sabato 29 luglio 2017

L'APPELLO DI DON LUCIANO VOLPE VICE PARROCO DELLO SPIRITO SANTO: IL GIOCO DISTRUGGE LE FAMIGLIE IL GIOCATORE: SPENDEVO FINO A 500 EURO AL GIORNO


C'è il giovane operaio che in pochi mesi brucia i risparmi di una vita alle slot. Ma poi si incammina verso un percorso religioso. Incontra la fede e don Luciano e si salva. C'è il papà che invece di riportare in famiglia lo stipendio, se lo gioca alle macchinette. Ma non è mai troppo tardi per pentirsi. Poi ci sono le casalinghe e le pensionate che trascorrono ore dentro le tabacchiere, rapite dalla febbre dei gratta e vinci e delle lotterie istantanee. "Il gioco d'azzardo è una piaga sempre più dilagante, che distrugge le famiglie e annienta i valori di persone già minate da vuoti interiori che riempiono giocando compulsivamente". E' il grido d'allarme lanciato da don Luciano Volpe, vice parroco della chiesa dello Spirito Santo diretta da don Giorgio Campilii, che ha contattato il Centro per denunciare "queste cattive abitudini" e "incoraggiare le persone ad uscire dal vizio rivolgendosi ai centri di auto aiuto" attraverso la parrocchia. "Ogni settimana- racconta don Luciano, 61 anni, originario di Bucchianico, 33 anni di sacerdozio iniziato proprio allo Spirito Santo dove è tornato 3 anni fa- ricevo una cinquantina di persone che chiedono aiuti di varia natura. Tra queste, almeno dieci, denunciano l'inferno del gioco. Sono storie di disperazione, di uomini e donne di tutte le età che si aggrappano a questa dipendenza per colmare dei vuoti interiori che, invece, andrebbero riempiti solo di buone letture".

Don Luciano, chi sono queste persone che si rivolgono alla parrocchia e come le aiutate?
Sono storie diverse tra loro, c'è il laureato e c'è il soggetto poco scolarizzato, ma con l'unico denominatore del gioco. Io che vengo dal servizio sacerdotale nelle parrocchie di paese, nel teatino, dove il vizio non attecchisce molto, sono sconcertato dai tanti centri scommesse che aprono continuamente in città, risucchiando gli animi. Un operaio di 35 anni si è rivolto a me per sfogare il suo calvario: tutti i risparmi persi alle macchinette, non so neppure come si chiamano esattamente. Io l'ho indirizzato verso un centro di ascolto, dove ognuno si racconta e altri prendono coscienza, ed è riuscito da salvarsi dalla dipendenza. Mi ha anche scritto una lettera in cui rende testimonianza del passato pericolo. Noi preti siamo operatori spirituali, il nostro compito è ascoltare e non giudicare. Forniamo gli strumenti per cambiare vita, con l'aiuto di uno psicologo e il conforto della fede. Se esco e vado in tabacchiere vedo tante donne di mezza età e pensionate ferme ore e ore a giocare le schedine. Mi hanno riferito che vanno alle Poste a ritirare le pensione e se la giocano di getto ai grattini. C'è poi il caso di un papà trentenne che si giocava gli stipendi e, ovviamente, non li rimetteva in famiglia. Poi, però, ha capito quanto male stava facendo a moglie e figli ed è arrivato il pentimento e la guarigione. Un altro ha perso gli appartamenti. Io stesso ho visto scommettori nelle sale gioco all'ora di pranzo della domenica, che è un giorno tradizionalmente dedicato alla famiglia. Il mio appello a queste persone, attraverso il vostro giornale, è: prendete coscienza del bene e del male e fatevi aiutare. Purtroppo anche lo Stato promuove queste dipendenze.

E' anche vero che le parrocchie, spesso, organizzano lotterie?
Si, ma sono a scopo benefico e non creano dipendenza.

Quanto coraggio ci vuole per venire in confessionale, raccontare il proprio dramma e chiedere aiuto?
Ci vuole molto coraggio e molta umiltà.

Quali sono le motivazione che spingono le persone verso il gioco d'azzardo?
La perdita del lavoro, un servizio sociale che riempie la vita; la carenza di valori e i vuoti interiori, la mancanza di soldi. Chi gioca lo fa per vincere, ma non si rende conto che il gioco è una trappola che fa perdere tutto.

Dalla dipendenza si può uscire?
Si, ma bisogna crederci e avere un sano amore per se stessi.


IL GIOCATORE CHE CE L'HA FATTA AD USCIRE DAL VIZIO DOPO AVER SPESO ANCHE FINO A 500 EURO AL GIORNO
"Sono arrivato a spendere anche fino a 500 euro al giorno per il gioco. In un anno ho dilapidato i risparmi di una vita alle slot, ho svuotato il conto in banca. Quando sono arrivato all'ultimo centesimo dei miei ventimila euro, ho deciso che dovevo smettere". Mario,(nome di fantasia) 50 anni, magazziniere pescarese, fino due anni fa era un giocatore incallito e si è rivolto a don Luciano Volpe "perchè avevo bisogno di un suo consiglio" . E il consiglio è arrivato. Mario è stato indirizzato prima ad un centro di ascolto di Villaggio Alcyone e poi ai Colli, vicino alla Madonna dei sette dolori. Contemporaneamente è iniziato il suo cammino di fede con una comunità religiosa. E, infine, ha trovato il coraggio di mettere nero su bianco il suo calavario e spedire una lettera a don Luciano nella quale Mario "rende testimonianza" di cosa significhi essere un malato del gioco d'azzardo. "Si comincia per gioco e si è convinti di vincere- scrive il magazziniere in alcuni passaggi- mentre invece si entra in un vortice di autodistruzione psicologica che col passare del tempo non riesci più a gestire. Questa è la malattia del secolo che ti corrode dentro, lo Stato è consapevole e guadagna sulle sciagure degli altri. Che il Signore ci aiuti". Oggi, un anno dopo il suo personale inferno di "bugie e sotterfugi", Mario si racconta e fa una premessa:"Io sono un malato, un giocatore compulsivo. Lo sarò sempre anche se non gioco più. Perchè in ogni momento posso ricaderci. Anche se ho fatto molta fatica per uscirne. Perdere anche fino a 500 euro al giorno non si può definire semplicemente vizio. E' malattia allo stato puro. E' dipendenza fisica e mentale".

Perchè la definisce malattia?
Perchè quando non giochi, hai bisogno di farlo e se non lo fai stai male fisicamente. Ti alzi al mattino e pensi alle macchinette. Ci passi le giornate e le notti lì davanati. Certo, vincevo anche. Mille, duemila euro a colpo. Ma poi mi rigiocavo tutto. Continuare ad abbassare quella leva era più forte di me. Più forte di tutto. Non sono sposato e non ho figli. Ma mentivo a mia madre e ai mie fratelli. Che poi hanno scoperto tutto. Questa malattia è più subdola delle altre dipendenze come il fumo e la droga. Perchè apparentemente puoi nasconderla. Il giocatore vive nella menzogna e nel sotterfugio, cerca scuse per non dire agli altri dove si trova e cosa fa. Io mi sono fatto tanto male. Ho perso soldi e mi perso anch'io.

Cosa spinge lo scommettitore a giocare compulsivamente?
Il pensiero di recuperare ciò che hai perso. Ma il giocatore incallito non recupera mai, per quanto vinca. Ci sono persone che riescono a trattenersi e non spendere molto, ma ci riescono solo perchè non hanno fondi per continuare. Per mia fortuna, non ho fatto debiti, non ho chiesto soldi a nessuno. Ho solo sperperato i miei. Mi sono fermato quando ho prosciugato il conto in banca.

Giocano più gli uomini o più le donne?
Ultimamente più le donne, di tutte le età.

Cosa succede in un centro di auto aiuto?
Tutti si raccontano e gli altri ascoltano le varie esperienze per farne tesoro. Ho impiegato più di un anno per uscirne, perchè più volte sono crollato e ci sono ricascato. Basta un piccolo malessere per cedere, come per i fumatori la prima sigaretta dopo venti anni di astinenza. Anche il giocatore va in astinenza e soffre se non può scommettere.

Qual è stata la molla che l'ha spinta a dire basta?
Non avevo più un euro e non ce la facevo più. Gli amici del centro ascolto, don Luciano e la fede mi hanno aiutato ad uscire dalla dipendenza. Oggi ho trovato il mio equilibrio, non gioco neppure una schedina da due euro. Ma non dimentico che giocatori si diventa, ma giocatori dentro si rimane per sempre.
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PINETA DANNUNZIANA TRA SESSO, DEGRADO E PROSTITUZIONE: IL RISCATTO CON I NUOVI PROGRAMMI DEL COMUNE DI PESCARA

E' una tarda mattinata qualunque nella riserva naturale della pineta dannunziana, a Portanuova. Uomini di una certa età, 60-70 anni, siedono sulle
panchine. Parlottano tra loro. E poi si inoltrano nel fitto della vegetazione a ridosso del laghetto- cloaca a causa del guano depositato sul fondo. Uno di


questi individui, con uno stratagemma, tenta di persuadere una donna a seguirlo nella boscaglia. E, convinto di non essere visto, mima all'amico, col movimento della mano e del braccio, il gesto di un rapporto sessuale. Il sesso omosessuale e la prostituzione femminile sono ordinaria quotidianità nel parco D'Avalos, oasi verde vanto della città. Che però non riesce mai a staccarsi di dosso l'immagine del degrado e del torbido. Fa paura girare da soli nella sterminata riserva, 53 ettari di terreno non particolare curato con le toilette ristrutturate ma chiuse e due porte di calcio arrugginite che si abbracciano circondate da sterpaglie. I cittadini hanno una percezione di insicurezza: " Abbiamo paura- dice un residente di San Silvestro- la sera c'è un traffico spaventoso di prostitute, uomini e donne che entrano ed escono dai cespugli". "E' migliorato nel tempo questo parco, ci sono tanti giochi ed è più pulito- osserva una famigliola di Ortona in vacanza in città, papà Diego Sanvitale e mamma Marina Donatangelo col piccolo Giacomo- ma ci vorrebbe maggiore vigilanza". Qualche minuto dopo si materializza una macchina dei carabinieri in perlustrazione. Il mezzo procede lentamente sul tracciato di asfalto che si inoltra nel parco che apre alle 8 e d'estate chiude dopo le 21. Intorno al percorso vita corrono ragazze e ragazzi che fanno jogging, si fermano uomini che tengono la mano dell'amata, circolano mamme con i pargoli che gettano molliche alle ochette, proprio nei pressi di un cartello di " divieto di somministrazione di cibo". Il panorama del lago è suggestivo, anche con quel pino spezzato che giace disteso a pelo d'acqua e divenuto nascondiglio di tartarughe, carpe, anatre selvatiche e uccelli migratori che nidificano sulle sponde del lago. Una immagine, quella dell'albero disteso sull'acqua, che ha irritato un turista milanese, Giuseppe Di Marzo, sposato con la pescarese Alessandra Tomei. Ambientalista convinto, l'uomo ha inviato numerose lettere agli amministratori locali per sollecitare la pulizia dei fondali dello specchio d'acqua. "Per ora non è possibile, mancano i fondi anche per sperimentare la ripulitura con i batteri e gli alberi caduti hanno una loro funzione naturalista e una valenza nell'ecosistema. L'importante è che i rami non ostruiscano il percorso vita - spiega Paola Marchegiani, assessore con delega alla Riserva dannunziana e al Piano di Assetto naturalistico "che sta per essere discusso in consiglio comunale". L'amministratore aggiunge anche che all'interno dell'Aurum è stato costituito un centro visite con dispositivi tecnologici, che stanno per essere varati, e che consentiranno a cittadini e turisti di conoscere tutti i segreti della riserva attraverso un touch screen. E anticipa che il Comune è vincitore di un bando per 340 mila euro di fondi europei per realizzare, entro un anno, delle green ways all'interno dell'area verde con percorsi riservati a disabili che visiterano il parco a bordo di speciali macchinine. Infine, l'assessore rende noto che il centro di educazione ambientale, nelle vicinanze del campo di bocce, è stato affidato in gestione, con regolare gara, alle cooperative Il Bosso e Maja.
Un quadro naturale, quello lacustre, completato dalla vecchia barchetta che un tempo veniva usata dagli sposi per gli scatti da conservare nell 'album di
nozze e oggi utilizzata dai giardinieri per rimuovere i tronchi che galleggiano nell'acqua schiumeggiante di polveri di pioppi. Una transenna, intorno allo specchio d'acqua, chiude una pericolosa apertura creatasi dal crollo di un pezzo di staccionata di legno. Su un tombino divelto ,di cemento. si corre il
rischio di inciampare, a piedi o in bici. In alcuni tratti si notano mucchi di legna da rimuovere, in altri le sterpaglie nascondono altre recinzioni di legno
rotte in più punti. Un giardiniere pulisce e si muove veloce tra le piante di lecci, pioppi, frassini, farnie, pini, aceri campestri, sorbi, roverelle. Un
cittadino della zona, Antonio Taraborelli, si indigna:" All'appello mancano 1000 alberi caduti a causa delle calamità naturali e mai sostituiti".
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UN MALORE IN SPIAGGIA? NIENTE PAURA, ARRIVANO GLI ANGELI DEL SOCCORSO DELLA CROCE ROSSA DI PESCARA, PENNE E SPOLTORE

Un malore in spiaggia? Niente paura. La procedura vuole che si allerti immediatamente il 118 e nel giro di pochi minuti, ancora prima dell'ambulanza,
arrivano gli angeli del soccorso della Croce Rossa di Pescara, Penne e Spoltore. Attrezzati con presidi sanitari e defibrillatore, preparati da numerosi corsi di formazione e a bordo di 4 city bike elettriche, 2 segway, 1 moto d'acqua, 1 barca e 1 gommone, 60 volontari di tutte le età provenienti dalla Val
Pescara sfrecciano ogni fine settimana (il sabato e la domenica) per terra e per mare, lungo il tratto rivierasco da Pescara sud a Montesilvano per
portare aiuto e soccorso a bagnanti e turisti alle prese con colpi di calore ed eventi più tragici come gli arresti cardiaci. Anche quest'anno, dal primo
luglio scorso, è partita l'operazione "Estate + Sicura" che celebra il decennale (nel 2007 la prima edizione) con obiettivi sempre più innovativi e
ambiziosi che puntano alla prevenzione sanitaria sotto l'ombrellone. L'iniziativa è stata presentata allo stabilimento balneare Nettuno da
Fabio Nieddu,Gianni Taucci, Pierluigi Parisi, rispettivamente responsabili dei Comitati di Pescara, Penne e Spoltore della Croce Rossa Italiana (reduci
dalle attività di soccorso durante la notte bianca dell'Adriatico) e dal titolare del lido Stefano Cardelli in collaborazione con Ciba Confartigianato, comune
di Montesilvano e Guardia Costiera. Presenti all'incontro una rappresentanza dei volontari che anche quest'anno presidiano le spiagge e accorrono
a salvare vite umane "su due ruote, per esservi più vicini" , come recita lo slogan dell'evento che si concluderà alla fine della stagione estiva. I volontari sono muniti di ogni attrezzatura necessaria al pronto intervento, dai saturimetri per il controllo dell'emoglobina nel sangue ai misuratori di pressione, ai kit per la medicazione di ferite e ustioni, oltre a bendaggi, coperte termiche, palloni autoespansibili per la rianimazione e cannule orofaringee, defibrillatori. I mezzi nautici sono dotati di segnalatori e acustici di emergenza. I segway sono motorette a batteria che si guidano stando in piedi, 20 km orari , valore commerciale 10 mila euro l'uno ma in questo caso presi a noleggio dalla Croce Rossa di Pescara con il contributo della Segway Italia.
"In questi dieci anni abbiamo salvato tante persone- rivela Nieddu- anziani e bambini, colpiti da insolazioni o attacchi cardiaci. E' accaduto anche qui al
Nettuno più volte e per questa ragione da qui vogliamo far ripartire il nostro messaggio di speranza. Presidiare strategicamente le zone di maggiore
afflusso turistico e la costa grazie agli Opsa, Operatori Polivalenti di Salvataggio in acqua (il nucleo è composto da 1 medico rianimatore, 7 conduttori di
natanti e 8 operatori d'acqua) con squadre divise tra mare e terra, munite di defibrillatore, oltre ad aumentare la percezione di sicurezza, tutela la salute
di bagnanti e turisti. Tutela che avviene con il pronto intervento in caso di emergenza in sinergia con la centrale operativa del 118 e della capitaneria di porto con cui siamo collegati con apparati radio-telefonici. Festeggiamo il decennale dell'evento con alcune novità. A cominciare dai progetti importanti che i nostri volontari portano avanti con dedizione, rinunciando al loro tempo libero, sempre con l'obiettivo di confermare la nostra vicinanza alla cittadinanza, con la quale approcciamo con momenti di educazione sanitaria sotto l'ombrellone". Va nel dettaglio, Taucci :"I volontari incontrano i bagnanti e i turisti negli stabilimenti ed elargiscono consigli e suggerimenti, soprattutto a bambini e anziani, su come evitare il colpo di calore e come affrontare il caldo con una corretta alimentazione. Gli Opsa (convenzionati col Comune di Montesilvano) svolgono il pattugliamento sottocosta, oltre i 300 metri dalla riva, con a bordo personale addestrato a eventuali recuperi di persone in difficoltà". "Operiamo nell'immediato e lavoriamo molto sulla prevenzione"- spiega Parisi. "E' un servizio apprezzatissimo dai bagnanti"- aggiunge, e conclude,Cardelli che annuncia "nuove iniziative in futuro insieme ai balneatori". Tra i volontari con maggiore esperienza Fabio Urbini e Rocco Paravia. Quest'ultimo, 42 anni di Francavilla, esperto nella disostruzione pediatrica, è attivo anche nell'attività solidale con i vigili del fuoco di Montesilvano.
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venerdì 28 luglio 2017

SANITA': ALL'OSPEDALE DI PESCARA NUOVI APPARECCHI PER CURARE I TUMORI

Un nuovo acceleratore lineare nel 2018 al posto di quello vecchio di 14 anni  attualmente in uso al reparto di Radioterapia oncologica dell'ospedale.  E l'apparecchio nuovo di zecca, posizionato a giugno nel bunker del seminterrato, sarà operativo entro il 2017 a conclusione dei controlli tecnici e di sicurezza. E' quanto rende noto il direttore sanitario della Asl di Pescara, Valterio Fortunato, che interviene sulla polemica aperta dall'ex primario Marco D'Alessandro che pone l'accento sull'allungamento delle liste d'attesa,  di almeno sei mesi,  causate da un apparecchio vetusto che si blocca di continuo e da uno nuovo che però non è mai entrato in funzione. "Si tratta di allarmismo ingiustificato tra  pazienti - precisa Fortunato- il servizio di radioterapia continua la sua attività con impegno e professionalità anche dopo il collocamento in pensione dell'ex primario". Dopo la stoccata, i fatti. I tempi di attesa, per il direttore sanitario, "non corrispondono a 6 mesi ma variano tra i 60 e i 90 giorni, in linea con i mesi passati, anche considerando l'accesso dei  pazienti indirizzati a Pescara da altri centri di radioterapia vicini". Il nuovo acceleratore lineare, installato nel bunker a giugno, è oggetto di "verifiche tecniche e di sicurezza necessarie alla messa in esercizio, prima della fine dell'anno in corso,  di una apparecchiatura tecnologicamente complessa". Sempre entro il 2017, Fortunato annuncia "il rinnovamento tecnologico della radioterapia con l'acquisizione in corso  di un apparecchio per brachiterapia, sempre per la cura dei tumori,  che  sarà operativo entro fine anno". E precisa che "i ritardi nell'acquisto e nell'installazione dell'apparecchio sono stati ereditati da questa amministrazione che si è fatta carico di completare le procedure". Infine, entro il 2018  è prevista "la sostituzione  del vecchio acceleratore  con un altro nuovo da acquistare per un valore di 2 milioni e mezzo di euro".  
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venerdi 28  luglio  2017
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martedì 25 luglio 2017

COLPI DI CALORE E MALORI IN SPIAGGIA? ECCO I CONSIGLI DEL MEDICO PER EVITARLI

Per gli anziani in spiaggia valgono le stesse regole che i genitori coscienziosi applicano per i bambini: evitare le ore calde della giornata dalle 10 alle 17,
talvolta anche alle 18 se le temperature sono particolarmente afose, per non rischiare un colpo di calore. Bere tanta acqua e mangiare frutta e verdura.
Niente bevande zuccherate, soprattutto se si è diabetici, perchè l'esposizione al sole aumenta il tasso di glucosio. Inoltre, bisogna fare attenzione ad
entrare in acqua quando si è molto accaldati: il contrasto di temperatura potrebbe essere fatale per i soggetti più deboli, che magari presentano
patologie di cui non sono a conoscenza. Sono i consigli elargiti da Emilio Francesco Simeone, direttore dell'Unità operativa complessa di Geriatria
dell'ospedale dopo i troppi decessi sulle spiagge del litorale (almeno 3 negli ultimi giorni tra Montesilvano e Francavilla) di persone ultraottuagenarie
che hanno perso la vita spesso nelle ore centrali della giornata, tra le 11 e le 14. "In quelle ore non è consigliabile per le persone di una certa età stare al
mare - spiega Simeone- il colpo di calore è possibile anche stando sotto l'ombrellone perchè causato dal riberbero della sabbia. Particolare attenzione
deve fare chi è affetto da sbalzi di pressione o è diabetico perchè l'esposizione al sole aumenta il glucosio e la dispersione calorica mette in attivazione il
sistema cardiocircolatorio. E' necessario reidratarsi spesso con acqua, frutta e ortaggi e niente bevande zuccherate. Se si va in acqua fredda con la cute calda, il contrasto può provocare un aumento del sovraccarico cardiaco con possibilità di episodi sincopali". In sostanza, cosa accade quando all'improvviso si perde conoscenza fino a rischiare la morte? "La vasocostrizione periferica - chiarisce il primario di Geriatria- crea la perdita della regolazione cerebrale e si ha il conseguente crollo sincopale aggravato da patologie di cui magari si è all'oscuro. L'eccessiva esposizione ad un clima caldo e umido mette a dura prova il sistema cardiocircolatorio". Sono sempre tanti, ogni anno nei periodi estivi, gli anziani che vengono ricoverati per malori dovuti a stress da afa e altre patologie nel reparto di Geriatria, situato al sesto piano del presidio ospedaliero, che spesso va in affanno anche per carenza di personale infiermieristico e operatori socio sanitari. "Il nostro reparto- conferma e conclude il direttore dell'unità complessa- conta sempre un numero di pazienti superiore ai 58 posti letto ordinari, attualmente siamo sopra di una decina di pazienti, alcuni ultra centenari, appoggiati anche in altri reparti".
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martedi 25 luglio 2017
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domenica 23 luglio 2017

SULLA COSTA ABRUZZESE CI SONO OLTRE 100 KM DI SPIAGGIA LIBERA

In Abruzzo ci sono 145 chilometri di costa, di cui oltre 100 riservati alle spiagge libere, 39 occupati da stabilimenti balneari e i restanti (3%) da alberghi 
e campeggi.  I dati sono resi noti da Riccardo Padovano, presidente della Sib Confcommercio Abruzzo e Molise, che spiega come dovrebbero essere 
attrezzate le aree senza concessioni gestite dai Comuni:"Ogni spiaggia libera- illustra Padovano- dovrebbe essere dotata di un chiosco bar, una toilette 
anche per disabili, una doccia, niente barriere architettoniche, possibilmente un rimessaggio barche e  un servizio di salvamento che potrebbe essere 
finanziato con il 10 percento dei canoni demaniali che gli stabilimenti erogano alla Regione, dai rigirare ai Comuni di appartenenza delle aree free. Inoltre,  su ogni 500 metri di costa dovrebbe essere presente il Sisbi, sistema informatico balneazione sicura, ovvero una sorta di colonnina Sos, con segnale Gps,  ad uso dei bagnanti che richiedono soccorso in mare urgente".  La maggior parte delle spiagge libere sono concentrate nel teramano e nel chietino. Ma paradossalmente, quelle maggiormente conosciute e frequentate, Borsacchio, Aderci, Cerrano, sono scarsamente dotate di servizi di salvataggio, in qualche caso totalmente assente come la spiaggia del Borsacchio e in parte la zona del vastese.  Intanto sulle spiagge di Pescara e Montesilvano sono state posizionate oltre 200 locandine plastificate   e distribuiti 5000 opuscoli con i  consigli utili per affrontare il mare in sicurezza, iniziativa di Asl, Guardia Costiera, Comune e Sib balneatori.   

Tra Pescara sud e Montesilvano ci sono 14 tratti di spiaggia libera gestiti dai Comuni. Le più attrezzate,  otto spiagge, con chioschi bar, toilette e rimessaggi barche, compreso il servizio di salvataggio della Compagnia del mare,  si trovano sul litorale pescarese.  Servizi insufficienti, e in qualche caso assenti,  il salvamento, sulla costa montesilvanese. Le aree free gestite dal Comune  di Pescara sono ubicate, a partire da Portanuova: dal lido Ombretta al confine con Francavilla; da Mareblu a 186 Beach nella zona di Fosso Vallelunga. Superato il Villaggio Alcyone,  gli spazi non in concessione sono compresi tra  Ippobeach al lido Aurora; tra la Fondazione Paolo Sesto e Lido Azzurro; 300 metri in zona Madonnina e trabocchi; 100 metri zona Nave di Cascella, in centro ; tra Nettuno e Jambo e tra le Hawaii e la Lampara, più a nord. A Montesilvano le spiagge libere, sei,  si trovano tra la Conchiglia Azzurra e Il Faro; tra Saturnia e il Bigantino; da Bagni Bruno a Sabbia d'Oro; da bagni Luca a Copacabana; dalla Rosa dei Venti alla Riviera.  Per  servizi mancanti, dalle toilette al bar e ristorante, gli utenti  possono rivolgersi agli stabilimenti balneari. 

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sabato 22 luglio 2017

LA ASL DI CHIETI CHIEDE IL TICKET DI 36 EURO: MA MICHAEL NARDUCCI E' MORTO DA 4 ANNI

Sei anni fa Michael Narducci ebbe un incidente stradale con la moto a Scafa. Aveva sedici anni ed era il 12 maggio 2011. L'urto contro un auto gli procurò danni considerevoli in alcune parti del corpo. Fu costretto a ricorrere alle cure dell'ospedale Santa Annunziata di Chieti. Ma dopo la visita al pronto soccorso, rifiutò il ricovero e chiese alla madre di tornare a casa. Il giorno dopo, invece, si sentì di nuovo male e tornò in ospedale per farsi ricoverare. Sei anni dopo, la mamma, Marina Di Zio, residente ad Alanno,in Val Pescara, riceve il bollettino di pagamento della prestazione, 36.15 centesimi, intestato al figlio e recante la data relativa alla prestazione, il 13 maggio 2011. Solo che Michael non c'è più da tre anni. Da quando, il 18 gennaio 2014, un furgone gli tagliò la strada a pochi metri da casa. Le ferite di un dolore mai sopito, si riaprono anche per Vincenzo Narducci, il padre dell'adolescente scomparso che ogni anno organizza due memorial per tenere vivo il ricordo del figlio. "Non pagherò quel bollettino- è lo sfogo della madre del ragazzo, che non ha mai smesso di vivere la sua vita come se il figlio fosse ancora vivo- voglio che nessuno mai più debba sopportare uno strazio come questo. Gli ospedali dovrebbero essere collegati con le anagrafi comunali per conoscere in tempo reale i decessi ed evitare di inviare i pagamenti ai morti. Mi sono informata, la prestazione non si paga quando c'è un ricovero e mio figlio è stato ricoverato il 13 maggio 2011. E poi non capisco perchè abbiano impiegato sei anni per chiedere l'addebito". Alla signora Di Zio risponde il direttore generale dell'ospedale teatino, Pasquale Flacco. "Con molto rispetto per il dolore di questa madre e per il defunto- chiarisce Flacco- devo, però, comunicare che noi abbiamo rispettato la legge. In ogni caso, ho dato disposizione agli amministrativi di capire come mai l'addebito è stato inviato con sei anni di ritardo. Solitamente la tempistica per ricevere il bollettino si attesta sui sei mesi, un anno. Posso affermare con certezza che il ritardo non è stata una manchevolezza nei confronti della famiglia, l'unico fallo è stata la tempistica". Direttore sarebbe possibile un collegamento informatico tra l'ospedale e le anagrafi comunali per evitare casi analoghi in futuro?"Molto improbabile- Facciamo 70 mila prestazioni l'anno solo in pronto soccorso. Far controllare ogni prestazione per verificare i decessi significherebbe allungare di anni i tempi delle riscossioni. Se sarà accertato che c'è relazione tra la data del ricovero e quella del bollettino, la signora ha diritto a non pagare il dovuto. Deve solo comunicarcelo". Comunicazione che la Di Zio non ha nessuna intenzione di inoltrare alla Asl di Chieti perchè "la mia è una battaglia per costringere le amministrazioni pubbliche a svecchiare la comunicazione tra enti attraverso l'informatizzazione e una battaglia per il diritto di tutti a non vedersi rinnovato un dolore allucinante per colpa di una burocrazia che funziona male".


Michael Narducci trascinava gli amici al parco di Valle Cupa, zona Ticchione ad Alanno, racconta la madre Marina Di Zio. Li riuniva nell'area verde che oggi porta il suo nome grazie all'intitolazione voluta dall'ex sindaco Vincenzo de Melis subito dopo la scomparsa del giovane. E lì, tra una goliardata e l'altra, incideva sul telefonino le canzoni rap che scriveva e arrangiava e che poi postava sui social con la speranza di essere notato. Aspirava a diventare un rapper di fama. Il primo agosto di ogni anno, il padre del giovane, Vincenzo, organizza un memorial canoro a cui partecipano tutti i rapper della regione. Una grande festa, nel piccolo paese della provincia di Pescara che non ha mai dimenticato il ragazzo, che si rinnoverà anche il prossimo primo agosto . Venerdi 18 agosto, invece, si terrà il terzo memorial sportivo dedicato a Michael. Una corsa podistica che negli anni passati ha visto la partecipazione di almeno 400 atleti.
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DANIELA, LORENZO E VALENTINA: I TRE PESCARESI CHE HANNO ATTRAVERSATO A NUOTO LO STRETTO DI MESSINA

Una bracciata dopo l'altra per  conoscere e sfidare i propri limiti. Ognuno immerso nei propri pensieri. L'adrenalina a mille.  Il barcaiolo che ti indica la 
rotta. Il blu intenso del mare dello stretto di Messina, dove le correnti del Mar Jonio e del Mar Tirreno  si incrociano tra loro. Ora calde, ora freddissime. Il 
sole che cala a picco  disegna una lastra di luce sull'acqua. Tre amici pescaresi, Daniela Di Fazio, 45 anni,  impiegata di banca in corso Vittorio Emanuele, sposata con Antonio Stella, informatore medico di 48 anni, madre di  Francesca ed Eleonora, 15 e 11 anni;  Lorenzo Palmieri, 52 anni, single, maestro elementare a Villanova di Cepagatti, ispiratore dell'iniziativa  e Valentina D'Ascanio, 39 anni, psicologa dell'associazione Percorsi e ricercatrice 
all'università di Tor Vergata a Roma,  hanno nuotato a pelo d'acqua, stile libero, in un caldissimo giorno di giugno, seguiti in diretta dai social. Sotto di loro, un abisso di  120 metri di profondità. "Non vedi nulla, solo il blu dell'acqua. Non pensi a nulla, solo a nuotare per arrivare dall'altra parte". Dalla sponda 
siciliana a quella calabrese. Dalla spiaggia di Torrefaro (borgo di pescatori dove nasce il mito della ninfa Cariddi e dove si staglia un traliccio di ferro alto 
232 metri)  a quella di Cannitello ( U Cannateddu,  in dialetto di Reggio Calabria).  Daniela ha impiegato un'ora, 2 minuti e 29 secondi. Lorenzo 1 ora, 3 
minuti e 8 secondi. Valentina, 1 ora, 3 minuti e 7 secondi, per toccare l'altra sponda, 3,2 km di larghezza.  Ma non ha vinto nessuno. Non era una gara 
con un vincitore finale, solo una competizione con se stessi. Alla fine i tre amici, nuotatori per diletto, hanno "stappato una bottiglia di spumante per 
festeggiare". Non c'erano medaglie nè coppe da alzare in aria.  La sfida dei tre pescaresi è stato  attraversare lo stretto di Messina a nuoto con altri 60 
italiani . Una iniziativa  che si ripete ogni anno, più volte l'anno, quando le fasi lunari e le correnti lo consentono,  con il coordinamento degli organizzatori  Luciano Vietri di Roma  e Giovanni Arena, siciliano.  Una traversata faticosa ma suggestiva.  Lo sbarco sull'isola  della truppa pescarese è avvenuto  
domenica 18 giugno.Subito una riunione tecnica a capo Peloro, pochi km da Messina e poi una conviviale a base di pesce fritto da Filippa.   La prova,  il 
giorno successivo. Alle 10 tutti ai blocchi di partenza. Indossata la muta per contrastare acqua ghiacciata e meduse, cuffietta e  occhialini,  partenza a  
scaglioni. Alle 
10,40 il tuffo. I tre amici pescaresi, che ogni sera si allenano  da anni  per almeno un'ora e mezza alla piscina Le Naiadi con il gruppo  master Dugonghi  di Christian Di Sabatino, hanno nuotato l'uno accanto all'altra con il barcaiolo numero 5 che indicava la rotta,  supportato dalla Guardia Costiera locale. . Ogni gruppo aveva il suo barcaiolo di riferimento. Daniela:" E' stata una  emozione fortissima, che ti blocca il fiato. Poi ti godi il momento, il blu ti dà serenità.  In quei momenti pensi solo a nuotare e arrivare dall'altra parte. E' una prova di resistenza fisica. Perchè l'ho fatto? Volevo sfidare me stessa. Io nuoto da quando avevo 6 anni, mamma Franca mi iscrisse alla Pescarina, il mio istruttore era Egidio Spilla. Poi mi sono fermata a 13 anni per studiare  prima alla media Antonelli, poi al liceo D'Annunzio e poi ho  creato la mia meravigliosa famiglia di sportivi. Mio marito è un runner e  
 anche le mie figlie nuotano. Ognuno di noi coltiva le proprie passioni con tanto sacrificio. Ogni giorno entriamo e usciamo di casa a orari diversi, ma 
quando stiamo insieme ci coccoliamo  e deliziamo con una pizza al pomodoro, il  ciambellone e la torta di avena e latte di soia". Cosa pensano le sue figlie della loro super mamma?"Francesca mi ha detto: sono fiera di te. Ed Eleonora: mamma quando torni?". Nei giorni precedenti  la sfida, Daniela non aveva raccontato nulla a nessuno, neppure ai colleghi che hanno saputo della performance attraverso le prime notizie trapelate dal Centro online nei giorni scorsi:"Incredibile, pensavamo fosse uno scherzo". 


Lorenzo Palmieri, che ha convinto "senza difficoltà" le due amiche di nuoto ad attraversare lo Stretto,   fino a due anni fa aveva il "terrore del mare".  
Forse perchè "quando ero piccolo vedevo i miei genitori  allontanarsi al largo e temevo che non tornassero più".  Poi, all'improvviso, è esplosa la 
passione per il nuoto grazie alle amicizie strette con la brigata Dughonghi alle Naiadi. "Abbiamo  fatto tante piccole traversate a Giulianova e Scanno per 
scaldarci i muscoli e a settembre andrò a gareggiare a Londra. Che esperienza è stata lo Stretto di Messina? Indimenticabile, da rifare. Anche Valentina e 
Daniela sono d'accordo. Le ragazze hanno nuotato con molta determinazione.  Io l'ho presa con uno spirito più goliardico, ma ognuno di noi ha nuotato 
seguendo le proprie sensazioni. Sotto di noi c'erano 120 metri di profondità e il blu dell'acqua ci abbracciava. Uno spettacolo meraviglioso, unico. Questa 
esperienza ci ha molto unito. La sera prima, a cena, ridevamo e scherzavamo, ma ognuno di noi celava l'ansia che poi si è sciolta, quando abbiamo 
toccato con le mani gli scogli della sponda calabrese. Abbiamo vissuto tante emozioni, e tutte insieme,  in sole 24 ore. Perchè lo abbiamo fatto? Per 
vivere emozioni fortissime in un luogo mitologico e di grande suggestione. Quando abbiamo deciso di partire ci siamo detti:"Vediamo di cosa siamo 
capaci. Non pensavamo a nulla mentre nuotavamo, solo ad arrivare dall'altra parte". 


"Non escludiamo di rifare questa esperienza che è stata una sfida con noi stessi" rivela Valentina D'Ascanio, appassionata anche di pallamano, sci di 
fondo, pallavolo e corsa. Il nuoto  è la sua vita da quattro anni  e lo Stretto l'ha stregata: "Non potevamo rifiutare la proposta di Lorenzo.  E' stata una 
esperienza che ci rimarrà dentro in un tratto di mare particolare perchè lì le acque si incrociano, dando vita ad uno spettacolo della natura. Vietri la sera 
prima ci disse:"Nuoterete in un blu che non avete mai visto. E noi abbiamo volato in quel blu in tutta sicurezza con i barcaioli che ci davano le dritte con  
un medico a bordo. Non abbiamo mai avuto la percezione di essere soli nel buio delle profondità marine. I 50 minuti al giorno di allenamento ci sono 
serviti, ma nuotare in mare aperto è tutta un'altra cosa. In mare serve la resistenza fisica ma anche mentale. Cosa pensavo durante la nuotata? Solo a 
nuotare. Non ho sofferto. La traversata, organizzata molto bene,  è stata fluida, ho cercato di mantenere la concentrazione per tutto il tempo. Non 
essendoci competizione, abbiamo solo goduto di quei momenti che mai si potranno dimenticare. L'ultima parte del tragitto abbiamo incrociato una 
corrente di acqua ghiacciata che ci ha trapassato la muta. Era il capolinea vicino agli scogli della costa calabra. Poi abbiamo festeggiato stappando una bottiglia e ci sono arrivati messaggini da tutte le parti. Sacrifici alimentari? Io sono golosa di tutto. In generale,  dove c'è passione non c'è sacrificio". 
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venerdi 21  luglio  2017
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giovedì 20 luglio 2017

LA GUARDIA COSTIERA:"ENTRARE IN ACQUA IN SICUREZZA E IN SALUTE ALTRIMENTI I PERICOLI DEL MARE POSSONO ESSERE FATALI" I BAGNI DELLA COMPAGNIA DEL MARE:"I BAGNANTI INDISCIPLINATI METTONO A RISCHIO ANCHE LA NOSTRA VITA"

L'APPELLO DELLA GUARDIA COSTIERA. "E' importante entrare in acqua in sicurezza e in buone condizioni di salute. La mancata conoscenza dei pericoli del mare, talvolta, può essere fatale". Dopo i diversi salvataggi, da parte di bagnini e operatori marittimi, avvenuti  negli ultimi giorni  sulla costa adriatica  col mare mosso, la Guardia 
Costiera, guidata dal comandante Enrico Moretti, contrammiraglio del corpo delle Capitanerie di Porto, elargisce consigli utili su come 
affrontare il mare  in sicurezza.  E fornisce un decalogo  con l'obiettivo di  far si che "la vacanza sia un piacevole ricordo".  Buttarsi  sconsideratamente 
tra le acque in burrasca vuol dire "sottovalutare i pericoli del mare che possono essere fatali. Confidare nella presenza dei bagnini, e a Pescara siamo 
fortunati perchè quasi tutti i tratti di costa sono controllati,  è importante ma è necessario anche  il buon senso".  Sulla base di  questi semplici, ma 
efficaci concetti,  la Guardia Costiera invita i bagnanti a  informarsi attraverso le ordinanze della Capitaneria  (e  quella regionale del Dipartimento Turismo Cultura e Paesaggio) affisse negli stabilimenti balneari e sulle torrette dei baywatch sulla spiaggia. Oppure 
consulare il sito internet http://www.guardiacostiera.gov.it/pescara. La prima cosa da fare è guardare sempre  se in alto sventola la bandiera rossa (quella bianca indica il via libera in mare) che viene issata, secondo l'ordinanza della Guardia costiera "in caso di balneazione pericolosa, avverse condizioni meteo, avvistamento di squali, segnalazione di ordigni e in caso di sospensione (anche temporaneo ) del servizio di  salvataggio". L'avviso di balneazione pericolosa "dovrà essere ripetuto più volte anche attraverso la diffusione sonora".  Il decalogo suggerisce: di  "evitare  di fare il bagno se non si è  in perfette condizioni psicofisiche e non entrare mai in acqua da soli perchè anche il più banale incidente potrebbe avere gravi conseguenze;  anche se si è buoni nuotatori non forzare eccessivamente il  fisico, facendo ad esempio apnee prolungate; dopo una lunga esposizione sotto il sole o un’intensa attività fisica, entrare  in acqua gradualmente, bagnando prima la nuca, poi il petto e l’addome; lasciar trascorrere almeno tre ore dall’ultimo pasto prima di fare il bagno; evitare di entrare in acqua quando è esposta la bandiera rossa che indica sempre una situazione di pericolo per il bagnante. Chi non sa  nuotare,  è bene si bagni esclusivamente in acque molto basse e sotto controllo diretto di qualcuno che sappia nuotare;  non lasciare e non mandare i bambini da soli in acqua; non allontanarsi  oltre i gavitelli rossi  o arancioni che delimitano la zona di sicurezza per la balneazione entro i 300 metri dalla battigia; non  allontanarsi dalla spiaggia oltre i 50 metri usando materassini, ciambelle, galleggianti o piccoli canotti gonfiabili; evitare di tuffarsi dagli scogli e infine  seguire quanto prescritto nell’ordinanza della Capitaneria di Porto e ascoltare i suggerimenti dei bagnini di salvataggio che operano per la sicurezza di tutti". 1530 è il numero blu per l'emergenza in mare. 

DICONO I BAGNINI. "I bagnanti non si rendono conto che entrando in acqua col mare mosso e le onde alte mettono in pericolo anche noi che dobbiamo salvarli". Secondo 
i bagnini della Compagnia del Mare, ognuno dei quali ha il compito di monitare, a turno, 150 metri di spiaggia da Città San'Angelo alle Isole Tremiti,  i 
pericoli delle acque agitate vengono sottovalutati "perchè troppo spesso, dopo averli richiamati e sconsigliati di entrare in acqua con la bandierina rossa 
ben in vista, ci rispondono: tanto ci siete voi che ci venite a salvare". Tra il serio e il faceto, un ragionamento poco sensato che  ha spinto Cristian Di 
Santo, presidente della Compagnia del Mare (200 giovani, età media 25 anni, più maschi , " le ragazze sono belle e di carattere", due turni giornalieri: 
dalle 10 alle 14.30 e dalle 14.30 alle 19) e della Società di Salvamento ( 30 anni di attività, 70 unità muniti di gommone, moto d'acqua con barella e pattuglia mobile con defibrillatore) ad adottare provedimenti più drastici:"Siamo arrivati a vietare categoricamente la balneazione, anche se tecnicamente non sarebbe  possibile. Ma quando le condizioni del mare non lo permettono, sconsigliamo vivamente i bagnanti. In questo modo annulliamo il rischio di incidenti perchè col mare grosso si formano correnti di risacca pericolose soprattutto al largo delle scogliere". "In questi casi- è il consiglio di Di Santo-  chi viene coinvolto nel mulinello col rischio di essere sbattuto contro gli scogli, deve avere la prontezza di nuotare parallelamente alla costa per uscire  all'onda anomala". "Noi richiamiamo continuamente le persone, convincendole a non entrare in acqua se non sono garantite le giuste condizioni - riferisce  Chiara Ballone, lifeguard  attualmente  addetta al controllo di una spiaggia  libera e  una in cconcessione al confine tra Pescara e Francavilla, nei pressi del Lido Ombretta- facciamo azione di prevenzione anche per salvare la nostra vita. I più indisciplinati sono le persone anziane , gli adulti in generale. Mi sono persino sentita rispondere: "Vado a controllare che esistano queste ordinanze", perchè non ci credevano. Qualche giorno fa è accaduto che due bimbetti di circa 6-7 anni sono stati lasciati per mezz'ora da soli dai genitori che si sono inoltrati dietro la scogliera  su un tratto di spiaggia. Non avevano visibilità dei figli, ma io me ne sono accorta e li ho guardati tutto il tempo. L'ultimo caso che mi è capitato, una signora con un neonato in braccio si è addentrata a livello delle acque sicure (un metro di profondità) c'era il mare grosso,, le ho sconsigliato di non allontanarsi, ma non mi ha ascoltato. Accade anche questo, non possiamo obbligare nessuno a non entrare in acqua, ma in casi estremi abbiamo facoltà di far intervenire la Guardia Costiera".  Ancora più recalcitranti alle regole sono gli utenti delle spiagge libere:"  Con loro è tutto più difficile perchè si sentono al riparo dai controlli e quando li invitiamo a rispettare le regole imposte dalla Capitaneria sui giochi in spiaggia, per esempio, ci rispondono: "Siamo in una spiaggia libera, possiamo fare quello che vogliamo". E invece no. Perchè le regole valgono per tutti. Lo conferma l'articolo 1 dell'ordinanza della Guardia Costiera numero 42 del 2015, attualmente vigente,  dove si legge che "è fatto obbligo a concessionari balneari e ai Comuni, per le spiagge libere, di esporre in luogo visibile all'utenza copia della presente ordinanza di sicurezza balneare" in modo da essere visionata da chiunque. Chi si butta in acqua quando il mare è mosso "non avverte il senso del pericolo, si sente sicuro perchè sa nuotare e non pensa certo di mettere in difficoltà anche noi che li dobbiamo soccorrere - è la disamina di Roberta Conforte, un'altra baywatch in servizio tra Sabbia d'oro e la Conchiglia a Portanuova - per il salvataggio siamo muniti di binocoli, boccaglio, giubbotto e salvagente e siamo assicurati se ci facciamo male . Sulla torretta ci sono tutte le indicazioni a disposizione dei bagnanti ai quali chiediamo massima collaborazione". 
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giovedi 20  luglio  2017
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mercoledì 19 luglio 2017

PASSEGGERI STRETTI COME SARDINE, NIENTE ARIA CONDIZIONATA E MALEDUCAZIONE NEI BUS PESCARESI: LA REPLICA DI TUA

I passeggeri "stretti come sardine" e non solo negli orari di punta. Perchè ci sono corse, come ad esempio la linea 38 che da Cappelle sul Tavo arriva
fino all'aeroporto di Pescara passando per Montesilvano, perennemente affollate. Gli utenti, spesso ammassati uno sull'altro, costretti anche a
respirare gli odori del vicino, boccheggiano per il caldo con i "finestrini sigillati e l'aria condizionata che funziona a fasi alterne". E che dire della guida
degli autisti? Sempre attaccati con "l'orecchio al cellulare e con l'occhio sul tablet", fanno "brusche frenate" e "corrono come piloti di Formula Uno". E'
un trasporto da terzo mondo quello delineato dai cittadini che ogni giorno si spostano col bus da un capo all'altro della città e fuori dalle linee urbane per
svago, ma soprattutto per lavoro e studio. E che a notte fonda, quando finiscono il turno di lavoro, non possono contare sul mezzo pubblico (spesso
sono costretti a chiamare i taxi) per rientrare a casa perchè intorno alla mezzanotte le corse finiscono e gli autobus fanno capolinea o rientrano nei
garage dell'azienda del trasporto pubblico metropolitano. I lavoratori e i ragazzi del Collettivo Studentesco Regionale, in rappresentanza delle migliaia di
studenti pendolari della regione, uniscono le forze e lanciano un appello alle istituzioni: bus che viaggiano anche di notte e miglioramento del trasporto
giornaliero carente di comfort e servizi a fronte del costo del biglietto che aumenta periodicamente. Attualmente 1 euro e 20 centesimi se il biglietto si acquista a terra, 1,50 se si oblitera a bordo. Paradossalmente la linea attivata in notturna nei giorni scorsi (la convenzione per il bus navetta notturno firmata tra Tua, Trasporto Unico Abruzzese e i Comuni di Pescara e Francavilla con il supporto di Arci, Endas e Babilonia) e dedicata anche alla movida con servizi di animazione a bordo, ha fatto scattare la rabbia dei pendolari e dei lavoratori. "Per la movida corse notturne e per tutti coloro, albergatori, baristi, personale dell'ospedale, tanto per citarne alcuni, che finiscono di lavorare a notte fonda, no?- lamenta Italo Testa, 54 anni, cuoco pescarese
tornato a vivere a Montesilvano due mesi fa , dopo una parentesi di 10 anni a Salvador de Bahia, in Brasile- Pescara, la città più importante d'Abruzzo, che si vanta di essere tecnologica e all'avanguardia,sul trasporto urbano sta all'anno zero. Io esco la sera dai ristoranti e alberghi dove lavoro e, non avendo un mezzo per spostarmi, sono costretto a chiamare un taxi per tornare a casa oppure vado a piedi. Un giorno sono arrivato a Pescara da Sulmona, via treno, verso le 23 e ho aspettato un autobus per un'ora e mezza prima di capire che non sarebbe passato perchè intorno alla mezzanotte sono già fermi". Il cuoco afferma di viaggiare quotidianamente su tante linee :"2, 2/, 5, 10 le prendo un pò tutte e quello che vedo è allucinante: gli autisti attaccati ai cellulari e i tablet, le frenate improvvise che ti fanno scivolare dal sedile, i controllori che si accaniscono e si rivolgono brutalmente agli stranieri e famiglie di stranieri con i bimbi al seguito. E poi si scoppia di caldo, attaccati uno all'altro. I finestrini sono sigillati, l'aria condizionata non funziona nella maggioranza dei casi. Hanno messo le centraline con display per le corse, ma sono troppo tecnologiche e spesso non funzionano. La gente ormai non reclama nemmeno più perchè è rassegnata. E non ci vengano a raccontare che i soldi per attivare le linee notturne non ci sono e che non ci sono neppure gli utenti, perchè sono favole e hanno il coragio di promuovere le notti bianche senza un servizio di trasporto notturno adeguato?". E ancora: "Come fanno ad abbattere l'inquinamento se costringono la gente ad andare in macchina perchè i mezzi pubblici non funzionano, non sono collegati con gli altri paesi dell'hinterland e gli orari dei collegamenti non sono legati alla vita lavorativa delle persone? ". Conclude Testa:"Ho provato a chiedere lumi agli autisti , ma mi hanno risposto che i turni di notte sono pericolosi a causa della criminalità".

LA REPLICA DI TUA.
Le corse notturne? Dopo quelle della linea 21, attivate il 7 luglio scorso, sulla tratta Francavilla - Pescara e che sta " riscuotendo molto successo con numerosi viaggiatori", il prossimo anno il servizio potrebbe essere esteso, qualora ve ne fossero le condizioni, a Montesilvano e Cappelle sul Tavo. Su Pescara- Pescara, il servizio prevede partenze ogni 35 minuti sia dal capolinea di Francavilla foro che da Zanni con corsa aggiuntiva alle 4 per consentire il rientro. E' la replica di Tua, Trasporto Unico Abruzzese, all'appello lanciato ieri da cittadini e studenti che chiedono all'azienda di trasporti l'avvio di un "cambio di mentalità" con l'introduzione delle linee notturne e con la riqualificazione e il miglioramento dei servizi dei turni diurni. La miccia è stata accesa da un cuoco pescarese che a fine turno, a notte fonda, non trova mai un mezzo pubblico per tornare a casa a Montesilvano. Come lui tantissimi altri cittadini che dopo la mezzanotte restano a piedi perchè i bus tornano negli hangar. E dal Collettivo Studentesco e l'associazione So.ha, in rappresentanza degli studenti abruzzesi, che hanno chiesto l'ennesimo incontro, previsto per il prossimo 19 luglio, con i vertici di Tua e con gli aministratori del Comune di Pescara per rifare il punto della situazione a seguito della proposta di implementare altre 4 corse, ogni ora, lungo l'asse Pescara-area metropolitana. Per il momento, un progetto non fattibile, secondo l'azienda di trasporti: "tante le variabili da valutare" a cominciare dai costi vivi e dalla verifica di una eventuale utenza a copertura dei costi. Punto per punto, Tua replica alle istanze di cittadini e popolazione studentesca. Sulle linee sovraffollate (un esempio, il 38, tratta Cappelle sul Tavo- Pescara) l'azienda precisa "di essere già intervenuti per adeguare l'offerta alle mutate esigenze della domanda". Pertanto "il lamentato sovraccarico, riscontrato anche dalla nostra rete di monitoraggio, ci ha portato al potenziamento del servizio con l'introduzione di una corsa bis in partenza alle ore 6.50 da Cappelle sul Tavo". Sugli autisti che guidano i mezzi come "piloti di Formula uno, che spingono l'acceleratore e ti fanno scivolare dai sedili", Tua sostiene che " alla velocità commerciale nella zona urbana di Pescara, auspicheremmo anche noi che fosse ben superiore ai 16 km orari che si registrano attualmente a causa soprattutto della promiscuità con il traffico privato e a quello che ne deriva comprese le brusche frenate legate alle non insolite e improvvise interferenze, per le quali, allo scopo di evitare rischi di cadute è fatto obbligo ai passeggeri di far uso degli appositi sostegni". E se gli autisti parlano al cellulare e guardano i tablet invece di
tenere gli occhi sulla strada? Tua replica sostenendo che i controlli della società vengono effettuati e chiede aiuto agli utenti:"Riguardo ai
comportamenti del personale di guida non in linea con il codice della strada, fermi restano i controlli che la società effettua con apposito personale
ispettivo, ci preme evidenziare che qualsiasi segnalazione, se ben circostanziata, ci è particolarmente gradita in quanto ci aiuta ad attuare le necessarie
correzioni". A latere, l'azienda spiega che gli autisti sono muniti di cellulari e tablet di servizio per le consultazioni online, attraverso il sistema intranet,
su eventuali informazioni richieste dagli utenti in tempo reale. Sul territorio pescarese circolano 200 bus, 900 in tutta la regione. Tua dispone di un
organico, tra amministrativi, autisti, manutentori, verificatori (ex controllori), capi deposito e mobility manager di 1600 unità. Trentotto i milioni di km percorsi su gomma (lo Stato assicura 3 euro a km) anche in territorio extraregionale: Roma, Napoli e Salerno ; 1,200 quelli percorsi su rotaia con il vettore Sangritana nelle tratte Lanciano-San Vito e sulla direttrice Termoli, San Benedetto del Tronto, Giulianova-Teramo.
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mercoledi 19 luglio 2017
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