martedì 25 aprile 2017

ABITI DA SERA CONFEZIONATI IN DUE MINUTI: LA PERFORMANCE DELLE GIOVANI STILISTE DELL'UNIVERSITA' EUROPEA DEL DESIGN

Un telo colorato, plasmato sul corpo della modella, che in due minuti diventa un abito da sera. E' una "instant fashion", una moda istantanea quella che ha sfilato sulla passerella azzurra lungo le vie del centro di Pescara, (Abruzzo, Italy) da via Trento e ritorno passando per via Firenze, corso Umberto e via Sulmona. Partendo dal laboratorio artigianale "I mercatini di Terry" di Maria Teresa Porreca, partner dell'iniziativa, nove modelle pescaresi con il corpo nudo (solo reggiseno e mutandina e una stoica resistenza alle temperature rigide) sono state vestite in pochi secondi da altrettante stiliste ventiduenni della Università Europea del Design, che conta 200 allievi provenienti da ogni parte d'Italia, ha sede in via Fosso Foreste a Montesilvano ed è diretta da Maurizio Lepore. Le aspirante allieve stiliste del secondo anno hanno realizzato una performance d'effetto curata nei minimi dettagli con la supervisione delle docenti Angela Di Girolamo, responsabile del Dipartimento Moda; Pina Iapalucci, dirigente universitaria ed Emanuela Costantini, responsabile della comunicazione. In tre uscite, le modelle sono state abbigliate con tendenze etniche, black e romantic e hanno indossato accessori borchiati, in pelle, in tulle e gioielli unici realizzati con pezzi di ceramica, forchette e buste dell'immondizia. Quindi hanno sfilato col sottofondo musicale creato per l'occasione da un altro studente, il dj Lorenzo Pelaccia di Manoppello, in mano libri triturati, spezzettati e riciclati secondo la creatività di Daiana Di Brigida, pescarese, 32 anni, professione book folding e copie di autobiografie, in onore della Giornata del libro. Gli originali gioielli sono nati dalla fantasia di due trendissimi studenti, Fabrizio Rocchio, 21 anni di Venafro (Molise) ciuffo rosa, occhiali a specchio e una passione per i tessuti innovativi:"Attraverso una ricerca ho scoperto un tessuto foto luminescente che di giorno attira i raggi del sole e la sera, l'abito con cui viene realizzato, diventa fluo colorato. Come ho scoperto la passione per la moda? Perchè quando avevo 5 anni piangevo se vedevo la mamma con le calze smagliate, quell'imperfezione mi faceva soffrire". Giovane e talentuoso come il suo compagno di studi, Davide Sabino, 21 anni di Bari che non passa inosservato con le sue mani ricoperte di anelli giganti. "All'età di 4 anni - racconta il ragazzo pugliese- tornavo dai matrimoni e disegnavo abiti da sposa. Il mio tipo di donna alla moda è elegante e raffinata". Il suo sogno è ambizioso:"Diventare direttore artistico di grandi maison come Armani, Chanel e Tom Ford". Intanto ha centrato un bel bersaglio:"Ho realizzato un jeans -smoking che una azienda pescarese, la Too Much, vorrebbe commercializzare" . Stefania Curci, 21 anni di Pescara, terzo e ultimo anno di corso, capelli verdi nascosti sotto un cappellone nero a falda larga e calze a rete, sogna di "coniugare la mia passione per la moda e scoppiata per caso perchè in realtà volevo diventare una neuropsichiatra infantile, e viaggiare". Per andare dove?"Londra, Stati Uniti o Australia". Lisa Tedeschini, 20 anni, aquilana, ha le idee chiare sul futuro:"Voglio creare un mio brand per una linea di gioielli che ha già un nome, Myril Jewels, realizzati in 3D e con placche metalliche". Questi i nomi delle allieve-stiliste: Francesca Barisano, Chiara Irma Bellavista, Francesca Di Tirro, Luisa Fortuna, Diletta Nanni, Silvia Natalizia, Martina Rossi, Ilaria Tallero, Lisa Tedeschini. Le modelle: Valeria Bucci, Raffaella Blois Dunia, Laura Di Nicola Camplone, Giada Di Girolamo, Giada Di Cola, Alice Antico, Stella Francesca, Nicla Centorame, Viktoriya Chukman. 
martedi 25 aprile 2017
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venerdì 21 aprile 2017

FRUTTA E VERDURA A VOLONTA' AIUTANO A COMBATTERE LA DEPRESSIONE

Mangiare frutta e verdura quotidianamente ed in modo abbondante potrebbe aiutarci a combattere quello che è stato da alcuni sociologi definito come il male del terzo millennio: la depressione. Ad evidenziarlo, i risultati emersi da una recente ricerca condotta dalla University of Las Palmas de Gran Canaria. Non un'indagine qualsiasi, ma uno studio condotto su un campione di oltre 15mila persone che con metodo scientifico avrebbe chiarito ciò che era un sentire comune e un dato noto già a seguito di precedenti ricerche, ossia che una dieta a base di frutta, oltre ad avere tantissimi benefici sulla nostra salute fisica, avrebbe effetti incredibilmente positivi anche sulla nostra salute mentale. Ed i risultati sono illuminanti: un consumo abbondante di frutta e verdura, soprattutto se quotidiano, protegge il nostro cervello da ogni tipo di patologia che riguarda il cervello umano. Al contrario, una dieta ricca di carni e grassi ci espone al rischio di andare incontro a depressione. In particolare, oltre alla frutta e alla verdura, sono risultati di grande impatto anche i legumi e la frutta secca, tutti alimenti ricchi di acidi grassi omega 3, oltre alle tante vitamine e minerali. È chiaro, peraltro, che associare una dieta equilibrata a uno stile di vita salutare, fatto di tanta attività fisica e pochissimi vizi, completerebbe un quadro che altrimenti non avrebbe gli stessi effetti desiderati.
venerdi 21 aprile 2017
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sabato 15 aprile 2017

CASSAZIONE: E' OBBLIGO DEI GENITORI MANTENERE ANCHE I FIGLI CINQUANTENNI

Di nuovo la Cassazione decreta l’obbligo per un genitore di mantenere i figli. Anche se i pargoli sono ormai adulti, anche se hanno passato il quarto di secolo. Lo sa bene un'anziana donna che ha visto confermata anche in Cassazione la propria condanna a versare in favore del figlio ultracinquantenne 300 euro al mese a titolo di assegno alimentare. Gli ermellini con la sentenza numero 9415/2017 hanno posto fine a una controversia giudiziaria durata oltre venti anni, all'esito della quale ad avere la meglio è stato il figlio, maturo ma disoccupato, nonostante abbia quasi completato il percorso di studi per ottenere la laurea in giurisprudenza e si sia diplomato in violino in conservatorio. Le motivazioni alla base del riconoscimento del diritto dell'uomo ad ottenere gli alimenti dall'anziana madre si leggono chiaramente nella sentenza di appello, nella quale il giudice del merito ha ritenuto raggiunta la prova della sussistenza del presupposto della prestazione alimentare considerando la sua situazione di bisogno e le infruttuose: disponibilità a tenere lezioni di violino e svolgere attività di attacchinaggio, iscrizione all'ufficio di collocamento, richiesta di essere richiamato a svolgere il servizio militare, partecipazione a un concorso pubblico bandito dal Ministero della Giustizia. In corso di causa, inoltre, è emerso che la condizione soggettiva dell'uomo è gravemente compromessa dall'essere egli affetto da seri problemi psicologici e relazionali. Alla luce di queste e altre circostanze, pacifiche e comprovate, e ritenuti infondati tutti e quattro i motivi proposti dalla mamma in Cassazione per la riforma della sua condanna, la donna deve ora rassegnarsi a pagare e a continuare, quindi, a mantenere il figlio nonostante la sua età avanzata. E' una sentenza della Cassazione del 2007 ad aver fatto scuola: «L'obbligo dei genitori di concorrere tra loro, secondo le regole dell'art.148 c.c. al mantenimento dei figli non cessa automaticamente con il raggiungimento della maggiore età, ma perdura immutato finché il genitore interessato non provi che il figlio ha raggiunto l'indipendenza economica (o sia stato avviato ad attività lavorativa con concreta prospettiva di indipendenza economica), ovvero finché non sia provato che il figlio stesso, posto nelle concrete condizioni per poter addivenire all'autosufficienza, non ne abbia, poi, tratto profitto per sua colpa…» (Cassazione civile , sez. I, 11 gennaio 2007 , n. 407). Questa abitudine molto italiana vizia il mercato del lavoro con enormi danni per la collettività: perchè quei giovani che si sentiranno sempre le spalle coperte potranno continuare ad accettare stage gratuiti o con rimborsi spese indignitosi, o cocopro sottopagati, tranquilli e certi che tanto la "differenza" ce la metteranno mamma e papà. Andando quindi a "dopare" il mercato. Il grande assente, in questo frangente, è lo Stato. Un welfare state degno di questo nome, con aiuti alle giovani coppie, affitti a prezzo agevolato, ammortizzatori sociali per non essere costretti a correre da mamma e papà tra un contratto a progetto e l’altro, sarebbero un sostegno ben più sano, per i giovani, di quello delle famiglie d’origine.
sabato 15 aprile 2017
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giovedì 13 aprile 2017

200 PERSONE SOPRAVVIVONO SULLE STRADE DI PESCARA: LI AIUTA CARITAS, ON THE ROAD E COMUNE


C'è Luisa, la clochard barese di "meno di 50 anni" che ogni sera prepara il giaciglio stretto alla vetrina di un negozio sfitto in via Mazzini. Dice di stare
"un pò scomodina" e sogna di "dormire dentro un camper", ma intanto rifiuta di andare al dormitorio della Caritas. Alla stazione dei bus, Francesca,
un'altra donna senza dimora di origini siciliane, ogni sera si adagia sulla panchina della pensilina del terminal, capolinea 5. Trascorre le notti al freddo,
ma al dormitorio "non vuole tornarci dopo essere stata trattata male ed emarginata dalle altre donne che vivono in strada. Tra loro non sono solidali, uomini fanno più squadra, si aiutano, le donne no, hanno uno spirito di sopravvivenza diverso, sono molto selettive". Dioma, 54 anni, senegalese di Dakar, vive raggomitolato sotto un portico a via Trigno. Adora gli yogurt e per vivere vende accendini, ma nessuno sa come e dove se li procura. Quando hai perso tutto, casa, affetti e lavoro, la strada resta l'unica certezza. Ma dalla strada si può ripartire e ricominciare una vita dignitosa che però ha regole, responsabilità e doveri. Rifiutati da chi, sulla strada "non ci finisce per scelta", ma poi, per sopravvivere, si abitua ad altri ritmi che "diventano abitudini irrinunciabili". Dal risveglio al mattino in ogni angolo della città, al caffè caldo e biscotti sempre pronti all'alba e la doccia in via Gran Sasso, ai pasti della Caritas, alle pizzette e al thè offerti dai volontari e i 10 operatori delle unità di strada di On the Road e Caritas (dirette rispettivamente da Antonello Salvatore e don Marco Pagniello) che pattugliano i quartieri con quattro uscite settimanali, da martedi a venerdi. Si muovono sulla base anche delle segnalazioni dei cittadini che arrivano al numero telefonico messo a disposizione dal Comune: 349 7856242. Un circolo di coccole che si mette in moto ogni giorno e dal quale è difficile uscire per tornare ad una vita normale, ma piena di incognite con la fatica del vivere quotidiano da affrontare. Martedi sera c'era anche il Centro sul camper mansardato delle unità di strada delle due associazioni, che operano sul territorio col sostegno della Mensa di San Francesco, Croce Rossa, della Comunità di Sant’Egidio, dell’associazione Papa Giovanni XXIII e del Gruppo di Volontariato Vincenziano. A bordo, l'assessore ai Servizi Sociali Antonella Allegrino che sei mesi fa ha dato il via al progetto "Servizi di Prossimità" finanziato dal Comune per 60 mila euro. E ne annuncia un altro: "Due abitazioni, da reperire all'interno delle case popolari , per metterle a disposizione di chiunque abbia la volontà di andare via dalla strada e ricreare una famiglia attraverso la convivenza con altre persone che vivono la stessa realtà e che un tempo avevano una stabilità fino a quando è arrivato il tracollo e la vita cambiata. In preparazione anche un protocollo operativo di collaborazione tra l'amministrazione comunale e le diverse associazioni impegnate, che prevede anche la presenza del Centro di salute mentale e del Servizio Dipendenze
della Asl". Delle 243 persone avvicinate in strada da settembre a marzo (170 uomini e 73 donne), 35 sono pescaresi con residenza, operai e artigiani,
provenienti da famiglie disagiate, 138 sono rumeni (di cui 100 di etnia rom), 55 italiani, 18 marocchini, 5 tunisini, 5 polacchi , 2 indiani, 1 egiziano e 19
di altre nazionalità. Tutti alle prese con problematiche legate all'alcool, al gioco d'azzardo, alle tossicodipendenze, ci sono anche malati di tumore. Alla mensa della Caritas sono registrate 933 persone di cui 734 uomini e 199 donne. Di questi 365 sono italiani.
.Al momento sono presenti in dormitorio (che ospita 60 persone tra prima e seconda accoglienza) 28 uomini di cui 16 italiani e 16 donne di cui 5 italiane.
Si parte alle 20, 15 dalla stazione centrale insieme a Luigina Tartaglia, counselor della Caritas; il collega alla guida del mezzo, Teodoro Rotolo; Iuliana
Adriana Lefter, mediatrice culturale romena; e per On the Road, Luana Lamelza, che si occupa di sfruttamento sessuale e accattonaggio (in passato
anche di traffico di organi) e Matilde Somma, operatrice di Train de Vie. Sono operatrici giovani, coraggiose e determinate. Prima tappa, via Trigno, nel cuore di Rancitelli. Allegrino e gli operatori scendono dal camper e raggiungono il portico buio dove è accampato Dioma che vive a Pescara da 20 anni, ha problemi di alcolismo e non abbandona le sue coperte. "Non ha il permesso di soggiorno e vuole parlare col prefetto per riaverlo- raccontano gli operatori- in passato ha lavorato nell'archivio delle biblioteche di Torino e Teramo. La sera si addormenta alle nove, alle due è già in piedi per andare a vendere gli accendini. Non vuole lasciare il rifugio per andare al dormitorio perchè gli orari della struttura non sono compatibili con i suoi". Alle 21 il camper riparte in direzione centro. Luisa, cappellino verde acido e scarponi, è intenta a sistemare i borsoni che saranno il suo cuscino per la notte, accanto alla vetrina di un negozio vuoto dietro la chiesa del Mare. Accetta il thè bollente e lo sorseggia lentamente, si sente carina "con i capelli appena tagliati". Le piacerebbe "fare giardinaggio", ma intanto "legge un libro", rimane a Pescara "perchè c'è la musica in strada". Paura di stare sola di notte? "Si e no". Di nuovo in stazione, sono quasi le 23. E' tardi e nel tunnel che ospiterà il mercatino degli extracomunitari, dorme Said, 60 anni, marocchino, preso a calci dai romeni. Al terminal 5 la senzatetto siciliana prepara la sua panchina. Un tempo aveva un marito e dei figli " poi non ne ha più voluto sapere, non vuole raccontarci il suo dolore". Le operatrici le si avvicinano e dolcemente cercano di convincere anche lei ad andare al dormitorio. Ma dalla strada, nessuno si muove.
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giovedi 13 aprile 2017
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martedì 11 aprile 2017

ANCHE SE IL PRONTO SOCCORSO E' SOVRAFFOLLATO, IL PERSONALE RISPONDE DELLA MORTE DEL PAZIENTE SE NON SEGUE IL PROTOCOLLO DEL TRIAGE

I pronto soccorso italiani, specie quelli meridionali, vivono il quotidiano dramma del sovraffollamento a causa, soprattutto di deficenze strutturali e croniche, incancrenitesi con i continui tagli alla Sanità. Ciò però non deve mai giustificare la mancata applicazione dei protocolli sanitari che, ove correttamente applicati, possono nella gran parte dei casi salvare le vite o quantomeno non aggravare le conseguenze delle patologie. È questo l'orientamento della giurisprudenza che viene confermato anche da una sentenza della Cassazione penale, la 18100/17, pubblicata il 10 aprile che ha affrontato il caso della morte di un cittadino, deceduto in seguito ad un infarto, che vedeva imputato un infermiere “reo” di non aver applicato le linee guida del triage in un momento in cui  il pronto soccorso risultava sovraffollato. 

I giudici della quarta sezione, hanno sì annullato senza rinvio la sentenza della Corte di appello di Roma per intervenuta prescrizione del reato, anche se nel corso delle indagini e del processo era emerso che il paramedico non aveva  disposto un esame secondo le linee guida del triage, nonostante il codice giallo assegnato lo imponesse. La corte di secondo grado aveva condannato l’imputato sia alla pena di giustizia che al risarcimento in favore delle parti civili, rilevando che al momento in cui il paziente giunse al pronto soccorso, aveva già in atto un infarto e la colpevole sottovalutazione dei suoi problemi da parte dell’infermiere era costata la giacenza del malcapitato in attesa per circa due ore presso la struttura senza ricevere alcun tipo di cura. I giudici di legittimità, tuttavia, pur ritenendo sussistente il nesso tra il decesso e la condotta colposa omissiva del sanitario, ha rilevato l’estinzione del reato per intervenuta prescrizione. Per quanto riguarda la condotta colposa del paramedico, gli ermellini hanno dedotto che questi aveva violato sia le linee guida del triage, sia le regole di «comune diligenza e perizia richieste agli infermieri professionali addetti al pronto soccorso, tenuto conto dei sintomi mostrati dal paziente (perdita di conoscenza; incontinenza urinaria) e della acquisita anamnesi familiare» come comprovato dalla circostanza secondo cui quando il paziente era stato prelevato da casa, i sanitari erano già stati edotti circa il precedente caso di infarto del padre, che corrispondeva alla patologia di cui soffriva l’uomo. Adeguata e logica era stata quindi la decisione della Corte d'Appello nel momento in cui ha affrontato il problema sollevato dalla difesa delle condizioni di sovraffollamento della struttura sanitaria, il giorno del fatto, che non hanno alcun rilievo, in quanto «non autorizzavano la declassificazione del triage rispetto ai codici di priorità gialli, che afferiscono a patologie degne di particolare attenzione». 

In tal senso, sempre i giudici di merito hanno correttamente sottolineato che  «l’assegnazione di un corretto codice di priorità avrebbe comportato, secondo le indicazioni delle linee guida, l’effettuazione dell’elettrocardiogramma entro trenta minuti, evenienza che avrebbe consentito di intraprendere utilmente il corretto percorso diagnostico e terapeutico». Da ciò deriva che se l’imputato, nel rispetto del protocollo e delle linee guida del settore infermieristico, avesse assegnato il codice corretto, il paziente avrebbe potuto salvarsi se fosse stato sottoposto all’esame dell’elettrocardiogramma. Nessuna censura, quindi, alla Corte di appello in merito alla sussistenza della riferibilità causale del decesso del paziente. Una decisione che, per lo “Sportello dei Diritti” - associazione che da anni, fra le sue molteplici attività assiste  anche le vittime di “malasanità” - costituisce non solo una significativa conferma dell'orientamento richiamato, ma che contribuisce ad innalzare il livello d'attenzione di tutte le figure professionali demandate all'interno della filiera delle strutture dei pronto soccorso, e non solo i medici cui troppo spesso si punta il dito. Ciò al netto della gravissima situazione in cui versa la sanità d'emergenza, le cui principali colpe risiedono nella scarsità di risorse, personale e mezzi, che come detto sono dovute agli ingiustificati tagli al Nostro Welfare. Ad ogni modo, è bene ricordare, che le eventuali colpe dei sanitari, ricadono sempre sull'intera struttura presso cui ci si è rivolti, e con l'entrata in vigore della recente riforma della “responsabilità medica”, al di là degli eventuali profili penali, è possibile rivolgersi per il risarcimento dei danni subìti, in via diretta, presso le assicurazioni cui ogni nosocomio ha l'obbligo di stipulare una copertura adeguata. 
martedi 11 aprile  2017 
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lunedì 10 aprile 2017

PESCARA: LA MUSICA CLASSICA ESCE DAL CONSERVATORIO D'ANNUNZIO ED ENTRA IN OSPEDALE Concerti nei reparti fino al 6 giugno 2017


La musica classica esce dal conservatorio "Luisa D'Annunzio" ed entra in ospedale. Per quattro pomeriggi, a partire dalle 16.30 di martedi 11 aprile fino al 6 giugno, (le altre date sono 12 e 18 maggio) tra i reparti di chirurgia pediatrica, l'aula magna e la biblioteca del Santo Spirito di Pescara, risuoneranno le arie di
Schubert, Mendelsshon, Tosti, Handel, Puccini, Haydn, Mozart, Verdi, Mascagni, Triebensee, Telemann e Di Piazza. Il progetto "Musica in ospedale" è
stato presentato nella sala riunioni della Direzione Generale di via Paolini dal manager Armando Mancini, ideatore dell'iniziativa, alla presenza del direttore del Conservatorio Massimo Magri, del suo vice Alfonso Patriarca e di Margot De Ritis, musicoterapeuta, pianista e referente del
progetto che si propone l'obiettivo di "umanizzare i luoghi di cura", rendere lieve il soggiorno dei pazienti e trascinare i cittadini( due concerti, quello dell'11 aprile e del 6 giugno che si tengono nell'aula magna "Giuseppe Consoli" da 400 posti al primo piano del presidio, un altro in chirurgia pediatrica reparto diretto da Pierluigi Lelli Chiesa dove il coro delle piccole voci bianche si esibirà per i bambini) ad ascoltare e apprezzare la musica classica in luoghi insoliti, come appunto l'ospedale. I concerti sono gratuiti.

Ma la proposta, nel futuro, sarà estesa anche al
carcere e alle residenze per anziani. Gli obiettivi sono molteplici, come spiega il direttore generale Armando Mancini:"Vogliamo far sentire ai pazienti che
qualcuno sta suonando per loro, che si sentano i protagonisti di quello che non è solo un progetto di musicoterapia che, peraltro, già facciamo in ambito pediatrico con Adricesta. Ma che si sentano parte di un programma di più ampio respiro che intendiamo ripetere e proseguire anche in autunno.
La musica ha un fattore espressivo, umanizzante in un luogo come questo e la città di Pescara ha un conservatorio di rilevanza culturale importantissima che è un arricchimento di cui la città stessa non sempre è consapevole".

L'avventura è germogliata un anno fa:"Abbiamo impiegato tempo per concretizzare l'idea perchè abbiamo dovuto considerare tanti fattori: la logistica, quindi scegliere i settori dove realizzare i concerti, garantire l'acustica, il
silenzio, le vie di fuga e il rispetto per i ricoverati. Persino l'orario, le 16. 30, è stato scelto con cura, prima dei pasti e senza le interferenze della somministrazione dei farmaci". E chissà che nel futuro i concerti non si svolgano nell'hospice Le Bouganville, per i malati terminali, che la Asl intende ampliare da 9 (8
adulti e 1 pediatrico) a 17 posti letto. Di ampliamento del conservatorio, situato tra viale Muzii e viale Bovio, ha accennato anche il direttore Massimo
Magri, violoncellista, giunto alla fine del secondo mandato:"Il nostro polo culturale sta crescendo: 800 studenti, 150 docenti, centinaia di eventi (l'ultimo,
i Carmina Burana, con la società Luigi Barbara)15 mila spettatori all' anno nell'auditorium da 400 posti. Potremmo fare molto di più se avessi gli spazi, 4000 metri quadrati, dell'adiacente ex scuola media Muzii per la quale stiamo
chiedendo al Miur parte dei 100 milioni di fondi nazionali per la
ristrutturazione e trovare un accordo tra Conservatorio, Comune e Provincia", questi ultimi proprietari della Muzii e di palazzo Mezzopreti . Alfonso Patriarca, tra i candidati alla direzione dell'ente, ha ringraziato per la collaborazione il maestro Piero Binchi e il papà di un allievo, Aquino Michele, per il supporto tecnico. E annunciato che il progetto "sarà esteso a carcere e
case per anziani". "Il nostro obiettivo è umanizzare i luoghi di cura, con sensibilità ed empatia usare la musica come mezzo di comunicazione", ha concluso Margot De Ritis, figlia di Patrick, fagotto della Wiener Symphoniker di Vienna.
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lunedi 10 aprile 2017
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giovedì 6 aprile 2017

IMPRESA IN ROSA, 47 IMPRENDITRICI DEL PESCARESE SI RACCONTANO IN UN LIBRO: AMORI, SOFFERENZA, VIOLENZE, SEPARAZIONI, FATICA PER RAGGIUNGERE L'INDIPENDENZA ECONOMICA, TRAGUARDI E SPERANZE


Sono donne appassionate e imprenditrici di successo. Tra sofferenza, momenti bui e capacità di rigenerarsi, come solo le donne sanno fare, hanno messo a nudo l'anima nel volume "Impresa in rosa, che storia! Le imprenditrici si raccontano", promosso dal Comitato dell’Imprenditoria femminile (Cif) e dalla Camera di Commercio e presentato ieri mattina nella sala Camplone alla presenza del presidente dell'ente camerale Daniele Becci e della responsabile del Cif Sonia Di Naccio. La prefazione del libello color magenta, 600 copie in distribuzione negli istituti superiori, è stata curata dalla blogger Filomena Pucci, autrice di Appassionate , che ha rivelato:"In Italia ci sono 1.380 mila imprenditrici a fronte di 6 milioni di imprese. L'impresa in rosa aumenta in tutte le latitudini (in Africa una giovane donna si è inventata una azienda realizzando scarpe con gli pneumatici ) e queste sono storie di donne che contagiano e cambiano il mondo". Becci ha ricordato il rispetto dell'ente per le quota rosa e ha sottolineato che "In Italia è già difficile fare impresa, ma per le donne le difficoltà aumentano. Questo libro è un omaggio al saper essere femminile: tenace, audace, combattivo. E’ una raccolta di best practices da distribuire nelle scuole per insegnare ai giovani che, nonostante la crisi e la fuga dei cervelli all’estero, ci sono esperienze sul territorio di cui fare tesoro". Sonia Di Naccio, che si augura di poter proseguire l'attività dopo la fusione delle Camere di Commercio Pescara e Chieti, spiega che "lo scopo del libro è dare un aiuto a chi vuole fare impresa. Queste imprenditrici ci hanno raccontato tutto di loro. Abbiamo letto di dolore, 
famiglie complicate, separazioni, ostruzionismo ed anche di violenza, della fatica del lavoro per raggiungere l'indipendenza economica". Questi i nomi
delle 47 imprenditrici di Pescara e la Val Pescara, protagoniste delle 42 storie d'impresa anche in società:"Meri Trivelli , Stefania Ricci, Antonella Lyoi,
 Giovanna Dello Iacono, Cinzia Passamonti, Miranda Sborgia, Fiorella Iannelli, Yassmen Khamas, Barbara Lunelli, Samantha Basilisco, Melania
Chiappini, Maria Rita Amato, Michela De Cicco, Marina Di Filippo, Antonella D'Onofrio, Barbara Righini, Federica Ferrante, Rosa Maria Marinucci;
Miranda Sborgia, Guoxin Pan, Alessandra Di Ioia, Gilda Magnalardo, Daniela Vola, Graziella Di Berardino, Simonetta Vadini, Eugenia Papa, Domenica
Trovarelli, Alessandra Cirillo, Luisa Spinozzi, Claudia Ferri, Giovanna Eliantonio, Jessica Basile, Valentina Natarelli, Marina Palusci, Alessandra Bortone,
Antonella Taraborrelli, Adriana Anastase, Chiara Crisante, Desiree De Petris, Barbara Berardinelli, Piera De Angelis, Marzia Del Grammastro, Emanuela
Danti, Monica Marcotullio, Francesca Silveri, Luciana Ferrone, Rosa Maria Marinucci.
ANTONELLA TARABORRELLI E ALESSANDRA BORTONE ATHENA
"Noi siamo l'esempio che le donne possono fare impresa insieme: dopo trenta anni di attività, ci siamo ancora". E ne sono fiere Alessandra Bortone e
Antonella Taraborrelli, responsabili di Athena Traduzioni e Congressi, impresa di 15 dipendenti, di cui 12 signore, nata nel 1986 con gli
incentivi della legge regionale Mattucci sull'imprenditoria giovanile. Oggi, con Athena docet e le certificazioni Cambridge english, è una realtà formativa
che conta 500 studenti e 2500 certificazioni l'anno tra ragazzi e adulti. Trenta anni sul campo, in via Passolanciano. Lo hanno definito "un volo della
civetta", dal nome Athena, dea della sapienza e della civetta che l'accompagna. "Abbiamo festeggiato i trenta anni di lavoro- rivelano Bortone e Taraborrelli, rispettivamente responsabili Congressi ed eventi e Scuola di lingue insieme ad Ottavio Ricci e Massimo Bortone- e ai nostri collaboratori abbiamo detto che quando si ha un obiettivo e ci metti passione in quello che fai, con una sola pietra puoi costruire una cattedrale". Come è cambiata la realtà imprenditoriale pescarese negli ultimi decenni? "Molte cose sono cambiate. Siamo stati pionieri nel settore congressuale. Abbiamo faticato molto agli esordi, in Abruzzo mancava una mentalità moderna. Attraverso gli aggiornamenti continui, in special modo sulle nuove tecnologie, siamo rimasti a galla anche perchè abbiamo saputo annusare l'aria dei cambiamenti, soprattutto quando si è trattato di avviare il mercato specializzato nella didattica per bambini. Ci siamo saputi rinnovare e trasformare, questa è la nostra forza".
MARIA RITA AMATO PROQUALITY
"La regola del mio lavoro è passione, onestà e trasparenza ( a volte troppa). Imprenditrici si diventa usando le chiavi dell'amore per il proprio lavoro, determinazione, metodo, costanza, capacità di rialzarsi dopo un insuccesso". E' dolcemente rigorosa Maria Rita Amato, laureata in Economia e Commercio alla D'annunzio e fondatrice, nel 2002, della ProQuality, azienda di Città Sant'Angelo che si occupa di consulenza e finanziamenti alle imprese attraverso fondi europei. Dopo la laurea e un master di formazione con Confindustria, inizia a lavorare per conto di una azienda "ma col tempo mi accorgo che mi sta stretta, sogno di mettermi in proprio. E accade dopo aver vinto, senza nessuna spintarella, un concorso pubblico regionale che mi consente l'impresa con 5 collaboratori". Amato, sposata con Gabriele Dei Rocini e madre di Pierluigi e Paolo, 17 e 11 anni, originaria di Giulianova ed esperienze professionali in Sicilia, elargisce consigli alle giovani aspiranti imprenditrici:"
BARBARA LUNELLI BLUNEL
Credo fortemente nella potenza della creatività che si sviluppa quando si attraversano momenti difficili. Ho iniziato la mia avventura lavorativa quando non avevo più nulla, o meglio, quando avevo perso quello che per me era tutto: mia madre. Portata via da una lunga malattia e, un mese prima della sua scomparsa, è saltato anche il mio matrimonio. In soli trentuno giorni la mia vita è cambiata totalmente e ho dovuto reinventarmi". E lo ha fatto con testardaggine Barbara Lunelli, 44 anni, pescarese originaria di Villamagna di Chieti. Dopo aver lasciato un lavoro da 2500 euro al mese e tante soddisfazioni, per seguire la madre malata, la sua vita ha avuto una virata di successo quando ha "creato dal nulla" la Blunel eventi che si è inventato, tre anni fa, lo Street Food Time, manifestazione che al porto turistico ha trascinato 40 mila persone e che oggi diventa tour itinerante dalla Liguria alla Puglia. Un successo nato dalla capacità di fare pubbliche relazioni ad alti livelli, forte della sua esperienza professionale a Milano e San Marino. La bellezza apre tante porte, ma il segreto per mantenere una azienda è cercare "il momento migliore per osare e avere fiducia in se stessi pensando: se voglio posso e quello che voglio me lo vado a prendere".
Per Meri Trivelli, cooperativa sociale "La Colmena", "restare in vita è impresa audace, ma l'alternativa è cercare l'uomo ricco da sposare". Giovanna Dello Iacono, Wine & Wedding, ha creato una azienda "dove c'è una atmosfera di confidenza e solidarietà tutta al femminile". Cinzia Passamonti, racconta giocosa come l'impresa familiare messa con in piedi col marito Michele (Emmeci, appunto) è cresciuta tra un figlio e l'altro, Matteo e Carlo.
Fiorella Iannelli, è volata fino in Canada per imparare l'arte della ricostruzione artistica delle unghie. Samantha Basilisco ,Dinamic Service, operaia a soli 19 anni una fabbrica di packaging per la Fater e una carriera fulminante fino ad aprire una sua azienda con 30 dipendenti. Melania Chiappini, Golden Rose, trasforma la sua vita da anonima ragioniera a Mastro Birraio. Barbara Righini, titolare di una azienda di cosmetici, conferma che "la passione e l'impegno pagano, ma non si finisce mai di imparare".
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giovedi 6 aprile 2017
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CASSAZIONE: E' REATO METTERE LE CORNA ALLA MOGLIE IN CASA

E' reato costringere la moglie a sopportare le corna in casa. Tale condotta infatti integra il reato di maltrattamenti a tutti gli effetti. A sostenerlo è la Cassazione con la sentenza n. 16543/2017, depositata il 5 aprile, chiamata a pronunciarsi sulla vicenda di una donna costretta tra le varie cose a subire i rapporti intimi del marito con l'amante nella casa coniugale. Sul punto, a nulla vale per l'uomo tentare di sminuire il proprio comportamento, adducendo la non configurabilità del reato di maltrattamenti, per avere semplicemente "intrattenuto una relazione extraconiugale" e non la serie di atti vessatori richiesti dalla fattispecie incriminatrice. Secondo gli ermellini, la doglianza è infondata. Va ricordato che il reato di maltrattamenti, ex art. 572 c.p., ricordano preliminarmente dal Palazzaccio, "integra una ipotesi di reato necessariamente abituale che si caratterizza per la sussistenza di una serie di fatti, per lo più commissivi, ma anche omissivi, i quali isolatamente considerati potrebbero anche essere non punibili (atti di infedeltà, di umiliazione generica, etc.) ovvero non perseguibili (percosse o minacce lievi, procedibili solo a querela), idonei a cagionare nella vittima durevoli sofferenze fisiche e morali (cfr., tra le altre Cass. n. 43221/2013). Nella, specie, il giudice d'appello "ha adeguatamente valutato l'attendibilità delle dichiarazioni della persona offesa, sia sotto il profilo della intrinseca linearità sia sotto il profilo della correttezza estrinseca, constatando come la condotta di violenza e di sopraffazione che l'imputato ha inflitto a sua moglie, consistente nell'intrattenere rapporti sessuali con l'amante all'interno della casa coniugale imponendo alla moglie l'accettazione di tale stato di fatto con gravi minacce, abbia trovato riscontro anche nella relazione di servizio e nel chiaro contenuto delle conversazioni telefoniche intercorse tra l'imputato e la persona offesa". Per cui, nulla di fatto per l'uomo.
giovedi 6 marzo 2017
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