giovedì 31 marzo 2016

IL VIZIO DELL'ALCOOL SI PUO' SVILUPPARE ANCHE SOLO ANNUSANDOLO

Basta appena l’odore dell’alcol per far cadere una persona in tentazione e, peggio ancora, nel vizio. A dirlo un nuovo studio condotto dai membri della Edge Hill University, nel Regno Unito, e pubblicato sulla rivista Psychopharmacology che lo “Sportello dei Diritti” ritiene necessario far conoscere anche nel nostro Paese per aumentare i livelli di consapevolezza dei consumatori di alcol. Secondo i ricercatori oltre a questioni genetiche, alla tolleranza individuale e alle varie esperienze personali risalenti all’infanzia, si aggiunge ai fattori rischio anche il senso dell’olfatto. Lo studio è stato condotto mediante dei computer, ed ai partecipanti è stato chiesto di indossare una maschera con l'odore di alcol, o una maschera che profumava di agrumi,senza odore di alcol. I partecipanti sono stati quindi invitati a premere un pulsante quando appariva sullo schermo la lettera K o la foto di una birra. I ricercatori hanno misurato il numero di volte in cui i partecipanti hanno premuto il tasto in modo scorretto, provocando un 'falso allarme', ed hanno constatato che i "falsi allarmi", che indicano una riduzione della capacità da parte del soggetto di controllare il proprio comportamento, erano più numerosi per coloro che indossavano la maschera trattata con l’alcool. Il team di ricerca inglese, con a capo la dottoressa Rebecca Monk, ha sottolineato che la tentazione di bere aumenta in base alla situazione in cui ci troviamo, ma, come spiegano gli autori dello studio questa ricerca è un primo tentativo di esplorare altri trigger, come l'olfatto, che potrebbero interferire con la capacità delle persone di astenersi dall’assumere un particolare comportamento. Per esempio, durante l'esperimento sembrava che solo l'odore di alcol rendesse, per i partecipanti, più difficile controllare il loro comportamento e smettere di premere il pulsante. Come sottolinea altri coautori della ricerca, come il dottor Derek Heim, si tratta di uno studio importante per arrivare a comprendere meglio le dipendenze e l’abuso di sostanze tossiche.
giovedi 31 marzo 2016
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martedì 29 marzo 2016

CALIFORNIA: LESIONI SPINALI RIPARATE CON LE CELLULE STAMINALI

Un gruppo internazionale di ricerca coordinato dall'università di San Diego, California, è riuscito per la prima volta a riparare lesioni nel midollo spinale dei topi con l'utilizzo delle cellule staminali. Il risultato dello studio è stato pubblicato sulla prestigiosa rivista Nature Medicine. Finora nessuna terapia ha permesso di ripristinare il funzionamento di un particolare circuito nervoso che è presente anche nel corpo umano e che rappresenta la principale via deputata al controllo dei movimenti. Si tratta di una prima assoluta, spiegano gli autori della ricerca, precisando che la rigenerazione ha riguardato il cosiddetto fascio corticospinale, che nell'uomo va dalla corteccia cerebrale al midollo spinale. "Abbiamo usato cellule staminali neurali per verificare se potessero supportarne la rigenerazione e, con nostra grande sorpresa, ne sono state capaci", ha spiegato il coordinatore della ricerca, Mark Tuszynski, che ha subito ammonito: "c'è ancora molto lavoro da fare prima di pensare ad una sperimentazione sulle persone".
martedi 29 marzo 2016
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ANORESSIA: BUONI RISULTATI CON LA STIMOLAZIONE MAGNETICA TRANSCRANICA

Le cure somministrate agli anoressici in ospedale sono aumentate del 30% negli ultimi tre anni e l'età dei pazienti s'abbassa mentre i trattamenti con i farmaci e psicoterapie recuperano solo il 10-30% dei casi. Ma un metodo del King's College di Londra, già approvato per la depressione, potrebbe ridurre i sintomi. Si tratta della stimolazione magnetica transcranica, in cui il cervello viene stimolato con degli speciali magneti, che nella forma assomigliano a delle bobine, applicati in una zona direttamente collegata allo sviluppo della malattia e che si chiama corteccia prefrontale dorsolaterale. Questa tecnica che è stata sperimentata su 49 persone, riduce il bisogno di limitare i cibi, diminuendo il livello di sazietà, facendo sentire meno grassi e portando anche a prendere decisioni più prudenti. La ricercatrice, la Dr. Jessica McClelland spiega che non è invasiva in quanto il paziente percepisce come una sensazione di picchiettatura sul lato della testa interessato e i risultati sembrano promettenti già con una sola sessione. Per arrivare a questa conclusione ad alcune delle persone coinvolte è stato offerto un trattamento placebo, mentre altre sono state sottoposte a una sessione di stimolazione magnetica transcranica. Non un'osservazione prima del trattamento, dopo venti minuti e dopo 24 ore, i ricercatori del King's College di Londra hanno rilevato una riduzione dei sintomi principali della malattia, sottoponendo ai partecipanti immagini di cibo appetitoso e chiedendo di dare un punteggio a sapore, aroma e desiderio di mangiarli una volta che li avevano davanti.Gli scienziati, spiegano dallo Sportello dei Diritti, hanno anche notato che la stimolazione del cervello portava anche a decisioni più equilibrate. Ad esempio, tra una ricompensa in denaro inferiore ma immediata e una con una cifra più alta ma per cui occorreva attendere, la scelta è ricaduta più sulla seconda opzione. Ora gli studiosi puntano a un trial ampio."L'anoressia nervosa si stima interessi fino al 4% delle donne nel corso della vita. Con l'aumento della durata della malattia, diventa radicata nel cervello e sempre più difficile da trattare. I nostri risultati preliminari supportano le potenzialità di trattamenti di cui c'è disperato bisogno - spiega Ulrike Schmidt, autrice senior dello studio -. Stiamo ora valutando i benefici a lungo termine, in uno studio clinico primo al mondo con 20 sedute su persone con anoressia nervosa". 
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lunedì 28 marzo 2016

CUBETTI DI GHIACCIO CONTAMINATI: ALLARME IN TUTTO IL MONDO

I cubetti di ghiaccio serviti negli esercizi pubblici possono nascondere delle brutte sorprese. A evidenziarlo una ricerca della Divisione della salute pubblica svizzera, che, esaminando la qualità microbiologica del ghiaccio aggiunto a bevande o altre derrate alimentari, consiglia di evitarlo. Sì, perché, si legge nello studio, «la qualità del ghiaccio aggiunto a derrate alimentari o bevande, principalmente in esercizi pubblici, non è soddisfacente». Per «spesso non soddisfacente», il Laboratorio svizzero intende «uno su tre». Come viene specificato nel documento, l'acqua potabile proveniente dalle aziende pubbliche che controllano gli acquedotti è di ottima qualità. L'origine di questi problemi di igiene è da cercare nella cattiva manutenzione delle macchine per il ghiaccio. Le mancanze più importanti riscontrate in sede ispettiva sono state infatti «l’assenza di un piano di pulizia regolare e/o di un contratto di manutenzione per le macchine del ghiaccio, ad esempio nessuna sostituzione dei tubi che se usurati possono essere facilmente contaminati». L'inchiesta condotta dagli Ispettori svizzeri delle derrate alimentari, ha controllato 37 esercizi prelevando campioni dalle macchine del ghiaccio presenti principalmente in bar, osterie, ristoranti o di una sagra. Come si apprende dal bollettino, «tredici campioni (33%) sono risultati non conformi per il superamento di uno o più valori di tolleranza. Di questi, 11 campioni sono stati prelevati in un esercizio pubblico, 1 durante una sagra e 1 in un supermercato». In 10 campioni sono stati trovati Enterococchi e/o E. coli, batteri di origine intestinale, anche in concentrazioni elevate (7 campioni con >30 UFC/100ml). In 3 campioni (tutte prelevati presso esercizi pubblici) è stata rilevata la presenza di Pseudomonas aeruginosa, indice di una scarsa igiene di produzione e/o conservazione. Sei campioni (fra cui quello prelevato presso un supermercato) sono risultati non conformi "solo" per il superamento del valore di tolleranza per i germi aerobi mesofili». Con ghiaccio o senza? La contaminazione del ghiaccio per uso alimentare rappresenta ''una preoccupazione sanitaria a livello mondiale'' tanto che l’OMS indica chiaramente il ghiaccio in cubetti tra gli alimenti ad alto rischio di contaminazione biologica. Anche nel nostro Paese, la richiesta di ghiaccio per uso alimentare è in aumento e con il caldo aumenta il consumo di bevande con cubetti di ghiaccio che viene direttamente ingerito.
lunedi 28 marzo 2016
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sabato 26 marzo 2016

CAMBIA L'ORA E AUMENTA LO STRESS Auguri e serenità

Quest'anno il ritorno all'ora legale si preannuncia più 'soft', con un giorno in più per riadattarsi al nuovo orario. Le lancette vanno infatti spostate in avanti di un'ora nella notte tra sabato e domenica, ma essendo Pasqua in molti avranno anche lunedì per poter recuperare. Normalmente, affermano diversi studi, questa pratica che da noi è in uso dagli anni '60 può provocare un aumento degli infarti e degli ictus, oltre che dei disturbi del sonno.

''L'inizio dell'ora legale - scrivono ad esempio i ricercatori de Karolinska Institut di Stoccolma - sono come un enorme esperimento naturale. In particolare noi abbiamo notato un aumento del 4% degli attacchi cardiaci nella settimana successiva all'introduzione''.

Una analisi della American Academy of Neurology ha dimostrato che gli effetti sull'orologio biologico del cambio dell'ora aumentano del 25% il rischio di ictus nei malati di cancro, e del 20% negli over 65. Altri effetti negativi sono stati trovati sugli ormoni dello stress, che aumentano del 5%, e persino sulla propensione a distrarsi sul web mentre si e' al lavoro. Ci sono pero' anche dei lati positivi per la salute. Diversi studi hanno svelato che la possibilita' di avere piu' ore di luce nel pomeriggio aiuta a combattere l'obesita' infantile, mentre una ricerca pubblicata sul Journal of Safety Research ha trovato che la luce naturale serale diminuisce il rischio di incidenti stradali.
sabato 26 marzo 2016
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venerdì 18 marzo 2016

APRE UNA FABBRICA DEL GHIACCIO IN SENEGAL

Primo report per il progetto “Ghiaccio in Senegal” che ha previsto la nascita di una fabbrica del ghiaccio nello stato africano, grazie alla collaborazione fra gli altri di Iscos (Cooperazione Sindacale allo Sviluppo in tutto il Mondo per il Lavoro Dignitoso) e il Comune di Pescara. Alla conferenza ha preso parte l’assessore alla Cooperazione Internazionale Laura Di Pietro con Paolo Iozzi dell’Iscos Abruzzo Molise, che ne è stato promotore.

“Il progetto è nato nel 2011 con l’Iscos Lazio, abbiamo pensato a una fabbrica del ghiaccio perché era un elemento fondamentale in Senegal per la pesca e la relativa commercializzazione del pescato – dice Paolo Iozzi dell’Iscos Abruzzo e Molise - Obiettivo specifico del progetto era la realizzazione di una nuova fabbrica per la produzione di ghiaccio utilizzato per la pesca, la conservazione, la trasformazione e la commercializzazione del pesce, gestita da una cooperativa di donne e uomini. La chiusura di una fabbrica nella regione a sud del Senegal che è anche la più povera del Paese, ha creato un’enorme disoccupazione nella zona, mettendo in difficoltà molti pescatori che, a causa della mancanza di ghiaccio fornito anche dalla ex Soséchal, hanno visto venire meno la possibilità d’uscita nell’oceano non potendo più conservare a lungo il pesce durante la permanenza in mare. Le fasi salienti del progetto riguardavano la costruzione della fabbrica con un laboratorio, un ufficio, i servizi, un muro di cinta, impianti elettrici ed idraulici; la fornitura, l’installazione delle attrezzature e macchine per la produzione del ghiaccio e la formazione ai lavoratori e ai soci della cooperativa su gestione e amministrazione di un’impresa. Un’azione sollecitata sia dalle autorità locali che dal sindacato per la valenza occupazionale e l’emancipazione dalla povertà insita in iniziative simili, anche per ridurre il fenomeno di emigrazione clandestina”.

“Si tratta di un progetto sicuramente di alto valore, che il Comune di Pescara ha contribuito a realizzare seppur con una piccola cifra, 8000 euro – dice l’assessore alla Cooperazione Laura Di Pietro - Proprio questo però dimostra che a volte basta davvero poco per poter essere un tassello importante per la realizzazione di un grande mosaico. E’ sotto gli occhi di tutti l’emergenza immigrazione e il dramma delle stragi del mare e credo quindi che progetti come Ghiaccio in Senegal, nato per agevolare lo sviluppo in loco, siano necessari per contribuire, seppure in minima parte alla ripresa economica e occupazionale di paesi in difficoltà. Ad oggi, a causa della situazione economica delicata dell’Ente, tali modalità di intervento ci sono purtroppo pressoché precluse, ma puntiamo sul futuro e speriamo che già a partire dal prossimo anno la cooperazione internazionale torni a ricoprire nella nostra agenda amministrativa un ruolo di tutto rispetto”.
venerdi 18 marzo 2016
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mercoledì 16 marzo 2016

15 MILIONI DI ITALIANI HANNO LA PRESSIONE ALTA: UNO YOGURT AL GIORNO PER ABBASSARLA

Un vasetto di yogurt per cinque giorni potrebbe aiutare a fare abbassare la pressione alta. A dirlo due recenti studi. La scoperta ha importanti implicazioni per milioni di cittadini affetti da tale patologia. I ricercatori hanno scoperto che stimolare i batteri sani nell'intestino con probiotici che si trovano nello yogurt possono migliorare e mantenere la pressione sanguigna regolare. Probiotici o batteri "buoni" sono microrganismi nell'intestino in grado di favorire l’equilibrio della flora intestinale. Ora gli scienziati hanno esaminato gli effetti sulla pressione arteriosa. Nel primo dei due studi , Jing Sun, a capo della ricerca ha detto: "Gli studi suggeriscono che il consumo regolare di probiotici può essere parte di un sano stile di vita per contribuire a ridurre la pressione arteriosa alta, così come per mantenere i livelli di pressione sanguigna regolare." Inoltre la Sun Jing ha aggiunto: " crediamo che i probiotici aiutino a stimolare altri effetti positivi come migliorare i livelli del colesterolo, riducendo la resistenza di insulina e glucosio nel sangue e aiutando a regolare il sistema ormonale, il controllo della pressione arteriosa ed equilibrio del fluido. I dati sono allarmanti. Gli ipertesi sono tanti: 15 milioni di italiani hanno la pressione alta, spesso senza neanche saperlo., nella sola Italia a soffrire di ipertensione arteriosa sono qualcosa come il 25-30 per cento di persone un vero esercito ma è un numero sicuramente in difetto se si considera quanti non sanno di essere ipertesi non riuscendo ad interpretare, almeno nelle prime fasi della condizione, il significato dei sintomi di cui probabilmente già soffrono. In Italia il record di ipertesi spetta al Nord Est, con il 37% degli uomini e il 29% delle donne colpiti. Seguono poi il Sud e le Isole (33% uomini, 34% donne), il Nord Ovest (33% uomini, 29% donne) e il Centro (31% uomini, 29% donne). Regione per regione, invece, la vetta della graduatoria è della Calabria, con il 45% degli uomini e il 41% delle donne con la pressione alta. Segue il Friuli Venezia Giulia. In fondo alla classifica, troviamo invece l’Abruzzo (24% sia donne che uomini) e le Marche (24% uomini, 23% donne). La pressione alta, è un fattore di rischio per ictus e malattie cardiache e viene spesso chiamata il "killer silenzioso" perché non ha per lo più sintomi. La Docente Dr Sun e il suo team dello Griffith Institute sulla Gold Coast in Australia, ha analizzato i risultati di nove studi esaminando la pressione sanguigna e il consumo di probiotici in 543 adulti con normale e alta pressione sanguigna. La Dr Sun ha aggiunto che gli studi degli effetti tendono ad essere insufficienti e che sono necessarie ulteriori ricerche prima che i medici di fiducia possano consigliare i probiotici per la prevenzione ed il controllo della pressione sanguigna. Un secondo studio finanziato dall’associazione americana per i latticini National Dairy Council, ha inoltre confermato la ricerca della Dott.ssa Jing Sun ,e cioè consumare questo snack cremoso almeno 5 volte alla settimana contribuisce a mantenere la pressione sanguigna regolare, di conseguenza prevenendo problemi di salute potenzialmente gravi. In questo ultimo studio i ricercatori statunitensi hanno analizzato i dati relativi ad oltre 240mila donne, perlopiù tra i 25 e i 55 anni, e quelli di 51mila uomini tra i 40 e i 75, tutti nell’ambito della professione medica. Gli effetti dello yogurt, più evidenti nell’universo femminile in quanto il consumo qui è nettamente maggiore, hanno ridotto il problema dell’ipertensione di un quinto. Le persone che per abitudine mangiano yogurt, soprattutto quello magro, tendono infatti anche a consumare più frutta, verdura, legumi, semi e noci rispetto a chi invece non possiede questa routine alimentare.
mercoledi 16 marzo 2016
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lunedì 14 marzo 2016

VIVERE VICINO ALL'ACQUA FA BENE ALLA SALUTE

Stare vicino all’acqua stimola il cervello aumentando la tua energia e le emozioni positive, riducendo i sentimenti negativi. Lo ha scoperto uno studio dopo dieci anni di ricerca scientifica. Secondo i ricercatori dell’Università della British Columbia, che hanno analizzato gli effetti dei colori rosso e blu su un campione di 600 persone, proprio il colore associato all’oceano e al cielo e quindi a spazi molto aperti e a vasti orizzonti infonderebbe un maggior senso di calma e tranquillità. Proprio quello che serve dopo un anno di stress. Lo studio dimostra come l’acqua e quindi, mare, lago o fiume, porti al cervello cinque benefici fondamentali per la felicità:

1. Il colore blu da’ gioia

A quanto pare il colore blu è anche il colore preferito del mondo. Lo studio dei colori e delle loro proprietà terapeutiche non è una scoperta ma una riscoperta. La cromoterapia è una pratica terapeutica che si è sviluppata attraverso i secoli passando da una fase empirica ad una sempre più scientifica. Nell’età aurea della Grecia e in Egitto si praticava già la medicina del colore. I cinesi curavano i malati ponendoli in camere dove filtrava la luce del colore prescelto oppure avvolgendoli in tessuti colorati.

2. Stare lungo la costa rende più sereni

Istintivamente sappiamo che stare vicino all’acqua ci rende più sani e più felici, riduce lo stress e ci porta pace. Secondo lo studio, per tranquillizzarci a livello di subconscio, basta anche solo osservare un paesaggio marittimo: guardare immagini della natura, infatti, fa attivare le parti del nostro cervello associate “a un atteggiamento positivo, alla stabilità emotiva e al recupero di ricordi felici”.

3. Guardare l’acqua ringiovanisce il cervello

A dirlo anche uno studio del 1995 pubblicato su Environmental Psychology, in cui si analizza il rendimento e la concentrazione di due gruppi di studenti. Uno a cui erano state assegnate stanze con viste su alberi, laghi, prati e un altro a cui erano state date stanze su vedute urbane. Il primo gruppo aveva ottenuto i risultati più brillanti e aveva una maggiore capacità di attenzione funzionale.

4. Guardare le fotografie fa bene, ma l’acqua nella vita reale fa meglio

Secondo le risposte inviate durante uno studio con l’applicazione Mappiness, non solo le persone sono più serene quando stanno all’aria aperta, ma sono più felici del 5,2% quando si trovavano vicino a un corpo d’acqua.

5. L’acqua ci riporta al nostro stato naturale

L’acqua ci riporta al nostro stato naturale: la vita di ogni uomo comincia nell’acqua, il liquido amniotico che ci avvolge nell’utero, e il nostro corpo da bambini è composto per il 75% da acqua. Invecchiando, questa percentuale scende al 60% ma il nostro cervello, un fluido cerebrospinale chiaro e privo di colore, è ancora acqua per tre quarti e le nostre ossa per il 31%. Addirittura i feti umani, all’inizio dello sviluppo, hanno ancora strutture simili a fessure branchiali. Nichols parla di una 'connessione biologica all’acqua' che sollecita una risposta immediata nei nostri cervelli.

I risultati suggeriscono che stare vicino all’acqua potrebbe essere utilizzato come una forma di terapia a basso costo.
lunedi 14 marzo 2016
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venerdì 11 marzo 2016

DIABETE: PRESTO UN PANCREAS ARTIFICIALE CONTROLLATO DA UN TELEFONINO

Un pancreas artificiale controllato da uno smartphone, dotato di uno speciale algoritmo e collegato con sistema bluetooth a sensori in grado di misurare il tasso di glucosio nel sangue che potrebbe essere commercializzato in Europa alla fine del 2017. Un passo atteso per molto tempo dai pazienti diabetici di tipo 1, soprattutto da coloro che hanno problemi di bilanciamento del loro tasso glicemico nonostante le iniezioni multiple giornaliere di insulina. L'avvio è stato lento e difficile. In pratica il tutto legato a una pompa miniaturizzata per il rilascio dell’insulina necessaria. Si tratta di un sistema sperimentale, realizzato da una start-up francese, in corso di valutazione all’interno di uno studio clinico internazionale in 10 centri ospedalieri universitari del Paese d’Oltralpe, in partnership con la Federazione francese dei diabetici. La particolarità della ricerca francese realizzata per la start-up Diabeloop, dal 2011, dal Centro di studi Ceritd in collaborazione con Leti, istituto del Cea-Tech, leader in micro e nanotecnologie  è legata soprattutto a un progetto integrato con la telemedicina, per il monitoraggio 24 ore su 24 da parte di équipe infermieristiche specializzate, e al tentativo di rendere estremamente personalizzato il sistema attraverso un algoritmo che contiene un ampio ventaglio di informazioni. Il costo dell’intero sistema è stimato in 9 mila euro l’anno per ciascun paziente, circa il 10% in più rispetto all’attuale costo dei trattamenti più avanzati. Dall’inizio dell’anno uno studio internazionale, con il sostegno degli Nih americani, sta valutando in 6 centri Usa e alcuni europei, tra i quali 10 francesi l’intero sistema nella vita reale di 240 pazienti, 24 ore su 24. Il dispositivo è stato anche testato su 15 pazienti per 3 giorni in ambiente ospedaliero, mentre altri 100 pazienti saranno coinvolti nel 2017, prima della commercializzazione. Nel 2018, poi, uno studio comparativo e farmaco-economico su 200 pazienti è previsto per verificare i vantaggi del sistema rispetto ai trattamenti esistenti.
venerdi 11  marzo 2016 
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giovedì 10 marzo 2016

ATTENZIONE AI PISTACCHI MADE IN CALIFORNIA: POSSONO ESSERE CONTAMINATI DALLA SALMONELLA

Attenzione ai pistacchi importati dalla California, potrebbero essere contaminati con la salmonella. L’allarme arriva dalla Food and Drug Administration (FDA) che ha appena avviato un’inchiesta al riguardo in collaborazione con la Centers for Disease Control statunitense oltre che i funzionari sanitari locali. Gia' diversi produttori statunitensi sono stati costretti a ritirare dal mercato centinaia di prodotti contenenti pistacchi acquistati da uno dei due piu' grandi coltivatori di pistacchi, la California-based Wonderful Pistachios. I pistacchi insaccati sono stati venduti a livello nazionale e in Canada con i marchi Paramount Farms e Trader Joe. Fra i prodotti ritirati, non solo confezioni di pistacchi, ma anche snack salati, dolci e gelati. Inoltre sono state colpite dalla malattia 11 persone in 9 Stati. I casi sono stati segnalati nello stato di Washington, Arizona, North Dakota, Minnesota, Michigan, Alabama, Georgia, Virginia e Connecticut. Non e' chiaro se i pistacchi contaminati siano stati importati anche in Italia, dove per altro sono diverse le societa' che vendono pistacchi californiani. In attesa di una risposta del ministero del Welfare, sottolinea lo “Sportello dei Diritti” che interpelleremo con urgenza attraverso un'interrogazione parlamentare, invitiamo ad evitare il consumo di pistacchi importati dagli Stati Uniti, ed in particolare quelli provenienti dalla California. Anche se il caso di salmonellosi in questione riguarda gli Stati Uniti ed il Canada, è sempre buona norma rinfrescarsi la memoria con quelli che sono i sintomi della patologia, comunque ben nota anche in Italia e legata al consumo di numerosi alimenti. Sono febbre, diarrea e dolori addominali che si sviluppano dopo 12-72 ore dal contagio ecco i sintomi. La malattia dura al massimo una settimana e nella maggior parte dei casi non occorre una terapia specifica. Tuttavia in alcune persone la diarrea ed i dolori sono talmente violenti da costringere il paziente ad un ricovero in ospedale. Senza escludere i casi in cui l’infezione dall’intestino si diffonde nel sangue ed in altri organi. Particolarmente a rischio in tal senso sono i bambini, di età inferiore ai 5 anni, ma anche le persone anziane e quelle con un sistema immunitario compromesso. Per loro, ai primi sintomi è sempre importante un controllo approfondito per una rapida diagnosi.
giovedi 10 marzo 2016 
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lunedì 7 marzo 2016

CASSAZIONE: E' VIOLENZA SESSUALE SE LA DONNA RIFIUTA L'EIACULAZIONE INTERNA

Costringere la donna al rischio di una gravidanza, mediante l’eiaculazione interna al termine del rapporto, costituisce violenza sessuale. Lo sancisce la Cassazione con la sentenza 9221/16, pubblicata il 7 marzo dalla terza sezione penale della Cassazione. Secondo quando deciso dagli ermellini, rileva lo “Sportello dei Diritti”, nel rapporto sessuale il momento dell’eiaculazione non può essere considerato un segmento “neutro” dell’atto perché in determinate circostanze, ad esempio tra fidanzati, può trasformare un rapporto voluto in non voluto: il modo di conclusione del rapporto, infatti, ben può assumere un significato invasivo tale da incidere sull’iniziale libertà di autodeterminazione del partner. E dunque non si può escludere l’ipotesi di violenza sessuale laddove, anche di fronte a un rapporto consenziente se non addirittura desiderato, l’eiaculazione in vagina avviene contro la volontà della donna: la circostanza risulta sufficiente a caratterizzare in senso negativo il rapporto sessuale, che pure la partner aveva inizialmente accettato. Lei da tempo vuole lasciarlo e lui chiede un incontro di chiarimento: alla fine sarà accusato dalla ragazza di averla violentata. Più volte la Cassazione ha ribadito che il consenso al rapporto sessuale deve permanere durante tutta la durata del rapporto stesso: per cui, sebbene inizialmente vi sia stato la volontà esplicita o implicita della donna all’unione, quest’ultima potrebbe ripensarci in qualsiasi momento, nonostante sia in atto la congiunzione fisica con l’uomo. Il consenso al rapporto sessuale può essere revocato anche nelle ultime frazioni di secondo. Allo stesso modo, secondo i giudici, il consenso deve investire anche le modalità finali del rapporto sessuale, ossia l’eiaculazione interna o esterna. Deve quindi darsi massimo peso alla mancanza di consenso sopravvenuta, “che non può essere posta nel nulla sol perché sul momento la ragazza non si sia resa conta di quanto accaduto”. E ora è accolto il ricorso del procuratore generale della Repubblica contro il provvedimento del Riesame che escludeva la configurabilità del reato ex articolo 609 bis Cp. «Arbitraria e mortificante», scrivono gli “ermellini”, è l’affermazione del tribunale della libertà secondo cui l’eiaculazione interna avrebbe provocato alla ragazza soltanto un senso di rammarico, sulla base dell’sms inviato all’uomo, «quasi che il rapporto sessuale non tenesse conto anche del modo di conclusione». Anche a voler ammettere che il rapporto sia stato consenziente, scrivono i giudici di legittimità, non può non rilevarsi la mancanza di consenso sopravvenuta, «che non può essere posta nel nulla sol perché sul momento la ragazza non si sia resa conta di quanto accaduto». Anzi, c’è l’sms spedito dal giovane: «Ora ti ho rovinata». Il messaggino evidenzia l’atteggiamento prevaricatore dell’uomo che credeva di legare la donna sé, magari prospettandole il rischio di una gravidanza per farla tornare sulla decisione di lasciarlo.
martedi 8 marzo 2016
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domenica 6 marzo 2016

FARE SESSO DOPO I 50 ANNI TIENE ALLENATO IL CERVELLO

Uno studio condotto in Inghilterra alla Coventry University e pubblicato sulla rivista internazionale 'Age & Ageing' ha evidenziato un chiaro 'legame' tra la frequenza dell'attività sessuale e l'acutezza mentale. Secondo la ricerca, anche se non è stato ancora scientificamente provato causa-effetto, il sesso dopo i 50 anni di età potrebbe far bene al cervello, alla memoria e, per gli uomini in particolare, anche alle loro capacità decisionali, di pianificazione e di concentrazione. La ricerca inglese è stata condotta coinvolgendo 6.800 adulti e anziani tra i 50 e gli 89 anni per 12 mesi, e li ha sottoposti a test sull'efficienza delle loro funzioni mentali. Sottoposti a dettagliati questionari sui loro incontri e attività sessuali (incluse quelle solitarie), i volontari hanno risposto a test mnemonici, sia verbali che numerici, ed hanno dovuto dimostrare le loro capacità cosiddette 'esecutive', ossia di risolvere problemi e di concentrarsi. Sia gli uomini che le donne coinvolti in attività sessuali più frequentemente - spiega il rapporto - hanno evidenziato una memoria più acuta e precisa. Ma il cervello maschile ha ricevuto una 'spinta' in più - tra gli uomini che facevano più sesso - anche sulla loro abilità decisionale ed 'esecutiva'. La differenza tra i sessi in questo campo, potrebbe, secondo gli esperti, dipendere da fattori ormonali che influenzano maggiormente l'organismo femminile.
domenica 6 marzo 2016
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sabato 5 marzo 2016

ALLARME NEGLI STATI UNITI PER UNA RARA INFEZIONE SANGUIGNA: 44 CASI

Allarme negli Stati Uniti per via di una rara infezione sanguigna che sta colpendo molte persone nello stato del Wisconsin (USA). Dallo scorso novembre quarantaquattro persone si sono ammalate, dopo avere contratto un batterio chiamato Elizabethkingia anovis, secondo quanto riportato di recente dal Dipartimento della salute dello stato americano. Di queste diciotto sono morte. Nel comunicato dello stesso dipartimento, si legge: “Il dipartimento della salute del Wisconsin attualmente sta investigando circa un’epidemia di infezioni sanguigne causate dall’Elizabethkingia. La maggior parte dei pazienti infetti possiedono un’età intorno ai 65 anni e tutti i pazienti hanno sofferto almeno una volta di una grave malattia”. A rischio contagio, infatti, sono individui con un sistema immunitario debole, compromesso anche per colpa di determinate malattie. I sintomi sono fiato corto, febbre, brividi e cellulite. Tuttavia, sarebbero necessari ulteriori test per cercare di capire quale sia l’origine di questa infezione in quanto questa risulta ancora sconosciuta. In ogni caso dopo un’iniziale guida circa il trattamento, continua il comunicato “c’è stata una rapida identificazione dei casi e la sanità è stata capace di curare e migliorare la condizione dei pazienti”. L' Elizabethkingia Anovis, precedentemente conosciuto come Flavobacterium meningosepticum e come Chryseobacteriummeningosepticum,  è  un  batterio  ubiquitario  nell’acqua.  La  maggior  parte  delle  infezioni  da  E.  meningoseptica  èdi origine nosocomiale, sia nei bambini che negli adulti, e fattori di rischio predisponenti all’infezione sono negliadulti le disfunzioni immunitarie preesistenti e nei bambini la nascita prematura. Ad ogni modo, le infezioni da Elizabethkingia possono verificarsi anche in ospiti immunocompetenti e un precedente studio svolto a Taiwan haregistrato un aumento dell’incidenza di batteriemie causate da Elizabethkingia. Poiché le manifestazioni cliniche e di laboratorio dell’infezione da Elizabethkingia non sono patognomiche, la diagnosi microbiologica precoce è essenziale per selezionare la terapia antibiotica appropriata assicurando la prognosi favorevole per il paziente. 
sabato 5  marzo 2016 
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ALIMENTI COLORATI PER COMBATTERE IL CANCRO

Gli alimenti arancioni potrebbero avere maggiori poteri del previsto per prevenire il cancro e le malattie cardiache. Lo studio in questione, rileva che i cibi arancioni come le carote e rossi come i peperoni sono alleati nella prevenzione del cancro. Lo stesso potrebbe anche essere vero per molti altri agrumi. I ricercatori hanno detto che la quantità di antiossidanti, che neutralizzano i radicali liberi che danneggiano le cellule, era stata sottovalutata. secondo gli esperti di nutrizione, alcune sono più efficaci di altre per salvaguardare il nostro sistema immunitario e mantenerci in salute il più a lungo possibile. Secondo i ricercatori dell’associazione britannica per la ricerca sul cancro al seno, Breast Cancer Now, sono le verdure dai colori più vivaci a svolgere questo importantissimo compito. Tra questi vi sono le carote, gli spinaci e i peperoni, ricchissimi di beta-carotene, un composto chimico che il nostro organismo trasforma in vitamina A e che aiuta a tenere alta la salute del cuore e a prevenire i carcinomi, primo tra tutti quello della mammella. La ricerca, pubblicata nella rivista scientifica American Journal of Clinical Nutrition, si è basata su un campione di 1.500 donne in salute e 1.500 donne con un tumore al seno, analizzando dettagliatamente le loro alimentazioni e l’apporto di questi particolari ortaggi nelle loro diete. Secondo i risultati, le donne che ne consumavano in abbondanza correvano un rischio del 40-60% inferiore di sviluppare la terribile malattia. Gli esperti tengono tuttavia a sottolineare che nessun alimento può essere miracoloso contro il cancro, anche se uno stile di vita generalmente sano e un’eccellente dieta possono decisamente fare la differenza nel nostro benessere e nella nostra longevità. «Sappiamo già da tempo che una dieta sana – e che include gli ortaggi di questo colore – può aiutare a ridurre il rischio di un tumore e mantenere regolare il peso corporeo», ha spiegato Richard Berks, dell’associazione no-profit. «Ma anche se è importante che consumiamo le verdure come parte di una dieta bilanciata, sfortunatamente non esiste un superfood che neutralizzi al 100% il rischio di sviluppare la malattia». Lo studio ha in conclusione evidenziato che le tabelle sulle capacità antiossidanti dei prodotti alimentari devono essere rivisti.
sabato 5 marzo 2016
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mercoledì 2 marzo 2016

SESSO CON L'AIUTINO: UN FLOP IL VIAGRA ROSA

A circa sei mesi dall’immissione sul mercato del viagra femminile, rivolta alle donne che non sono andate in menopausa, da più parti il prodotto viene definito come un vero flop a causa, soprattutto, dei pochi benefici per la libido e l’alto rischio di non trascurabili effetti collaterali tra i quali figurano nausea, vertigini, sonnolenza e stanchezza. Ad affermarlo uno studio pubblicato su Jama Internal Medicine condotto da ricercatori europei che ha preso in considerazione 5.914 donne, coinvolte in otto ricerche, arrivando alla conclusione che per quanto riguarda gli effetti della libido vi è un beneficio aggiuntivo di appena metà di un incontro sessuale soddisfacente al mese. Se la pillola blu creata per l’uomo è stata un successo in termini sia di vendite sia di “prestazioni”, così non è per quella rosa, ideata per le donne. Alla fine i timori di alcuni esperti che la pillola femminile potesse creare degli eccessi femminili, folli abbuffate di infedeltà e frammentazione della società, trasformando una donna in una sessualmente aggressiva, sono risultati infondati.
mercoledi 2 marzo 2016
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