venerdì 15 settembre 2017

GOOGLE CITATO IN GIUDIZIO PER DISCRIMINAZIONE: LE DONNE PAGATE MENO DEGLI UOMINI (PER LA SERIE: TUTTO IL MONDO E' PAESE)

Disparità sistemiche nei compensi a svantaggio delle lavoratrici da parte di Google che discrimina le donne, pagandole meno degli uomini. È l'accusa mossa nei confronti di Mountain View da parte di tre ex dipendenti che fanno causa al motore di ricerca, e cercano per la loro azione legale lo status di class action. Per Google si tratta di un duro colpo dopo lo scandalo dell'ingegnere licenziato per il manifesto sessista. A puntare il dito contro Google sono Kelly Ellis, Holly Pease e Kelli Wisuri, rende noto lo Sportello dei Diritti di Lecce. ''Esco allo scoperto per cercare di correggere il problema pervasivo di pregiudizio di genere all'interno di Google'' dice Ellis, che ha lasciato Mountain View dopo l'assunzione di ingegneri uomini con esperienza simile per posizioni più pagate mentre a lei era stata negata la promozione. Il nodo dei salari discriminanti era già emerso nei mesi scorsi nel corso di un'indagine di routine del Dipartimento del lavoro, che aveva rinvenuto sostanziali differenze nei salari fra donne e uomini. Google in qualità di contractor federale è oggetto di indagini periodiche per accertare il rispetto delle norme che vietano la discriminazione fra i dipendenti. Google aveva respinto seccamente le accuse, sostenendo che le sue analisi interne non avevano rinvenuto alcuna disparità e accusando il Dipartimento del Lavoro di non aver fornito alcun dato o condiviso la metodologia con cui era arrivato alle sue conclusioni. Di fatto Google in qualità di contractor federale è oggetto di indagini periodiche per accertare il rispetto delle norme che vietano la discriminazione fra i dipendenti. Per Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, un'accusa pesante che alimenta le polemiche sulle discriminazioni nella Silicon Valley che, come Wall Street, vede le donne 'relegate' in posizioni di secondo livello con la finanza sempre più un 'club per soli uomini".
Le donne subiscono ogni genere di discriminazione a livello planetario. Per cui, leggendo questa notizia viene da chiedersi dove sia la notizia, dal momento che neppure le rivoluzioni sessantottine sono riuscite a sdradicare la classica mentalità maschilista che vuole le donne "inferiori" anche da un punto di vista economico. Ognuno si sente "superiore" come può. Mi torna in mente un passaggio del film Schindler's list. Oskar Schindler, l'imprenditore tedesco, divenuto celebre per aver salvato durante la seconda guerra mondiale circa 1.100 ebrei dalla Shoah con il pretesto di impiegarli come personale necessario allo sforzo bellico nella sua fabbrica di oggetti smaltati a Cracovia, disse:"L'uomo uccide quando non può dominare". (La bucaniera)
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14 settembre 2017

sabato 9 settembre 2017

PARIGI: COMPLETAMENTE NUDI NEL PARCO MA IL COMUNE AVVERTE: NO AGLI ESIBIZIONISMI

Il naturismo è una prassi diffusa nei paesi nordici, ma anche in alcune zone più o meno nascoste del nostro Paese. A Parigi hanno però ben pensato di garantire un po' di spazio pubblico ai nudisti tanto che avranno la possibilità di vivere liberamente la loro passione a due passi dalla capitale francese. Una piccola area del Bois de Vincennes sarà infatti dedicata fino al 15 ottobre prossimo alla pratica del naturismo. A partire dal primo pomeriggio una superficie di 7.300 metri quadrati sarà dedicata a chi vuole godersi il parco senza nulla indosso. Lo spazio sarà segnalato con cartelli su cui figurerà una «carta di buona condotta». Secondo quanto riportato da Le Parisien, tutti saranno invitati, in particolare, a rispettare la nudità e la tranquillità degli utenti. A tal proposito, l’amministrazione cittadina ha dichiarato di non intendere tollerare episodi di voyeurismo o di esibizionismo nella zona dedicata ai naturisti. «Mettere a disposizione uno spazio nel Bois de Vincennes in cui il naturismo sarà autorizzato rientra in una visione aperta dell’utilizzo degli spazi pubblici parigini», ha spiegato all’Huffington Post Pénélope Komites, assistente per gli spazi verdi del sindaco di Parigi, Anne Hidalgo. La decisione di dedicare un’area sperimentale al nudismo era stata presa dal Consiglio comunale di Parigi nel settembre del 2016. «È una vera gioia, è una libertà in più per i naturisti», ha commentato Julien Claudé-Pénégry, incaricato dello sviluppo degli spazi urbani per l’Associazione dei naturisti di Parigi. «Ciò mostra l’apertura di spirito della città di Parigi e permetterà di far evolvere la mentalità sulla nudità, sui nostri valori e il nostro rispetto per la natura», ha aggiunto.
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9 settembre 2017

mercoledì 6 settembre 2017

UNA PENNA SCOPRE UN TUMORE IN 10 SECONDI

Da oggi bastano 10 secondi per scoprire se si è affetti da cancro. Tutto ciò grazie a una penna capace di analizzare i tessuti biologici e riconoscere un tumore in soli 10 secondi. Ne dà notizia lo Sportello dei Diritti di Lecce. Sperimentata nei topi, la penna ha dimostrato di essere 150 volte più veloce rispetto alle attuali tecnologie e di dare risultati accurati al 96%. Tanto che i ricercatori contano di sperimentarla nell'uomo a partire dal 2018, negli interventi di chirurgia per la rimozione dei tumori. La penna può essere molto utile ai chirurghi per avere informazioni diagnostiche precise e in tempo reale su quale tessuto rimuovere o conservare, migliorando la terapia e riducendo le probabilità di recidive. Riconosce le molecole chiamate metaboliti, prodotte dalle cellule viventi, sia sane che cancerose, e che hanno funzioni molti importanti, come produrre energia e rimuovere le tossine. Ogni forma di tumore produce dei metaboliti particolare, come una sorta di firma molecolare. Dopo aver analizzato i campioni dei tessuti tumorali di 253 pazienti (polmone, ovaie, tiroide e seno), i ricercatori sono riusciti a sviluppare un 'profilo molecolare', arrivando così a identificare i tumori con un'accuratezza del 96%. La penna riesce a estrarre le molecole dal tessuto con pochissima acqua, e le trasferisce attraverso un tubo flessibile allo spettrometro di massa, che calcola la massa delle molecole presenti nel campione. Il risultato compare dopo qualche secondo sullo schermo di un computer, a volte indicando anche il nome del sottotipo di tumore. La penna, dotata di una punta stampata in 3D con un materiale biocompatibile, è stata testata anche su topi viventi, riuscendo a identificare i tumori in modo affidabile e senza danneggiare i tessuti sani. È infatti importante non rimuovere troppo tessuto sano, durante la chirurgia, per non provocare effetti collaterali ai pazienti, come danni ai nervi o ai muscoli. Il risultato, evidenzia infine lo “Sportello dei Diritti”, pubblicato sulla rivista Science Translational Medicine, è stato ottenuto nell'università del Texas ad Austin, dal gruppo della brasiliana Livia Schiavinato Eberlin.
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6 settembre 2017

venerdì 1 settembre 2017

PADOVANO AI BALNEATORI: IL MARE APERTO ANCHE D'INVERNO

Il mare aperto anche d'inverno, almeno da Carnevale a Natale, tra elioterapia, movida serale e pennelli di scogliera accessibili al pubblico con possibilità
di approdo per piccole imbarcazioni. La proposta è di Riccardo Padovano, responsabile del Sib (Sindacato Italiano Balneari) Confcommercio,(350
iscritti in Abruzzo, di cui circa 250 tra Pescara, Francavilla e Montesilvano) alla fine di una "stagione d'oro", come qualche balneatore l'ha definita, tra
caldo torrido e "acque cristalline", stando alle ultime analisi Arta. L'appello di Padovano ai colleghi imprenditori del mare è "ad aprire la mente ad una nuova
visione turistica e investire sul mare e le spiagge aperte anche nei mesi invernali, come accade in Romagna e in Veneto". Il sogno dell'ex titolare della
Sirena è "vedere gli stabilimenti che a settembre non chiudono ma che proseguono l'attività fino a novembre, per poi fare, volendo, la pausa natalizia e
riaprire i battenti ,non a maggio, ma dopo Carnevale". Quindi almeno nove mesi l'anno di turismo balneare, secondo Padovano che entra nei dettagli del progetto e dice di avere "tutto nella mente". Dai servizi di elioterapia ( come previsto anche dall'articolo 1 dell'ordinanza regionale dove si legge:" Durante il periodo invernale, dal 23 ottobre al 3 marzo, agli stabilimenti balneari è consentita l'apertura al pubblico del "mare d'inverno" con l'utilizazione della superficie massima di 500 metri quadrai dell'area in concessione") "basta solo attrezzare le concessioni con tendaggi o vetri a protezione del vento". Poi " è necessario creare una rete tra gli imprenditori del mare e i comuni montani allo scopo di agganciare anche la clientela dei santuari e del turismo religioso". E agli stabilimenti, di sera non deve mai mancare "ogni tipo di intrattenimento e giochi per i bimbi" con la movida del mare "collegata alle notti bianche del divertimento e del commercio cittadino". Il pallino di Padovano è anche la creazione di piccoli B&B sul mare, ma anche l'utilizzo dei pennelli di scogliera che dalla battiglia si inoltrano per una ventina di metri e anche più, verso il mare. Sul litorale pescarese se ne trovano almeno 13 di queste infrastrutture , situate nelle vicinanze dei lidi Pepito, Hawaii, Stella d'oro, Coralba , Playa, Les Paillottes, Ippobeach, Caravella, Fosso Vallelunga,
stabilimento vigili del fuoco, Pescespada, Il Pirata, Il corallo. " I pennelli di scogliera sono attualmente di proprietà della Regione- spiega Padovano- che però potrebbe trasferire i poteri ai Comuni. A questi ultimi le associazioni di categoria potrebbero chiederne la gestione per favorire l'accesso al pubblico per passeggiate romantiche, per l'approdo di piccoli natanti, per eventi di minore entità, come accade al Cavallino di Venezia. In ogni caso, il messaggio che deve passare è che il mare è una risorsa , che non sappiamo sfruttare ancora bene, ma, con i tempi che corrono, non si può più solo puntare sull'affitto dell'ombra, sdraio e lettini. Bisogna innovare per rinnovare l'imprenditorialità legata al mare" chiosa il delegato Sib.
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1 settembre 2017

LITORALE BLINDATO DALLE BARRIERE ANTITERRORISMO A PESCARA MA C'E' CHI NON LE GRADISCE E CHI LE USA PER AMOREGGIARE

Litorale blindato dalle barriere antiterrorismo. Dal confine tra Pescara e Montesilvano alla zona portuale della Madonnina sono almeno diciotto (in coppia)
i blocchi di cemento (new jersey), fatti posizionare, ma non bullonati a terra,




dall'amministrazione comunale lungo tutta la riviera nord. L'obiettivo
del provvedimento, disposto dal Viminale che ha chiesto ai Comuni italiani di recepire le indicazioni, è tutelare l'incolumità pubblica dopo gli attentati di
Barcellona, e altri Paesi europei, rivendicati dai terroristi dell'Isis. Barriere che mancano, per il momento sulla riviera sud, se si esclude il cordolo
di cemento che si trova all'altezza del teatro D'Annunzio e che serve per rallentare il traffico che dal villaggio Alcyone si congiunge al porto turistico.
In centro sono comparsi vasi di piante e blocchi gialli quadrati distanziati tra loro a tal punto da permettere l'ingresso dei
furgoni che consegnano i gelati nei bar di corso Umberto e zone limitrofe. I new jersey (realizzati dalla ditta Santilli e Breda di Tocco da Casauria) di
colore grigio, che cittadini e turisti vorrebbero colorati dalla mano di artisti di strada, sono visibili nelle vicinanze degli stabilimenti La Lampara (dove qualcuno ha pensato bene di chiudere i fori con bicchieri di plastica); spiaggia libera Arci accanto alle Hawaii; Orsa Maggiore, Barracuda, Marechiaro, Apollo e ponte del Mare. Quelli posizionati accanto ai lidi Nettuno, Saturno e Lido beach, sono vergati dalla scritta:"Invece di chiudere le strade, chiudete le frontiere", firmato Casapound. "Questa - dichiara Mirko Iacomelli, responsabile cittadino di Cpi - è la nostra risposta polemica alla decisione del sindaco Marco Alessandrini di blindare la riviera e le vie principali della città con delle barriere antiterrorismo - per di più relativamente funzionali, visto che non sono neanche bullonate alla pavimentazione e offrirebbero resistenza minima contro la forza di un eventuale camion lanciato a folle velocità in strada". In effetti, i blocchi di cemento si spostano facilmente come dimostra la prova di forza di Enrico Bucci, pescarese, professione libraio a Santa Filomena. Le immagini testimoniano che basta avere un fisico possente e la forza delle mani per spostare, anche di pochi centimetri, qualche quintale di cemento. "Se ce la faccio io a spostarli- dichiara Bucci- figuriamoci un tir lanciato a folle velocità. Anche se non penso che l'Isis sia interessato a Pescara, sono provvedimenti giusti da prendere ma non so quanto efficaci". L'iniziativa di Casapound è stata stigmatizzata dal sindaco Marco Alessandrini che in una nota sottolinea come "qualcuno abbia pensato bene di non perdere l’occasione di strumentalizzare la cosa con motivazioni assurde, che istigano solo all’odio e di certo non sono destinate a migliorare il mondo dal punto di vista politico e, soprattutto, umano. Per queste ragioni le scritte razziste comparse sulle barriere della riviera saranno subito coperte". Tre turiste romane, Luciana, Alba e Vera, prendono il fresco su una panchina della Madonnina e suggeriscono:"Sono brutti a vedersi i blocchi grigi comparsi su questo litorale meraviglioso, però potrebbero miglioare se fossero decorati dai writers. Paura del terrorismo? Certo che si, a Roma si avverte di più con punti strategici come il Vaticano, il Campidoglio e la stazione Termini. Evitiamo di pensarci, siamo condizionati da questa follia, ma dobbiamo anche andare avanti". Una "iniziativa utile" - per Piero Andreucci, cesenate di nascita e pescarese di adozione-anche se servisse a salvare una sola persona dalla follia di questi farabutti. Però forse le barriere andrebbero messe, a zig zag, anche sulla pista ciclabile altrimenti che senso ha solo di lato sul marciapiede?". Opinione condivisa anche da Sergio e Antonella, entrambi torinesi, che si sono conosciuti commentando l'iniziativa del Comune. "Non me ne ero neppure accorto, ma non servono a nulla perchè i teroristi avrebbero tutto questo spazio a disposizione" annota il signor Sergio indicando la pista ciclabile libera che si snoda sul lungomare.
"E'un terrorismo che uccide alla cieca- aggiunge la signora Antonella, in vacanza da anni a Pescara- non credo che si possa risolvere con due blocchi di
cemento, ma solo con l'intervento della diplomazia e dell'intelligence, prevalentemente europei". Per Francesco, posteggiatore pescarese, "e' un progetto
ridicolo che serve solo ad arricchire taluni e, a fine emergenza, sarà stato solo uno spreco di denaro pubblico. I marciapiedi vengono interrotti a tutto
danno di ciclisti e passanti che di notte potrebbero non vedere l'ostacolo e farsi male. Se i terroristi trovassero il lungomare off limits, non andrebbero a colpire le altre zone strategiche come l'aeroporto, la stazione, comune e prefettura, gli uffici della politica e le basiliche? Per loro i blocchi di cemento sono solo giocattoli da abbattere". Accanto al Lido beach, Mamadou, un senegalese sfrattato dalla stazione, vende gli occhiali su una bancarella di cartone ma dice che gli affari non vanno bene e aggiunge:"Ho paura per me e la mia famiglia che vive in Senegal". A Pescara sud, dove il Comune ha promesso nei giorni scorsi di posizionare altre barriere, così come in centro storico, un anziano signore, Nino, non trattiene la rabbia:"Non servono a niente, piuttosto devono bloccare gli sbarchi, controllare questi individui uno per uno e rispedirli nei loro Paesi, se sono sospetti. Ma l'Italia sull'immigrazione sta brancolando nel buio a causa di una classe politica incapace" conclude. In corso Umberto, di fronte alla stazione, intorno alle sedici di ieri, un mezzo entra da corso Vittorio, superando le fioriere, a velocità sostenuta. Per fortuna è solo un furgone che trasporta gelati.


Le barriere antiterrorismo ci sono, ma i varchi ,agli incroci delle strade del centro, sono stati tutti aperti al transito di mezzi privati e scarico merci . Quei dadi di cemento colorati di giallo, alti meno di mezzo metro e posizionati (a pochi centimetri l'uno dall'altro) dal Comune a tutela dell'incolumità pubblica in caso di attacchi terroristici, secondo le disposizioni del Viminale, sono stati distanziati da mani ignote per permettere l'ingresso di
automobili (con permessi regolarmente autorizzati al transito nelle zone a traffico limitato) e ai furgoni dei fornitori che servono i negozi del centro nel
quadrilatero compreso tra via Mazzini e via Roma. I commercianti della zona dicono di sentirsi "in trappola". Qualcuno usa la bicicletta per trasportare
all'interno dei negozi la propria mercanzia perchè con l'automobile dovrebbe fare troppe manovre o non stati autorizzati al transito in Ztl. Altri negozianti le manovre per entrare o uscire le fanno, ma qualcuno minaccia denunce se la vernice dell'auto si graffierà. Gli innamorati usano quei blocchi pesantissimi per amoreggiare come i fidanzatini di Peynet sulle panchine dei parchi. Ma tutti concordi nell'affermare che "quei blocchi sono talmente piccoli che un blindato dei terroristi ci passerebbe sopra, altro che barriera antisfondamento". All'incrocio di via Trento, all'altezza del negozio di calzature Noa', i blocchi gialli quasi schiacciati contro i muri, vengono oltrepassati dalle automobili e dai furgoni dei fornitori che dal centro si immettono lungo corso Vittorio Emanuele, unica via possibile di uscita se non si sceglie di trasgredire tagliando verso piazza Sacro Cuore. I dipendenti del negozio, Martina Serra e Alfredo Spezzacatena, commentano che "la gente avverte l'effetto protezione delle barriere antiterrorismo" ma all'atto pratico i commercianti devono lavorare e dalle vetrine i due commessi osservano il "via via di mezzi in transito a tutte le ore". E non si sono fatti sfuggire neppure il quadretto di "due innamorati che si baciavano seduti come fossero su una panchina". Simone Februo, commesso del negozio di abbigliamento Imperial sulla stessa via, sceglie di "venire al lavoro in bici". Via Roma è bloccata dalle barriere ( anche lì allargate verso i bordi della strada) sia sul versante di via Nicola Fabrizi che sul lato di corso Vittorio Emanuele. "Siamo incastrati- commenta Angela Riccitelli, titolare di Bibadonna abbigliamento- dove passano i fornitori se entrambi i versanti della strada sono chiusi? Io trasporto i vestiti in bicicletta perchè dal Comune mi hanno negato il permesso per transitare in auto. La sicurezza? Quei blocchi sono pesanti ma facilmente rimovibili come si evince, quindi non servono a nulla". Roberta Barone lavora ad Antonella boutique bimbi sul lato di via Roma che si affaccia su via Fabrizi. Con l'auto entra da via Umbria e parcheggia su via Roma, munita di regolari permessi comunali. "Ma ogni volta devo uscire da qui zigzagando, per superare i blocchi, seppur distanziati. Se uno di questi giorni rigo la macchina, partiranno le denunce contro il Comune. Gli interventi antiterrorismo fatti sulla scia emozionale non sono efficaci se poi condizionano la vita dei cittadini e dei negozianti che rimangono intrappolati. Quei blocchi sono troppo piccoli, un blindato dei terroristi ci passerebbe sopra tranquillamente". Su via Piave le barriere sono state posizionate in entrata e in uscita dal budello di strada, ma qualcuno le ha distanziate solo all'incrocio con via Regina Margherita, che costeggia piazza della Rinascita. Vasi di palmette antisfondamento sono ben visibili tra il salotto buono, lato via Carducci, via Fabrizi e lungo corso Umberto fino alla stazione. Ma i vasi sono talmente distanti l'uno dall'altro che qualunque furgone di trasporto gelati o corrieri espresso, possono oltrepassarli, come già accaduto, anche a velocità sostenuta. Diciotto barriere di cemento (alcune imbrattate da scritte razziste) non puntellate a terra sono state messe tra il confine di Montesilvano fino alla Madonnina. Prossimamente il Comune ne spalmerà altre a Pescara sud e in centro storico. Nel frattempo, il sindaco Marco Alessandrini, attraverso il suo profilo facebook, raccoglie il suggerimento della rete di ricoprire quel grigiore con immagini decorate dai writer, come suggeriscono anche i Giovani democratici dopo il consigliere Daniela Santroni. Oppure, come propongono Annalisa Di Credico e Lisa De Luca, di chiamare in causa le scuole e gli studenti del liceo artistico e dell'istituto d'arte.
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venerdi 1 settembre 2017

martedì 29 agosto 2017

FARMACO CONTRO LA SLA: A PESCARA NON C'E' IL MEDICINALE NON E' IN COMMERCIO, NON HA L'APPROVAZIONE DELL'AGENZIA ITALIANA ED EUROPEA DEL FARMACO

Il farmaco Gm 604, sperimentazione americana contro la Sla, non è disponibile nella farmacia ospedaliera. La Asl di Pescara non lo 
ha mai acquistato perchè il medicinale non è stato ancora riconosciuto nè dall'Agenzia Italiana del Farmaco nè da quella europea. Dunque, non è in commercio.
E' la risposta dell'azienda sanitaria pescarese all'appello di Giovanni, 78 anni, carabiniere in pensione di Cerratina, frazione di Pianella, colpito due
anni fa dalla sclerosi laterale amiotrofica, più conosciuta come Sla, una patologia neurodegenerativa che non lascia scampo. Attraverso il consigliere
regionale Leandro Bracco, il signor Giovanni aveva inviato , attraverso il Centro, un appello all'assessorato regionale alla sanità , guidato da Silvio
Paolucci, e alla Asl di Pescara con la richiesta di ottenere il dispositivo farmaceutico a costo zero, considerati i prezzi del medicinale improponibili per
un pensionato. La cui richiesta, purtroppo, viene al momento disattesa perchè la Asl non ha a disposizione il farmaco che non è stato ancora messo in
circolazione. Il Gm 604, infatti, viene prodotto dall'azienda californiana Genervon e costa 94 mila euro. Ma non si conoscono le dosi reperibili pari al
prezzo del medicinale. Per ottenere questa cura, il paziente si è rivolto anche alla giustizia, ma il Tribunale di Pescara ha respinto il ricorso con la
motivazione che il farmaco "non sarebbe affidabile a causa di scarsa sperimentazione"- riferisce Bracco, il quale però precisa "che altri malati di Sla, che
si sono rivolti ai tribunali di competenza, hanno ottenuto il medicinale e utilizzato con beneficio". Dalla Asl di Pescara, che ha presentato documentazione
in materia dietro richiesta del Tribunale, risponde il direttore sanitario Valterio Fortunato:"Ci dispiace per il signor Giovanni- dice Fortunato- ci
rendiamo conto della situazione, la nostra farmacia è ben fornita per rispondere alle esigenze di tutti i pazienti. Ma non disponiamo del Gm 604 per via dei
rischi legati alla scarsa sperimentazione, abbiamo creato apposta una commissione farmaceutica per valutare casi di questo genere. Il prodotto non è stato
ancora approvato dall'Agenzia italiana del Farmaco nè dall'Agenzia europea del Farmaco che ha aperto un fascicolo sulla medicina, ma ciò non equivale in
automatico all'uso e al riconoscimento del prodotto stesso non acquistabile perchè non commercializzato". La porta della speranza per Giovanni, a questo
punto, potrebbe essere rivolgersi direttamente alla casa farmaceutica statunitense per ottenere il farmaco attraverso la formula "dell'uso compassionevole",
ovvero la possibilità che l'azienda metta a disposizione la fornitura gratuita prima della commercializzazione del prodotto? Risponde Fortunato: "E' una
strada che il paziente potrebbe tentare con una richiesta medica. L'uso compassionevole però presuppone il parere di un comitato etico che esamini il farmaco
e non sappiamo se questo passaggio è avvenuto da parte della ditta farmaceutica". L'odissea del pensionato di Cerratina, per il momento, purtoppo, continua.
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martedi 29 agosto 2017

GLI STUDENTI DELLO SCIENTIFICO DA VINCI DALL'11 SETTEMBRE FARANNO LEZIONE NELLA NUOVA SEDE DI PIAZZA GRUE



L'11 settembre torneranno a scuola nella sede comunale di piazza Grue 220 studenti del liceo scientifico "Leonardo da Vinci", che sono stati ospiti per un anno del liceo classico D'Annunzio di via Venezia. Il preside del Da Vinci, Giuliano Bocchia, ha ricevuto dall'amministrazione comunale le chiavi della struttura di piazza Grue per iniziare la preparazione e l'arredo delle sette aule al primo piano ( più una sala professori che fungerà da segreteria e ricevimento genitori e un'aula di informatica al secondo piano) dove saranno dislocati, forse un tantino stretti, gli alunni. "Sarà un rientro graduale degli studenti, prima 170, poi i restanti delle quinte classi- spiega Bocchia che non nasconde la soddisfazione del traguardo raggiunto, dopo le tante contestazioni di piazza accanto a studenti, genitori e docenti, ultimatum alle istituzioni e dissapori vari- mano mano che si svolgeranno gli interventi di riqualificazione degli interni. Lunedi l'assegnazione dell'appalto con l'apertura delle buste, per la fine di settembre la scuola potrà ospitare anche quella parte degli studenti, le quinte, che per il momento inizierà le lezioni all'istituto dei Colli. Intanto abbiamo ricevuto le chiavi di Grue e cominciamo a dare una sistemata agli arredi. Sono molto contento e ringrazio tutti i rappresentanti 
delle istituzioni che ci hanno aiutato a raggiungere questo obiettivo, Comune, Provincia e Regione" che ha finanziato il progetto di ristrutturazione
dell'immobile per 100 mila euro, compreso il pagamento dell'affitto per dieci anni. Il ringraziamento di Bocchia va anche agli anziani del centro sociale Grue (200 iscritti) guidato da Silvana Di Meco, che hanno accettato il trasferimento ai piani bassi per dare agli studenti del Da Vinci la possibilità di ricominciare in una sede non più provvisoria. Tonino Natarelli, consigliere comunale che ha seguito l'intera vicenda, annuncia che "il centro sociale sarà trasferito in parte dal primo piano al pianterreno dove gli iscritti potranno usufruire anche di un parco per le attività ludiche e ricreative . E in parte potrà continuare a utilizzare una o due sale al primo piano dove si trova attualmente la sede". Sugli interventi di ristrutturazione, Natarelli precisa che " ci sono dei muri da spostare, ma non ci vorrà molto per i lavori. Gli studenti del Da Vinci, comunque alla riapertura della scuola, l'11 settembre, potranno contare sulla loro nuova sede di piazza Grue".
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martedi 29 agosto 2017