martedì 28 febbraio 2017

TROPPO ZUCCHERO NEL SANGUE PUO' SCATENARE IL MORBO DI ALZHEIMER

Non è la prima volta che l'iperglicemia vene associata al morbo di Alzheimer. Secondo uno studio condotto da Jean van den Elsen dell’Università di Bath (GB) il morbo di Alzheimer potrebbe essere favorito da un eccesso di zucchero nel sangue. Secondo quanto riferito dall'autore, l'eccesso di zucchero (iperglicemia) disattiva nel cervello un enzima protettivo importante per difendere le cellule nervose da danni e proteine tossiche. La disattivazione di questo enzima, chiamato MF, potrebbe rappresentare un momento critico nelle primissime fasi di sviluppo dell'Alzheimer, una specie di molla che dà il via alla malattia. Non è la prima volta che questa patologia viene associata a disturbi quali il diabete e l'obesità; alcuni scienziati sono arrivati perfino a soprannominare l'Alzheimer "diabete del cervello", proprio a voler evidenziare una connessione tra le due malattie. Una seconda ricerca messa a punto da una equipe del Massachusetts General Hospital di Boston, invece, mostra che il morbo che causa demenza senile potrebbe essere riconosciuto prima ancora che abbia fatto il suo esordio, analizzando il linguaggio delle persone. Chi in futuro svilupperà i sintomi tende a comunicare utilizzando frasi più complicate, con periodi contorti e lunghi. Il morbo di Alzheimer è una fatale malattia del cervello che provoca un lento declino delle capacità di memoria, del pensare e di ragionamento. La ricerca è stata pubblicata sulla rivista Scientific Reports. Circa 47 milioni di persone in tutto il mondo sono affette da demenza senile, ed il morbo di Alzheimer è il tipo più comune. L’inesistenza di una cura, poiché le medicine attuali possono solo temporaneamente alleviare i sintomi, comporta il fatto che non solo chi è colpito dalla malattia ne subisce le conseguenze che lo portano ad un decadimento progressivo sino alla morte, ma anche i propri familiari che devono assisterli. È difficile, quindi stimare, per la loro enormità, i costi sociali che la malattia porta ai sistemi di welfare, ma è ovvio che la scoperta di una cura efficace potrebbe da una parte portare sollievo a milioni di persone nel mondo, ma anche ridurre notevolmente la spesa pubblica sanitaria a livello globale.
martedi 28 febbraio 2017
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lunedì 27 febbraio 2017

DJ FABO E' MORTO: L'ITALIA SI INTERROGHI E ABBIA IL CORAGGIO DI LEGIFERARE SULL'EUTANASIA LA VITA E' UN DONO MERAVIGLIOSO MA DI FRONTE ALL'INELLUTTABILITA' DELLA MALATTIA CHE OGNUNO POSSA DECIDERE IL PROPRIO DESTINO.

Dj Fabo è morto. Ha deciso in un altro Paese i modi e i tempi per lasciare la vita. Perchè l'Italia non gli ha dato l'opportunità di scegliere come e quando morire. Questa Italia che ha paura di legiferare su tematiche scottanti come l'eutanasia. La morte di ciascuno è un fatto personale. Come personale è l'opinione di ciascuno se sia giusto o meno togliersi la vita. Eticamente e moralmente. Ciascuno faccia i conti con la propria coscienza, considerando che la vita è un grandissimo dono e per essa bisogna lottare fino all'ultimo alito. Quella vita che già di per sè è flebile e fragile. Ma in ogni caso, di fronte ad una malattia impossibile da sostenere ognuno agisce come crede. E su questi basi si dovrebbe aprire un dibattito sulla libertà di uccidersi come si vuole.
Oppure no. L'Italia deve legiferare. Deve dare la possibilità a ciascuno, seguendo il pensiero del libero arbitrio, di morire come e quando crede. Poi ognuno deciderà la propria sorte. Ma intanto che si dia a tutti i cittadini italiani le stesse possibilità che trovano in Svizzera, Paese all'avanguardia e civile che peraltro realizza un grande business con la morte assistita.
Marco Cappato, tesoriere dell'associazione Luca Coscioni, che lotta per la promozione della libertà di cura e di ricerca scientifica, ha annunciato su Twitter: "Fabo è morto alle 11.40. Ha scelto di andarsene rispettando le regole di un Paese che non è il suo". Il politico italiano, leader dei Radicali, ha accompagnato Fabiano Antoniani (in arte dj Fabo) in Svizzera, in una clinica zurighese, per consentirgli di usufruire del suicidio assistito. L’ultimo messaggio del dj 39enne, rimasto cieco e tetraplegico dopo un grave incidente stradale, era partito poche ore prima dalla clinica dove era arrivato per ricevere l'assistenza medica alla morte volontaria. Un viaggio dovuto all'impossibilità di fare questa scelta a casa sua, in Italia, dove la pratica è vietata.
"Sono finalmente arrivato in Svizzera - dice Fabo in un messaggio audio diffuso dall’associazione Coscioni e riportato su La Stampa - e ci sono arrivato, purtroppo, con le mie forze e non con l’aiuto del mio Stato. Volevo ringraziare una persona che ha potuto sollevarmi da questo inferno di dolore, di dolore, di dolore. Questa persona si chiama Marco Cappato e lo ringrazierò fino alla morte. Grazie Marco. Grazie mille". Dj Fabo «ha morso un pulsante per attivare l'immissione del farmaco letale: era molto in ansia perchè temeva, non vedendo il pulsante essendo cieco, di non riuscirci. Poi però ha anche scherzato. E se non ci riesco? Vorrà dire che tornerò a casa portando un po' di yogurt, visto che qui in Svizzera è molto più buono» ha raccontato all'Ansa Cappato che ha accompagnato Fabo nel suo ultimo viaggio in Svizzera, nella clinica dove gli è stata praticata l'eutanasia. Il giovane, cieco e tetraplegico dal 2014 a causa di un incidente stradale " ha voluto procedere subito, ha voluto farlo subito senza esitare».
Al di là del pensiero di ciascuno di noi, su di un tema così delicato, ciò che però emerge nel nostro Paese, secondo Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti” e che l’Italia è sempre in ritardo anche sui temi etici e non c’è ancora una legge che regola la fine della vita. È evidente, quindi, da parte di larghe fasce della politica nazionale il volersi sottrarre dalla discussione su temi etici fondamentali che riguardano l’esistenza e la sofferenza di centinaia di migliaia di cittadini.
lunedi 27 febbraio 2017
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venerdì 24 febbraio 2017

IL MIO SOGNO? DIVENTARE ANIMATORE TURISTICO

C'è la liceale che gira il mondo  sugli aerei di papà, studia ginnastica artistica  e da grande vuole fare l'animatrice per bambini;  c'è lo studente combattuto tra la sua anima da dj e l'altra da finanziere; c'è l'enologo, padre di un neonato,  che ambisce a diventare fotografo nei villaggi turistici ma ama gli scatti in mezzo alla natura. 
Sono giovani talentuosi  di età compresa tra 18 e 32 anni  i partecipanti alle selezioni e formazione di animatori turistici promosse da  Mumbo 
Jumbo, agenzia di Montesilvano diretta da Emiliano Orazi, con sede in via Verrotti 246, che segna il traguardo dell'undicesimo anno di attività. I prescelti 
saranno impiegati nei villaggi turistici,  hotel e resort italiani e stranieri, come coreografi, tecnico suono luce, disc jockey, hostess, fotografo, videomaker, 
istruttore di tennis, di nuoto, fitness, arti marziali, body building, torneista sportivo,  palestra, assistenti bagnanti, responsabili miniclub per bambini e 
ragazzi da zero a 17 anni, ginnaste, ballerine, animatori di contatto. E otterranno un contratto a tempo determinato, da due a sei mesi, con un compenso 
che varia da un minimo di 400 euro ad un massimo di 1500 più vitto e alloggio all'interno delle strutture turistiche.  Le destinazioni della scorsa edizione 
sono state le isole della Grecia, con Zante e Corfù e i villaggi turistici tra Marche e Abruzzo.   "Dai provini dell'ultimo turno, alcuni dei partecipanti hanno già ricevuto un contratto di lavoro ed in questi mesi stanno lavorando nelle strutture turistiche invernali della 
nostre regione" spiegano gli organizzatori.  
I  prossimi provini, coordinati da Giorgia Roma, responsabile delle risorse umane della Mumbo School e Academy, si svolgeranno nei giorni 24, 
25 e 26 febbraio al Grand Hotel  Montesilvano & Residence  e ad aprile nei giorni 7, 8 e 9 al Grand Hotel  Adriatico, a Montesilvano. 
Sara Di Nino, 19 anni, studi al  liceo scientifico Galilei di Pescara, sorride prima del provino e, scherzando, dice di avere "poche idee e ben confuse" . Dall'età di quattro anni studia ginnastica artistica, ma nei villaggi ha voglia di starci per "fare  animazione con i bambini che mi piacciono tanto". Mentre si chiarisce le idee, gira il mondo con papà Adriano, pilota di aerei e mamma Stefania De Carlo, commercialista. La passione per la vita del villaggio è esplosa "dopo aver visitato quello di Alimathà alle Maldive".
Michele Costantini, 19 anni di Collecorvino,  liceo scientifico al  Luca Da Penne, ha deciso di partecipare "dopo aver letto gli articoli de Il Centro. Cercavo 
un lavoretto per l'estate come dj, suono le tastiere e la fisarmonica, e mi sono messo in gioco". Nel frattempo ha inoltrato domanda all'Accademia 
militare perchè da grande vorrebbe entrare nei Carabinieri e nella Guardia di Finanza.
Nicola Paglione, 23 anni, nato a Vasto, cresciuto ad Avezzano e residente a Roma dove studia all'Accademia di Fotografia e Cinema, gira sempre con la 
sua Canon 550 D a tracolla, ha l'ambizione di diventare fotografo di moda, il suo sogno è la maison Valentino. La passione per la fotografia l'ha ereditata 
da papà Claudio, impiegato di Telespazio, "che da piccolo mi faceva usare la sua Reflex e io gli chiedevo sempre obiettivi più potenti. La passione per la 
moda me l'ha trasmessa mia sorella Anna che fa la stylist".
Ci ha provato anche  Gennaro Di Paolo, 34 anni, originario di Campli ma residente a Silvi con la moglie Giusy e il figlio neonato, Valerio.  Enologo di 
professione "voglio creare una mia  etichetta di vini ma  ho la passione per la fotografia naturalista  col sogno di lavorare nei villaggi a contatto con la 
gente di tutto il mondo".  Così come  ha tentato  Giulia Sablone, 20 anni di Ofena, occhioni azzurri e un passato da finalista di Più bella d'Italia e Miss Viso 
Tv 2012. Sogna di fare la miss come lavoro, ma intanto ha provato a cercare un posto  da hostess nelle strutture turistiche.
 Emanuele Parra, 20 anni di Pescara, ballerino, sostiene di "essere timido"  ma alle prove "si è divertito tanto". Sul futuro ha le  idee chiare:"Voglio aprire 
una scuola di Schuffle", uno stile disco dance nato negli Anni Ottanta nella cultura underground australiana.
Viaggiare è la passione comune dei candidati. Daniele Tortella, 21 anni di Pescara,  ha un pallino:"Fare  l'animatore sportivo e andare a vivere a Miami" in 
Florida.
Riccardo Rosato, 21 anni di Lanciano, non ha passato i provini di Italia Got Talent e neppure quelli del Mambo Jambo, ma è sicuro di "voler continuare a 
fare l' artista di strada" e intanto collabora  con la zia  Stefania, dirigente di una associazione  che si occupa di spettacoli per bimbi. Francesco De Gregorio, 29 anni di Raiano, è laureato in design video allo Ied di Roma e il suo sogno è diventare fotografo nei villaggi turistici. Fabio Pagano, 34 anni, 
vive a Torino, ha origini napoletane e amici a Pescara. Ha già esperienza di villaggi turistici, il suo obiettivo è "divertire e divertirmi". 
La squadra del Mumbo Jumbo (maschera africana del divertimento), che seleziona 500 persone all'anno,  è composta, oltre che da Giorgia Roma, anche 
da: Rosa Ludovico, pugliese; Francesco Caccavari, lecchese; Riccardo Serra, detto Skizzo, sardo; Enrico di Zacomo, abruzzese di Civitaquana; Vincenzo Veneziano, siciliano. 

Il gruppo Mumbo Jumbo ricerca per la stagione estiva, per i villaggi turistici ove opera sia in Italia che all'estero, candidati per i seguenti settori 
dell'animazione turistica. Area Tecnica: capo equipe, coreografo, tecnico suono luce, deejay, musicista di piano bar, cantante, commessa, fotografo, 
video-maker; Area Sportiva: istruttore di tennis, canoa, fitness, arti marziali, body building, palestra, nuoto e assistente bagnanti;Area Superminiclub: 
responsabile e addetta baby, mini e junior club; Area Contatto e Accoglienza: responsabile  ufficio club, hostess ginnastiche, plurilingue, ballerina, resp. 
animazione di contatto, animatore di contatto, torneista sportivo. Mumbo Jumbo desidera incontrare candidati con i seguenti requisiti:  età compresa 
preferibilmente tra i 18 ed i 32 anni; disponibilità di tempo preferibilmente di 3 mesi continuativi (meglio se da giugno a settembre); simpatia, doti 
comunicative, capacità ad instaurare relazioni interpersonali positive; attitudine alla vita ed al lavoro di gruppo. La ricerca è rivolta ad ambosessi anche 
alla prima esperienza. E' previsto un contratto a tempo determinato con vitto e alloggio gratuito e altri benefit legati alle attività del gruppo Mumbo Jumbo.Per candidarsi è necessario compilare il form sul nostro sito internet www.mumbojumbo.it nella sezione "Lavora con Noi" oppure scrivendo a 
risorseumane@mumbojumbo.it allegando il curriculum con una foto intera ed un primo piano. Telefono: 0854491596.
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venerdi 24 febbraio  2017 
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giovedì 23 febbraio 2017

I NASTRINI ROSSI VOGLIONO IL POSTO FISSO NEI LUOGHI DI RESIDENZA

I Nastrini Rossi di nuovo sul piede di guerra: vogliono il posto fisso nelle scuole della regione e la lotta  riparte da Pescara.  Ieri mattina a Roma  una delegazione capeggiata da Francesca Carusi, di Montesilvano,  coordinatore dei  400 Nastrini Rossi abruzzesi, accompagnata dalle colleghe Magda Dalessandri, Patrizia Chiummo, Anna Chiaiese, Mariangela Ferraro e Carolina Versi, alcune  della Basilicata e della Campania, hanno avuto un incontro al Miur con il sottosegretario Vito De Pasquale e il capo di gabinetto  Giuseppe Bonelli. La riunione ha avuto l'obiettivo di rimarcare i problemi della categoria in vista delle future assegnazioni per il prossimo anno scolastico. "E' stato un incontro positivo - riferisce Carusi, docente di storia dell'arte alla Di Marzio  di Pescara e all'Alessandrini di Montesilvano- perchè sono stati disponibili ad ascoltarci, ma ci hanno detto che bisogna guardare al futuro perchè siamo in tanti e una soluzione, anche sulle assegnazioni provvisorie per le quali  oggi non hanno fornito risposta, si troverà col tempo. Noi, intanto, continueremo a protestare in maniera corretta e pacata ma determinata".  Se i 400 docenti "deportati" abruzzesi  non riusciranno a fare domanda di assegnazione provvisoria per poter rimanere ad insegnare nelle scuole locali, saranno costretti a ripartire di nuovo alla volta del Nord il prossimo anno scolastico e di nuovo abbandonare famiglie e affetti per lavorare. Si ripeterebbe la stessa situazione "angosciosa e snervante" dello scorso anno  quando, per effetto della legge sulla Buona Scuola, centinaia di insegnanti abruzzesi sono stati costretti a fare le valigie, ( e come loro,  i colleghi delle altre regioni  approdati in Abruzzo) partire  per le destinazioni del settentrione, cercare un alloggio pagato di tasca propria, insegnare qualche giorno nelle sedi scolastiche dove hanno la cattedra per i prossimi tre anni  e poi tornare a casa dopo qualche giorno di permanenza a Brescia,  Bologna, Venezia, Treviso, Ancona, Pesaro e tante altre città, in seguito all'ottenimento dell'assegnazione provvisoria vicino casa. E ora, a quattro mesi dalla fine dell'anno scolastico,  sono di nuovo punto e a capo.  Con la legge sulla Buona Scuola sono diventati "insegnanti di ruolo", ma  continuano a "sentirsi precari" perchè non riescono ad avere   la stabilità di un posto fisso nella regione dove vivono e dove hanno famiglia.  Sono scesi in piazza tante volte insieme ai colleghi delle regioni del Mezzogiorno,  divenendo tutti insieme un esercito di 30 mila persone. Hanno partecipato a diverse  riunioni con i sindacati di categoria con i rappresentanti del Miur (Ministero Istruzione,   Università e Ricerca) ma non riescono ad uscire fuori "da questa enorme ingiustizia subita" dopo che l'algoritmo ministeriale li ha sballottati  per settimane in giro per l'Italia. "A giorni- esamina Francesca Carusi,  di ruolo al liceo classico Mamiani di Pesaro, insieme ad  altri colleghi,  Alessandro Schiavone, Ernesto Caranci e Annamaria Masiello-  verrà definitivamente siglato il contratto della mobilità degli insegnanti  (siglato da Ministero e sindacati per la durata di un anno) che prevede  la possibilità per tutti di fare domanda di trasferimento, la famosa deroga al vincolo triennale che i Nastrini Rossi, mandati per forza a coprire cattedre al nord, hanno chiesto a gran voce per sanare questa enorme ingiustizia. Il Ministero ha reso noto che saranno stabilizzati una parte dei posti, ma non è dato sapere quanti su 60 mila previsti in Italia. In Abruzzo ne sono liberi 1095, quest'anno in parte occupati da noi.  A ciò si aggiunge che  il Miur non  permette a tutti  i docenti , non solo alle categorie speciali: 104 grave, coniugi di militari e genitori di figli fino a 3 anni,  di fare domanda di assegnazione provvisoria, qualora non si ottenessero i trasferimenti.  Questa posizione è emersa  il 25 gennaio scorso durante un question time tra il  ministro Valeria  Fedeli  e il Movimento 5 Stelle che ha sollevato in Parlamento il caso della mobilità facendo emergere il problema della continuità, tanto dibattuto in questi giorni". Per i Nastrini Rossi "il trasferimento per tutti e la continuità didattica, sbandierata dal Ministero, non sono altro che miti. Ci vogliono negare il diritto al ricongiungimento familiare in nome di un altro diritto, che è quello della continuità didattica che non vale solo per gli insegnanti del nord che hanno  avuto soddisfazione subito ottenendo le cattedre nei luoghi di residenza. Anche gli alunni della nostra regione hanno diritto al trattamento scolastico di continuità perchè se li lasciamo soli per andare al nord, qui sarebbero seguiti da altri docenti che non li conoscono". Non ci stanno, i docenti Nastrini "ad essere il capro espiatorio di un caos generato da una riforma fatta di errori". Non ci stanno ad essere tacciati "di furbizia e poca voglia di lavorare. Noi vogliamo lavorare, ma farlo lontano da casa migliaia di km e campare due famiglie (noi e i nostri figli che rimangono a casa) e aprire due case con 1300  euro al mese, non è facile. Che almeno ci dessero soldi in più e incentivi di trasferimento". La "mobilità che si profila all'orizzonte- concludono Carusi e i colleghi- non risolverà quella che noi riteniamo essere la vera emergenza sociale fatta di disagi esistenziali, familiari ed economici a centinaia di km di distanza dai luoghi di residenza". 
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giovedi 23 febbraio  2017 
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sabato 18 febbraio 2017

CONFARTIGIANATO PESCARA: EMERGENZA FURTI IN PROVINCIA "SCONSIGLIABILE IL RICORSO AI FAI DA TE"

"E' di nuovo emergenza furti in provincia di Pescara. Dopo i tanti colpi nelle attività commerciali, sono numerose, nelle ultime settimane, le abitazioni prese di mira dai malviventi, in particolare nell'entroterra. In un clima del genere è indispensabile evitare che tra i cittadini si diffonda l'idea di difendersi da soli, con tutti i rischi che ne conseguono". A lanciare l'allarme è Confartigianato Imprese Pescara che fornisce alcuni consigli utili per prevenire il fenomeno e suggerisce la soluzione di un buon sistema di allarme, ricordando che gli artigiani - elettricisti ed impiantisti - sono formati appositamente per garantire la sicurezza ed offrire i migliori sistemi antintrusione.

Secondo l’associazione, osservando gli ultimi episodi, “preoccupa soprattutto il fatto che a farne le spese non sono più soltanto le famiglie che lasciano la casa incustodita per andare al lavoro, ma anche coloro che sono all'interno dell'abitazione. Frequenti, infatti – dicono a Confartigianato - i colpi notturni, alcuni dei quali sventati grazie alla prontezza d'intervento delle forze dell'ordine”.

"Quando si parla di sistemi di allarme e di sicurezza - sottolineano il presidente ed il direttore di Confartigianato Pescara, Giancarlo Di Blasio e Fabrizio Vianale - è bene affidarsi a operatori qualificati e abilitati. I nostri associati sono professionisti che si aggiornano costantemente per proporre le migliori ed ultime tecnologie. Sono in grado di svolgere anche un ruolo di consulenza, andando ad individuare i punti deboli dell'edificio da proteggere e studiando, in base alle diverse esigenze, una soluzione personalizzata. Solo gli installatori e gli impiantisti abilitati, con una qualificata preparazione in materia, sono in grado di fornire agli utenti una risposta adeguata alla richiesta di maggiore tutela dei beni e degli spazi personali".

"In un mercato sempre più variegato, in cui il web la fa da padrone con offerte vantaggiosissime - aggiungono presidente e direttore di Confartigianato Imprese Pescara - è sconsigliabile il ricorso al 'fai da te'. Sulla rete, infatti, si trovano prodotti di ogni tipo, ma non vi sono reali garanzie sul funzionamento e sull'efficacia. Quando si parla di sicurezza, invece, bisogna poter stare tranquilli. Esiste sempre un sistema più idoneo dell'altro, a seconda delle esigenze e del tipo di edificio e solo un operatore esperto è in grado di valutare quale sia la soluzione migliore".

"Un risparmio di pochi euro potrebbe vanificare la spesa, con il rischio di vedere la propria privacy, la sicurezza e i propri beni violati. Gli artigiani che operano sul territorio, tutti altamente qualificati, in un momento economico come quello attuale, anche su nostro impulso - evidenziano Di Blasio e Vianale - sono in grado di offrire la soluzione migliore e più sicura a prezzi onesti".

E' da tempo, d'altronde, che Confartigianato lavora con i propri associati sul tema della sicurezza, con incontri ed appuntamenti dedicati all'aggiornamento e alla formazione. Per il prossimo 31 marzo, ad esempio, l'associazione ha promosso un corso gratuito sulla videosorveglianza rivolto ad elettricisti ed installatori.
sabato 18 gennaio 2017
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venerdì 17 febbraio 2017

TUMORI POLMONARI, TUBERCOLOSI E MALATTIE DEL SONNO: L'IMPORTANZA DELLA PREVENZIONE

La parola d'ordine è: prevenzione. Trecentocinquanta nuovi casi di tumore polmonare ogni anno; trecento pazienti affetti da malattie del sonno; duemila screening contro la tubercolosi ogni anno alla Asl di Pescara. Sulla base di questi numeri, 
l'unità operativa complessa di Pneumologia e Fisiopatologia respiratoria dell'ospedale civile, diretta da Luigi Mosca, sta lavorando, in collaborazione con la Regione, alla creazione di una serie di reti per la cura di queste patologie, che andranno a coinvolgere gli specialisti delle diverse branche della
pneumologia, ma anche oncologi, infettivologi, radiologi, radioterapisti, specialisti della medicina toracica e medicina nucleare, epidemiologi, chirurghi maxillofacciali, otorini, neurologi, odontoiatri, cardiologi, medici nutrizionisti. Tra le patologie emergenti " molto diffusa, ma di cui si parla poco -
spiega Mosca- vi è la sindrome ostruttiva del sonno di cui soffre il 6 percento degli uomini italiani e il 4 percento delle donne, 2 milioni di persone in Italia, 18 milioni negli Usa, 30 mila casi potenziali in Abruzzo, 300 pazienti seguiti alla Asl di Pescara", molti dei quali ereditati dalla clinica Spatocco di
Chieti che ha eliminato il servizio. Pazienti che vengono curati nel laboratorio del sonno, aperto un anno fa nel reparto al settimo piano ala nord, con terapie e apparecchi all'avanguardia come il polisonnigrafo e supporti ventilatori adottati anche a domicilio. Accentuati russamenti, apnee notturne, ipersonnolenza diurna, tra i sintomi della malattia. Il tumore polmonare si previene combattendo il fumo e l'alimentazione scorretta che causa obesità. L'appello alla Regione del direttore di Pneumologia è di "investire sulla prevenzione delle patologie tumorali" perchè "il cancro al
polmone è più devastante del pancreas e ha una mortalità elevatissima". Gli screening contro la tubercolosi proseguono nel distretto sanitario di via Pesaro, in un anno effettuate oltre 2000 prestazioni, 600 migranti( prevalentemente di nazionalità africana) sotto controllo provenienti dai vari centri di accoglienza del territorio cittadino. Prossimamente Pneumologia, che ingloba anche Allergologia, si doterà di una nuova figura professionale, quella del dermatologo.
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giovedì 16 febbraio 2017

LA POVERTA' ACCORCIA LA VITA

La povertà "può rubarti fino a 2 anni di vita". A sostenerlo uno studio svolto sull'arco di 13 anni pubblicato su Lancet, secondo cui vivere in condizioni sociali ed economiche svantaggiate, per esempio avendo un basso profilo professionale, può privare una persona di 2,1 anni in media. La ricerca è stata condotta da Lifepath, un progetto finanziato dalla Commissione europea. Lo scopo è individuare i meccanismi biologici alla base delle differenze sociali nella salute, un basso status socioeconomico può essere letale quanto fumare, avere il diabete o condurre una vita sedentaria, associati rispettivamente alla perdita di 4,8 anni di vita, 3,9 e 2,4. Si vive, in media, un anno di meno se si fa abuso di alcol. «Ci siamo sorpresi quando abbiamo scoperto che vivere in condizioni sociali ed economiche povere può costare caro quanto altri potenti fattori di rischio come il fumo, l'obesità e l'ipertensione, commenta Silvia Stringhini, ricercatrice al Centro ospedaliero universitario vodese (CHUV) di Losanna e coordinatrice dello studio. Queste circostanze possono essere modificate con interventi politici e sociali mirati, per questo dovrebbero essere incluse fra i fattori di rischio su cui si concentrano le strategie globali di salute pubblica». I ricercatori hanno raccolto e analizzato dati da 48 coorti, insieme di individui che hanno sperimentato uno stesso evento in un periodo definito, indipendenti di Gran Bretagna, Italia, Portogallo, Stati Uniti, Australia, Svizzera e Francia, per un totale di più di 1,7 milioni di partecipanti, seguiti per una media di tredici anni. «È noto che educazione, reddito e lavoro possono influire sulla salute, ma pochi studi avevano cercato di valutare quale fosse il peso effettivo di questi fattori. Per questo abbiamo deciso di confrontare l'impatto dello status socioeconomico sulla salute mettendolo a confronto con quello di sei fra i principali fattori di rischio», spiega Mika Kivimaki, professore all'ateneo britannico University College di Londra e co-autore dello studio. Un basso livello socioeconomico, secondo l'equipe, può quindi essere un efficace indicatore di un calo nell'aspettativa di vita. «Lo status socioeconomico è importante perché include l'esposizione a diverse circostanze e comportamenti potenzialmente dannosi, che non si limitano ai classici fattori di rischio come fumo e obesità, su cui si concentrano le politiche sanitarie», conclude Paolo Vineis, professore all'ateneo Imperial College di Londra e coordinatore di Lifepath. L'obiettivo è «fornire accurate prove scientifiche a istituzioni sanitarie e decisori politici, che a loro volta potranno migliorare l'efficacia delle loro strategie di intervento sulla salute pubblica». Lo studio è il primo a confrontare l'aspettativa di vita fra persone appartenenti a diverse categorie socioeconomiche, correlando queste differenze con quelle dovute a sei noti fattori di rischio per la salute.
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martedì 14 febbraio 2017

IL SAN VALENTINO DI VITANTONIO E FRANCESCA LIUZZI:"SIAMO FELICI, STA ARRIVANDO SOLE"

Sta per entrare un raggio di Sole nella vita di Vitantonio e Francesca Liuzzi e oggi,  per la coppia d'oro dello sport e dell'imprenditoria,  sarà un San Valentino davvero speciale.  La primogenita del pilota di macchine Gran Turismo Gt e della titolare dello stabilimento Penelope a mare, col pancione,  nascerà tra qualche giorno, intorno al 18 di febbraio, all'ospedale di Chieti. "Abbiamo voluto chiamarla Sole  - spiega Francesca Caldarelli, moglie di Vitantonio; nipote  di Verino, ex sindaco di Sambuceto e sorella del pilota nel super Gt  Andrea-  come il sole della speranza che si 
riaccende dopo le tante tragedie che hanno colpito l'Abruzzo negli ultimi tempi, dai terremoti a Rigopiano. Il nostro vuole essere anche un segnale di vicinanza alle famiglie che stanno soffrendo a causa delle varie tragedie che si sono susseguite in queste settimane". Sarà "il primo San Valentino 
che trascorreremo a Pescara, col ristorante aperto e il  tutto esaurito di posti a lume di candela, cuori rossi e tanta musica romantica curata dal dj Francesco Simone" perchè c'è Sole da attendere.  Francesca e "Tonio", così lo chiama lei,  43 e 37 anni, si sono conosciuti undici anni fa, galeotte le 
corse automobilistiche  organizzate dal padre  della neomamma,  Vitaliano Caldarelli. "E' stata una storia d'amore nata col tempo- racconta il pilota di Lamborghini  del team  FFF racing ed ex pilota di Formula Uno,  originario di Locorotondo, Bari- ci siamo frequentati  e lavorato insieme per un pò. Tra 
noi c'era un grande feeling intellettuale  e una notevole attrazione fisica, compresi subito che Francesca era la persona giusta per stare al mio fianco. Abbiamo fatto tante passeggiate in inverno sulla spiaggia e vissuto in simbiosi l'uno con l'altra". "Oggi, come sempre- svelano entrambi- per noi ogni giorno è San Valentino, non ci facciamo regali perchè stare insieme è il nostro comune regalo".  Il primo bacio se lo sono dati durante una vacanza top secret all'estero. La prima dichiarazione d'amore a lume di candela ("Le candele non mancano mai sulla nostra tavola e nella nostra vita") nella casa di 
Lugano, in Svizzera, dove hanno vissuto per qualche anno:"Tonio spense la luce e si mise in ginocchio davanti a me, mi donò un solitario e a mio fratello Andrea, presente a quella piccola ma intensa cerimonia, chiese la mia mano. Fu un momento davvero emozionante, come ce ne sono ogni giorno 
della nostra vita, perchè siamo molto innamorati".  Dopo sette anni di convivenza, il matrimonio, con la benedizione dei genitori di lui, Giuseppe e Rosa e di lei, Bianca e Vitaliano.   Il 1 aprile 2013 hanno convolato a nozze nella suggestiva chiesa di San Giovanni in Venere sulla costa dei Trabocchi. All'altare ci sono andati a bordo  di suv da 600 cavalli  juke R della Nissan. La loro love story non è stata, certamente,  mai noiosa. Il giorno degli innamorati, celebrato  sempre nel segno del romanticismo puro.  "Tutti i San Valentino precedenti  li abbiamo trascorsi in giro per il mondo, uno bellissimo a sorpresa a Bangkok e un altro molto romantico all'ultimo piano di uno sky bar a Tokyo, e poi a Istambul, sul Bosforo - ricorda l'imprenditrice che oggi festeggia anche il compleanno dell'amato fratello Andrea che compie 27 anni- e tanti altri, ma sicuramente quello più importante è domani (oggi) perchè tra qualche giorno conosceremo Sole, la nostra primogenita". Una vita piena d'amore, quella dei coniugi Liuzzi, rutilante e scintillante, vissuta accanto ai Vip di tutto il mondo, dal principe Alberto di Monaco,  "nostro   caro amico  e grande filantropo. Lo incontriamo ogni anno a Monaco per la manifestazioni di beneficenza, anche perchè Tonio fa parte anche del suo team di sportivi" a  Lady Gaga, Justin Timberlake, Beyoncè. Cosa vi piace l'uno dell'altro? Francesca:"Adoro la sua umiltà, malgrado i successi che rischiano di darti alla testa e una vita sempre  avventurosa". Tonio:"Di lei mi piace la grinta e la capacità di tenermi testa". Un consiglio per far durare il rapporto?"Avere tanta pazienza, amarsi e sorprendersi ogni giorno. La nostra vita è un sogno, vorrei fermare il tempo perchè questo è un momento magico nell'attesa della bimba, il nostro  raggio di sole".
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martedi 14 febbraio 2017
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sabato 11 febbraio 2017

TRE GIORNI NELL'INFERNO DEL CARCERE BRASILIANO MA "SONO INNOCENTE E VOGLIO CHE IL MIO NOME TORNI PULITO"

Tre giorni nell'inferno del carcere brasiliano con l'accusa di sfruttamento della prostituzione, poi la scarcerazione dietro cauzione e la piena assoluzione non aver commesso il fatto. Si è sempre dichiarato innocente, il commercialista originario di Cellino Attanasio ma residente a Roma, Umberto Cerqueti , sposato e padre di un figlio di 22 anni, che a quasi due anni dall'arresto, difeso da legali brasiliani, riceve la sentenza di assoluzione, datata 6 ottobre 2016 , dal tribunale giudiziario di Alagoas(Stato a nord est del Brasile con 3 milioni di abitanti), a firma del giudice Odilon Raimundo Maciel Marques Luz e chiede che il suo nome " così vilmente screditato, venga riabilitato di fronte all'opinione pubblica". Il professionista teramano, con 3 studi a Roma e uno a Montesilvano, in corso Umberto, ricostruisce minuziosamente la sua vicenda che, tra luci e ombre, ha inizio il 23 febbraio 2015 mentre si trovava a Maceiò, cittadina nello Stato di Alagoas, affacciata sull'Oceano Atlantico.

Cerqueti, perchè era andato in Brasile?
Ci vado, anzi, ci andavo spesso, per ragioni di affari, mi occupo anche di consulenze immobiliari. L’ultima volta sono andato perché dovevo promuovere, per conto terzi, l’affitto di alcuni appartamenti preferibilmente a uomini d’affari e, per fare ciò, ero stato consigliato da esperti del settore di inserire nel circuito web delle banche locali le offerte relative a questi immobili. Nel viaggio precedente di ottobre, avevo fatto la conoscenza in un istituto di credito locale, di una giovane dipendente esperta di web, mi rivolsi sempre a lei quel 23 febbraio 2015 offrendole l'opportunità di vedere gli appartamenti in questione che si trovavano all'interno di un residence e che sono amministrati da un amico col quale collaboro, per divulgare foto e notizie attraverso i siti internet, blog e social della banca stessa, allo scopo di proporli al grande pubblico.


Perchè pensò che alla dipendente bancaria potesse interessare la sua proposta di lavoro?
Perchè venni a sapere, parlando con lei, che eseguiva più lavori durante il giorno per potersi permettere di terminare gli studi. Quindi la mattina faceva tirocinio in banca e il pomeriggio studiava. Accettò il mio invito e mi diede appuntantamento per le ore 18 di quel pomeriggio, terminate le lezioni a scuola.

Quindi che avvenne?
Arrivò all'appuntamento e ci recammo in questa palazzina, sorvegliata dalle videocamere. Arrivammo agli ascensori e con noi salirono due poliziotti delle forze speciali con cui scambiammo saluti e parole di circostanza. Alla vista degli agenti, ricordo che pensai: però, ci tengono molto alla sicurezza, da queste parti. Salimmo al quarto piano tutti insieme, i poliziotti andarono da una parte e noi dal verso opposto dove si trovava l'appartamento. Entrammo nel soggiorno e le dissi di cominciare a scattare foto, mentre io ebbi necessità di andare in bagno. Non passarono neppure dieci secondi che sentii battere con violenza alla porta:"Aprite o sfondiamo!". Mi risistemai e andai ad aprire. Mi trovai di fronte due uomini in divisa e incappucciati, non saprei dire se fossero gli stessi incontrati poco prima, perchè non riuscii a vedere i loro volti. Ero terrorizzato, pensavo di essere su "Scherzi a parte" e anche la ragazza, spaventata, si era rifugiata dietro un paravento.

Cosa vi chiesero?
Mi ordinarono di sedermi, uno dei due aveva in mano un pacco avvolto in un involucro nero, in seguito scoprii essere droga prelevata da un appartamento attiguo, dopo aver eseguito un blitz perchè era in corso una faida tra brasiliani e colombiani per spaccio di droga e usura, e urlavano: "Dove hai messo la droga, italiano?". E poi, rivolti alla ragazza:"Quanti anni hai?". Lei rispose 16. Io ero allibito, non pensavo fosse minorenne, in seguito scoprii che in Brasile è lecito e usuale lavorare in banca pur non essendo maggiorenni. Al che i poliziotti dissero:"Ora arrestiamo l'italiano pedofilo". Pensavano che io mi trovassi in compagnia di quella ragazza per sedurla, secondo l'accusa io avrei mandato foto di cibo e vestiti dall'Italia e fiori con promesse di viaggi e denaro allo scopo di arrivare ad atti sessuali (anche se fosse stato, tale condotta, secondo i giudici brasiliani non ha alcuna rilevanza penale) lei cominciò a piangere e si difese dicendo che io non l'avevo sfiorata neppure con un dito ed era vero. In seguito l'accusa sostenne che percepirono la differenza di età tra noi due in ascensore e forse ciò li avebbe indotti alla perquisizione nel nostro appartamento. Ciò che mi colpì è che i poliziotti dissero alla ragazza: la sua deposizione deve essere coincidente con la nostra testimonianza e non le succederà nulla, una dichiarazione che sapeva di artefatto.

Circolano notizie che entrambi siete stati colti sul fatto ed eravate nudi al momento dell'irruzione delle forze speciali.
E' un mistero come attraverso i muri e la porta chiusa, che ho aperto io dopo essere uscito dal bagno e ho pure firmato il verbale di perquisizione come riporta l'accusa, gli agenti potessero vedere delle persone nude. Peraltro al commissariato, qualche ora dopo, la ragazza è stata sottoposta a visita medica e non sono stati trovati segni di violenza sessuale.

Dopo la perquisizione è finito in manette?
Si, mi hanno ammanettato e quando siamo scesi in strada c'era una folla di giornalisti. Mi è preso il panico, immaginavo che la storia arrivasse in Italia e avevo timore per la mia famiglia. Ci condussero al distretto di polizia più vicino e mi annunciarono che sarei rimasto in stato di fermo perchè bisognava e capire se avessi tentato di convincere la ragazza a venire in Italia per prostituirsi.
La polizia intendeva appurare se io avessi locali notturni per far prostituire le donne in Italia. Ovviamente non ho locali nè in Italia nè all'estero e l'unica mia attività era quella di commercialista, risposi. L'unica ipotesi di reato per la quale ero indagato era favoreggiamento della prostituzione, non certo pedofilia, come si evince dal capo di imputazione. "Gringo" mi chiamarono, come vengono appellati gli stranieri lì.

E poi?
E poi mi hanno chiuso in cella per tre giorni. In Brasile il carcere è un inferno, ho visto gente pestata a sangue e avevo paura di fare la stessa fine. Pensavo: morirò e non potrò spiegare alla mia famiglia la mia verità. Sono stato scarcerato dietro cauzione e ho atteso la sentenza del giudice che è arrivata un anno e mezzo dopo i fatti. Non c' è stato bisogno del dibattimento, è stato accertato che sono estraneo ad ogni addebito.

Ora che farà?
Chiederò un risarcimento danni allo stato brasiliano. E forse non tornerò più in quella terra. Con Amnesty International ho avviato una battaglia per tutelare i diritti dei detenuti contro i soprusi della polizia. Poi continuerò a fare il mio volontariato in Sri Lanka, a Mannar nel territorio Tamil, dove con un amico abbiamo aperto un orfanotrofio per 30 bambini e una scuola per cento studenti. Ora voglio che il mio nome torni pulito: per la mia famiglia, i miei dipendenti e clienti".

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giovedì 9 febbraio 2017

GLI ITALIANI SCAPPANO ALL'ESTERO: L'ITALIA NON E' UN PAESE AFFIDABILE

Gli italiani scappano all'estero per colpa della crisi. Sono fuggiti in quasi cinque milioni. E' quanto denuncia un recente sondaggio condotto da Aise che riguarda la voglia di scappare fuori dal Belpaese di una fetta troppo significativa di nostri connazionali. A documentarlo infatti, il decreto interministeriale (Viminale – Farnesina) pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 31 gennaio che ogni anno “certifica”, al 31 dicembre dell’anno precedente, il numero degli italiani residenti all’estero, così come previsto dalla Legge Tremaglia sul voto all’estero. Il numero dei connazionali nel mondo continua a salire: in totale sono 4.975.299, la maggior parte risiede in Europa (2.686.431); segue l’America meridionale (1.559.591); quindi l’America settentrionale e centrale (451.186) e infine la ripartizione Africa, Asia, Oceania e Antartide (278.091). L’anno scorso gli italiani residenti all’estero erano 4.811.163: dunque c’è stato un aumento di 164.136 persone. Proseguendo nel confronto con i dati del decreto 2016, in Europa gli italiani all’estero sono aumentati di 96.394 unità (2.590.037 nel 2015); 46.896 in più in America Latina (erano 1.512.695), 13.476 in più in America del Nord (erano 437.710), e 7.370 in più in Africa, Asia, Oceania e Antartide (erano 270.721).
giovedi 9 febbraio 2017
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mercoledì 8 febbraio 2017

ALL'ULTIMA MODA: SEMPRE PIU' UOMINI METTONO LO SMALTO

In questi ultimi anni anche gli uomini sono diventati super attenti al proprio aspetto e alla cura della persona. Ai trattamenti come creme antirughe, anti stanchezza, e che altro,  i maschietti hanno sentito la necessità di prendersi cura anche del proprio aspetto dal punto di vista del make up, più precisamente delle unghie. Sempre un numero maggiore di esponenti del sesso forte frequenta i centri estetici e sceglie di affidarsi ad esperti di bellezza per curare il proprio look e le case cosmetiche di tutto il mondo hanno iniziato ad intraprendere un sentiero diverso che punta all’universo maschile. E se la manicure per uomo è ormai un trattamento piuttosto comune, l’utilizzo di smalti colorati non è ancora stato sdoganato completamente. Eppure spinte in questo senso ci sono: è il caso Johnny Depp, David Beckham, Marc Jacobs, Max Gazzè, Morgan, David Beckham, Zac Efron ed anche il principe Harry che hanno postato foto su social nelle quali mostrano mani curate e unghie con smalti dai colori sobri. Da questa esplosione di tendenza aziende anche italiane, hanno lanciato linee di smalti per uomo dagli effetti matto o lucido. Con lo smalto ogni ragazzo avrebbe delle unghie curate e delle bellissime mani. Una manicure curata, secondo le aziende produttrice, è simbolo di successo, potere e aumenta la sicurezza di sé. Nel campo del beauty le novità sono all’ordine del giorno e quella degli uomini con lo smalto non è certo una novità e nemmeno più una provocazione. Tanto che sul mercato esistono anche linee specifiche dedicate al mondo maschile. Certo si tratta di un look un po’ estremo, ma resta il fatto che sempre più uomini si avvicinano all’uso dello smalto per unghie. Un tabù quasi sparito.
mercoledi 8 febbraio 2017
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venerdì 3 febbraio 2017

IN RIANIMAZIONE LA BELLEZZA DEI PAESAGGI PER ALLEVIARE LE SOFFERENZE DEI MALATI

La bellezza di un paesaggio esotico delle Baleari  o delle campagne  messicane e dei monti islandesi,  nei ritratti  fotografici che si aprono come 
finestre sul mondo, laddove le finestre non ci sono,  e offrono sollievo alla sofferenza di pazienti e malati che affollano il reparto di Rianimazione diretto 
da Tullio Spina. E portano proprio la firma del direttore dell'Unità operativa complessa di Anestesia, Rianimazione e Terapia del dolore, gli undici pannelli 
fotografici che sono stati posizionati nei corridoi e nella sala d'attesa del reparto che spesso, per molti degenti dell'ospedale civile,  è l'ultima frontiera 
del dolore, prima della morte. Nella sala multimediale della Rianimazione- piastra dell'Emergenza- al piano terra del nosocomio in via Fonte 
Romana, la presentazione    dell'iniziativa, denominata "Progetto Orizzonti"  promossa e finanziata dal Rotary Pescara Ovest diretto da Douglas Warren Anderson ( originario dell'Iowa e vissuto in Texas prima di approdare in Abruzzo nel 1985 e sposare una lady pescarese) alla presenza, oltre che del padrone di casa,  Spina,  del manager Asl Armando Mancini, del direttore sanitario Valterio Fortunato, del primario del pronto soccorso Alberto Albani e di altri vertici aziendali.  Il medico con inclinazioni artistiche Tullio Spina, autore delle foto scattate durante alcuni viaggi in Islanda, Stati Uniti, Lanzarote, Messico e Valle D'Aosta,  ha spiegato la valenza umanitaria del progetto:"Abbiamo voluto posizionare delle fotografie in luoghi dove non ci sono finestre e questi scatti di paesaggi esotici, campagne, montagne, isole, cercheranno di aprire un mondo per dare  ai pazienti e ai loro familiari la sensazione di aria e libertà, condizioni necessarie per chi vive il dolore". Mancini ha lodato l'iniziativa del Rotary e "l'attenzione che Spina riserva ai suoi pazienti attraverso queste iniziative che alleviano la sofferenza  di chi frequenta queste strutture, familiari e malati ma anche operatori, di tutti coloro, insomma, che vivono quotidianamente in un ambito di penosa aspettativa come abbiamo  avuto modo  di riscontrare anche durante  l'emergenza Rigopiano.  Questo progetto è importante perchè apre l'ospedale al mondo esterno".  Anche il presidente Anderson, accompagnato da Marco Pierotti, segretario del Rotary e da un socio del club pescarese, Mimmo Marcantonio,  ha sottolineato come le fotografie rendono "meno pesante" un luogo, la Rianimazione, dove si vive angoscia e apprensione per i propri cari.  E ha annunciato che il prossimo progetto riguarderà la Pediatria. Al reparto sarà donato un proiettore per consentire ai bimbi malati di guardare film e cartoni animati. Le foto del Progetto Orizzonti, scelte tra tantissime, sono state tagliate, preparate in Pvc espanso e ingigantite dalla Kubik studio rappresentata da Marco D'Agostino e Lorenzo Paolini. 
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sabato 4  febbraio 2017
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