aver insanguinato le terre medio-orientali e quelle africane.
Realizzare condizioni di pace e stabilità per i popoli di quei Paesi è la prima risposta necessaria, anche per difendere l'Europa e noi stessi.
La prosperità, il progresso, la sicurezza di ciascuno di noi sono strettamente legati a quelli degli altri.
Non esistono barriere, naturali o artificiali, che possano isolarci da quel che avviene oltre i nostri confini e oltre le frontiere dei nostri vicini.
In questi decenni di pace e di democrazia abbiamo sempre dispiegato un impegno costante in difesa di questi valori, ovunque siano minacciati.
La presenza diffusa dei nostri militari all'estero lo testimonia. A loro - e ai tanti volontari - va grande riconoscenza.
Il terrorismo ci vuole impaurire e condizionare. Non glielo permetteremo. Difenderemo le conquiste della nostra civiltà e la libertà delle nostre scelte di vita. Con questo spirito abbiamo sentito, tutti, su di noi la sofferenza dei parenti delle vittime di Parigi e ci siamo stretti intorno alla famiglia di Valeria Solesin.
Le nostre Forze di polizia e i nostri servizi di sicurezza stanno agendo con serietà e con competenza per difendere la tranquillità della nostra vita. Il pericolo esiste ma si sta operando con grande impegno per prevenirlo.
Agli altri Paesi dell'Unione Europea abbiamo proposto di aumentare la collaborazione e di porre sollecitamente in comune risorse, capacità operative, conoscenze e informazioni per meglio contrastare e sconfiggere il terrorismo di matrice islamista.
In questo periodo masse ingenti di persone si spostano, anche da un Continente all'altro, per sfuggire alle guerre o alla fame o, più semplicemente, alla ricerca di un futuro migliore. Donne, uomini e bambini: molti di questi muoiono annegati in mare, come il piccolo Aylan e, ormai, purtroppo anche nell'indifferenza.
Il fenomeno migratorio nasce da cause mondiali e durerà a lungo. Non ci si può illudere di rimuoverlo, ma si può governare. E si deve governare.
Può farlo con maggiore efficacia l'Unione Europea e la stiamo sollecitando con insistenza.
Occorrono regole comuni per distinguere chi fugge da guerre o persecuzioni e ha, quindi, diritto all'asilo, e altri migranti che vanno invece rimpatriati, sempre assicurando loro un trattamento dignitoso.
L'Italia ha conosciuto bene, nei due secoli passati, la sofferenza e la fatica di chi lascia casa e affetti e va, da emigrante, in terre lontane. Il nostro è diventato, da alcuni anni, un Paese di immigrazione.
Molte comunità straniere si sono insediate regolarmente nel nostro territorio, generalmente bene accolte dagli italiani. Tanto che affidiamo spesso a lavoratrici e a lavoratori stranieri quel che abbiamo di più caro: i nostri bambini, i nostri anziani, le nostre case.
Sperimentiamo, giorno per giorno, sui banchi di scuola, al mercato, sui luoghi di lavoro, esperienze positive di integrazione con cittadini di altri Paesi, di altre culture e di altre fedi religiose. Il 70 per cento dei bambini stranieri in Italia, lo dice l'Istat, ha come migliore amico un coetaneo italiano.
Bisogna lavorare per abbattere, da una parte e dall'altra, pregiudizi e diffidenze, prima che divengano recinti o muri, dietro i quali potrebbero nascere emarginazione e risentimenti.
Serve accoglienza, serve anche rigore.
Chi è in Italia deve rispettare le leggi e la cultura del nostro Paese. Deve essere aiutato ad apprendere la nostra lingua, che è un veicolo decisivo di integrazione.
Larghissima parte degli immigrati rispetta le nostre leggi, lavora onestamente e con impegno, contribuisce al nostro benessere e contribuisce anche al nostro sistema previdenziale, versando alle casse dello Stato più di quanto ne riceva.
Quegli immigrati che, invece, commettono reati devono essere fermati e puniti, come del resto avviene per gli italiani che delinquono.
Quelli che sono pericolosi vanno espulsi.
Le comunità straniere in Italia sono chiamate a collaborare con le istituzioni contro i predicatori di odio e contro quelli che praticano violenza.
Negli ultimi anni è cresciuta la sensibilità per il valore della legalità.
Soprattutto i più giovani esprimono il loro rifiuto per comportamenti contrari alla legge perché capiscono che malaffare e corruzione negano diritti, indeboliscono la libertà e rubano il loro futuro.
Contro le mafie stiamo conducendo una lotta senza esitazioni, e va espressa riconoscenza ai magistrati e alle forze dell'ordine che ottengono risultati molto importanti.
Vi è, poi, l'illegalità di chi corrompe e di chi si fa corrompere.
Di chi ruba, di chi inquina, di chi sfrutta, di chi in nome del profitto calpesta i diritti più elementari, come accade purtroppo spesso dove si trascura la sicurezza e la salute dei lavoratori.
La quasi totalità dei nostri concittadini crede nell'onestà. Pretende correttezza.
La esige da chi governa, ad ogni livello; e chiede trasparenza e sobrietà. Chiede rispetto dei diritti e dei doveri.
Sono numerosi gli esempi di chi reagisce contro la corruzione, di chi si ribella di fronte alla prepotenza e all'arbitrio.
Rispettare le regole vuol dire attuare la Costituzione, che non è soltanto un insieme di norme ma una realtà viva di principi e valori.
Tengo a ribadirlo all'inizio del 2016, durante il quale celebreremo i settant'anni della Repubblica.
Tutti siamo chiamati ad avere cura della Repubblica.
Cosa vuol dire questo per i cittadini? Vuol dire anzitutto farne vivere i principi nella vita quotidiana sociale e civile.
Nell'anno che sta per aprirsi si svolgerà il maggior percorso del Giubileo della Misericordia, voluto da Francesco, al quale rivolgo i miei auguri ed esprimo riconoscenza per l'alto valore del suo magistero.
E' un messaggio forte che invita alla convivenza pacifica e alla difesa della dignità di ogni persona.
Con una espressione laica potremmo tradurre quel messaggio in comprensione reciproca, un atteggiamento che spero si diffonda molto nel nostro vivere insieme.
Sappiamo tutti che quando si parla di noi italiani le prime parole che vengono in mente sono genio, bellezza, buon gusto, inventiva, creatività. Sappiamo anche che spesso vengono seguite da altre, non altrettanto positive: scarso senso civico, particolarismo, individualismo accentuato.
Ricevo ogni giorno molte lettere e, in questo mio primo anno di presidenza, in giro per l'Italia e al Quirinale, ho incontrato tante persone e conosciuto le loro storie.
Parlano di coraggio, di impegno, di spirito d'impresa, di dedizione agli altri, di senso del dovere e del bene comune, di capacità professionali, di eccellenza nella ricerca.
E non si tratta di eccezioni.
Nei miei colloqui con i rappresentanti di altri Paesi, in Italia e all'estero, ho sempre colto una considerazione e una fiducia nei confronti dell'Italia e degli italiani maggiori di quanto, a volte, noi stessi siamo disposti a riconoscere.
L'Italia è ricca di persone e di esperienze positive.
A tutte loro deve andare il nostro grazie.
Sono ben rappresentate da alcune figure emblematiche. Ne cito soltanto tre: Fabiola Gianotti, che domani assumerà la direzione del Cern di Ginevra, Samantha Cristoforetti, che abbiamo seguito con affetto nello spazio, Nicole Orlando, l'atleta paralimpica che ha vinto quattro medaglie d'oro.
Nominando loro rivolgo un pensiero di riconoscenza a tutte le donne italiane.
Fanno fronte a impegni molteplici e tanti compiti, e devono fare ancora i conti con pregiudizi e arretratezze. Con una parità di diritti enunciata ma non sempre assicurata; a volte persino con soprusi o con violenze.
Un pensiero particolare alle persone con disabilità, agli anziani che sono o si sentono soli, ai malati.
Un augurio speciale, infine, a tutti i bambini nati nel 2015: hanno portato gioia nelle loro famiglie e recano speranza per il futuro della nostra Italia.
Vi ringrazio, e a tutti buon 2016!».
Sergio Mattarella, Presidente della Repubblica Italiana

Auguri di buon anno dalla redazione di Newsbox