domenica 31 gennaio 2016

ECCO COME ANDARE IN PENSIONE A 63 ANNI E QUALCHE MESE

Chi può richiederla, quali sono i requisiti, come si calcola il trattamento: tutto quello che c'è da sapere per andare in pensione a 63 anni. A spiegarlo è Noemi Secci, consulente del lavoro, in un articolo pubblicato sul portale di informazione e consulenza legale 'La legge per tutti'.I requisiti per ottenere la pensione, com’è noto - spiega l'esperta - sono stati molto inaspriti dalla legge Fornero: per uscire dal lavoro nel 2016, nella generalità dei casi, sono necessari 66 anni e 7 mesi per la pensione di vecchiaia (per le donne 'bastano' 65 anni e 7 mesi, ma il requisito sarà pari a quello degli uomini nel 2018), e 42 anni e 10 mesi per gli uomini per la pensione anticipata (41 anni e 10 mesi per le donne). Requisiti certamente non semplici da raggiungere. Quello che molti non sanno è che esiste una 'terza via' per ottenere la pensione: si tratta della pensione anticipata contributiva, che può essere raggiunta a 63 anni di età (con l’aggiunta di 7 mesi, dovuta agli adeguamenti alla speranza di vita).
REQUISITI - Oltre all’età, per raggiungere la pensione anticipata contributiva, i requisiti sono:
– il possesso di almeno 20 anni di contributi;
– l'ammontare dell’assegno ottenibile, che deve essere superiore a 2,8 volte l’assegno sociale (in pratica, la pensione deve risultare pari ad almeno 1255 euro).
CHI PUO' RICHIEDERLA - La pensione anticipata contributiva - spiega l'esperta - non ha destato molto interesse, sinora, poiché si riteneva che fosse riservata soltanto ai lavoratori con diritto al calcolo della pensione interamente contributivo: in pratica, si pensava che questo tipo di pensione fosse riservata a chi fosse privo di contributi versati prima del 1996. Una recente circolare dell’Inps, tuttavia, ha chiarito che la pensione anticipata contributiva può essere richiesta anche da chi possiede contributi versati precedentemente al 1996 , qualora sia iscritto alla Gestione separata e opti per il computo nella gestione stessa della contribuzione posseduta in altre gestioni. In pratica, è data, agli iscritti alla Gestione separata (liberi professionisti e lavoratori autonomi, parasubordinati- co.co.co., o soggetti che hanno fruito dei voucher per lavoro accessorio), la possibilità di cumulare i contributi appartenenti a casse diverse in tale gestione, in modo da ottenere un’unica pensione, anche se la contribuzione da computare è stata versata anteriormente al 1° gennaio 1996. Poiché tutta la contribuzione versata o cumulata nella Gestione separata deve essere calcolata col metodo contributivo, in quanto la gestione può dare unicamente luogo ad un trattamento soggetto a tale sistema di calcolo, la pensione anticipata contributiva può dunque essere domandata anche da chi, al 31 dicembre 1995, risulta avere dei contributi già versati (che quindi sarebbero dovuti essere calcolati col metodo retributivo).
COME SI RICHIEDE - Per ottenere la pensione anticipata contributiva col cumulo - si legge - deve essere esercitata la facoltà di computo al momento della presentazione della domanda di pensione: in pratica, è necessario richiedere la pensione nella Gestione Separata ed optare esplicitamente, nella stessa istanza di pensione, per il computo dei contributi accumulati nelle altre gestioni. Questo, invece, non è necessario per i 'contributivi puri', cioè per chi non possiede contributi versati prima del 1996, laddove possiedano almeno 20 anni di contributi, perché possono accedere comunque alla pensione anticipata a 63 anni, anche senza computo.
CALCOLO - La facoltà di andare in pensione anticipatamente a 63 anni - raccomanda l'esperta - deve essere ponderata attentamente, in quanto il calcolo col metodo contributivo può comportare, a seconda dei casi, forti penalizzazioni. Il sistema contributivo, infatti, non si basa sugli ultimi stipendi, ma sulla somma dei contributi accantonati e rivalutati (montante contributivo) e sul coefficiente di trasformazione, che converte i contributi in pensione, in modo tanto più favorevole, quanto più è alta l’età pensionabile. La penalizzazione - si legge - è dunque minore per quei soggetti che possedevano già, prima del computo, contributi non utili al calcolo retributivo, o che comunque sarebbero dovuti essere assoggettati alla totalizzazione, per ottenere una pensione (ugualmente calcolata col contributivo).
domenica 31  gennaio 2016 
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giovedì 28 gennaio 2016

UNA LEGGE PER RENDERE OBBLIGATORIA LA DOGGY BAG

A dare il buon esempio anche in Italia fu Michelle Obama dopo un pranzo in un ristorante romano vicino al Pantheon. "Mi può dare la doggy bag, per favore?" ha chiesto al cameriere la first lady americana. Da noi la borsa con gli avanzi, pensata originariamente per il cane, non si usa. Sono in pochi a chiederla di solito, non si usa, quasi 22mila invece l'hanno chiesta virtualmente sul web, firmando una petizione su Change.org. Tutti a chiedere, scrive il promotore Corrado Finocchiaro, "il contenitore per alimenti nel quale si possono raccogliere gli avanzi di un pranzo o di una cena al ristorante da poter portare a casa per consumarli successivamente". "Lo spreco alimentare è una piaga che colpisce il nostro Paese e non solo - si legge -. Si calcola che circa metà del cibo, prodotto nel mondo finisca nella spazzatura". Per questo, suggerisce, facciamo come in Francia, dove "dal primo gennaio di quest'anno, una legge 'obbliga' i ristoranti a offrire ai propri clienti la 'doggy bag'". Perché? "Se non hai il cane puoi sempre regalarla a chi, fuori dal ristorante, non ha di che nutrirsi come accade spesso negli Stati Uniti" suggerisce uno dei firmatari.
giovedi 28  gennaio 2016 
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FALSI MEDICINALI: UN BUSINESS DA 200 MILIARDI DI DOLLARI L'ANNO

Il 38% di tutti i prodotti sequestrati per irregolarità è costituto da medicinali falsificati, un mercato che vale addirittura 200 miliardi di dollari l'anno. E inoltre contiene medicinali il 36% dei colli postali sequestrati. Lo evidenzia l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico nel report “Illicit trade: convergence of criminal networks”, che scatta una fotografia del fenomeno negli Stati Ocse senza trascurare i numerosi furti negli ospedali italiani e nella filiera. Nel nostro Paese, recita il report citando il management di un’azienda, “spariscono” ogni mese cinque cargo per il trasporto di medicinali. Il Pharmaceutical Security Institute, citato dall'Ocse, afferma che se nel 2002 si erano registrati 196 eventi criminosi legati alla contraffazione e/o al commercio illegale o al furto di farmaci, nel 2014 questo numero è salito a 2.177. I dati più recenti di comparazione mostrano che sia a livello europeo (Commissione Europea) che a livello mondiale (WCO), la contraffazione continua a crescere parallelamente alla crescita della globalizzazione e del commercio via internet. E questo pur tenendo conto che si tratta in un caso come nell’altro di dati interdoganali, che quindi non includono le contraffazioni prodotte e consumate all’interno della stessa regione doganale. Per quanto concerne la casistica delle falsificazioni, il 32% dei farmaci contraffatti non contiene principio attivo, il 20% ne contiene quantità non corrette, il 21,4% è composto da ingredienti sbagliati, il 15,6% ha corrette quantità di principi attivi ma un packaging falso e l'8,5% contiene alti livelli di impurità e contaminanti. Internet, infine, resta la via più diffusa per vendere e comprare questi prodotti: oltre il 50% dei farmaci reperibili online è falso. Per lo “Sportello dei Diritti” cresce, quindi, il valore complessivo della contraffazione, ma crescono più che proporzionalmente i rischi per il consumatore perché i prodotti di uso quotidiano e prodotti potenzialmente dannosi per la salute e per la sicurezza dei consumatori ammontano al 38,6% dei sequestri effettuati nel 2014, confrontati con il 24,5% del 2013. Una situazione ancora più allarmante se si considera che circa il 24% dei sequestri ha riguardato farmaci e che tra i colli postali sequestrati (ovvero i piccoli acquisti effettuati direttamente dal consumatore) circa il 36% erano medicinali.
giovedi 28  gennaio 2016 
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martedì 26 gennaio 2016

SONNO: LE POSIZIONI A LETTO INFLUENZANO LA SALUTE

Le posizioni sono importanti, soprattutto a letto.  Non per fare sesso, ma per dormire. Gli esperti dicono che la posizione in cui dormiamo può influenzare seriamente la nostra salute e il nostro benessere, aiutandoci addirittura a prevenire l'Alzheimer.
Secondo quanto riportato dal Daily Mail, pare infatti che dormire sul lato sinistro incrementi la probabilità di avere incubi, ma non solo. Dormite sulla vostra sinistra? Avrete benefici allo stomaco "grazie a un particolare allineamento degli organi - spiega l'esperto Matthew Noble - che riduce la percentuale di acidità". Secondo studiosi della turca Yuzuncu Yil University, però, coricarsi sul fianco sinistro aumenta la possibilità di avere incubi: 40.9% contro il 14.% di chi dorme a destra.
Per chi si addormenta supino, è importante allineare ginocchia e spina dorsale per alleviare il dolore alla schiena. Non solo, ma dormendo sulla schiena si protegge anche la pelle, perché la vostra faccia non sarà schiacciata contro il cuscino per sei o sette ore consecutive. Ma se avete una persona accanto, evitate di prendere sonno sulla schiena. Perché? La lingua cade alla fine del palato occludendo le vie respiratorie e raddoppiando le possibilità di russare o di avere apnee notturne. Pro e contro anche per gli affezionati alla posizione fetale. Se da un lato gli osteopati la raccomandano per aiutare la respirazione e consentire una maggiore flessibilità alla spina dorsale, è sconsigliata per chi soffre di reumatismi al collo: la pressione sulle articolazioni alla base del cranio potrebbe infatti peggiorarli. La soluzione? Posizionare un cuscino sotto la testa per alleggerire il peso su collo e schiena, e aggiungerne uno tra le ginocchia per aumentare il comfort.Dormire sul lato destro è l'ideale per chi soffre di pressione alta. In questa posizione, infatti, il cuore avrà più spazio sul lato sinistro della cavità toracica, portando a un lieve abbassamento della pressione. Il fianco destro è una buona 'medicina' anche per il cervello e il sistema nervoso e potrebbe, secondo i ricercatori della Stony Brook University, prevenire l'Alzheimer. E' però una posizione da evitare assolutamente se si è in dolce attesa, perché potrebbe restringere il flusso sanguigno diretto al feto.
Per finire, il sonno sulla pancia, che favorisce la digestione dopo un pasto pesante e porta a fare sogni più eccitanti, ma è una pessima compagna per la respirazione: essa può infatti pizzicare i nervi e provocare mal di testa e tensione nelle spalle. 
martedi 26 gennaio 2016 
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SOSTANZE TOSSICHE NELL'ABBIGLIAMENTO E NEGLI ATTREZZI DEGLI SPORT ALL'APERTO

Abiti, scarpe, tende, zaini, corde e perfino sacchi a pelo dei principali prodotti per gli sport all'aperto di celebri marche contengono sostanze altamente tossiche. È quanto emerge da una serie di analisi realizzate da Greenpeace nel quadro della campagna denominata "Tracce nascoste nell'outdoor" presentate el corso dell'ISPO Monaco (la maggiore fiera del settore outdoor in Europa). I risultati mostrano elevate concentrazioni di acido perfluoroottanoico (PFOA), un composto perfluorurato (PFC) a catena lunga collegato a numerose patologie e malattie gravi come il cancro. The North Face, Patagonia, Mammut, Salewa e Columbia i marchi messi sotto accusa perché continuano a usare PFC per impermeabilizzare i loro prodotti nonostante "si dichiarino a parole sostenibili e amanti della natura". Greenpeace ha analizzato 40 prodotti, votati nei mesi scorsi dagli appassionati di tutto il mondo sul sito web dedicato, trovandovi PFC in elevate concentrazioni nel 90% dei casi. Solo in 4 prodotti (10%) non sono stati rilevati PFC, "dimostrazione del fatto che solo poche aziende si stanno muovendo nella direzione giusta". "Questa sostanza, fferma Giuseppe Ungherese, campagna inquinamento di Greenpeace Italia, già sottoposta a severe limitazioni in Norvegia. I PFC sono composti chimici che non esistono in natura. Una volta rilasciati nell'ambiente si degradano molto lentamente ed entrano nella catena alimentare, causando una contaminazione pressoché irreversibile. Sono stati trovati perfino nelle aree più remote del pianeta, in animali come delfini e orsi polari e nel sangue umano".E concludono: "negli ultimi anni molti marchi dell'outdoor hanno abbandonato i PFC a catena lunga a favore di quelli a catena corta, sostenendo che fossero un'alternativa meno dannosa. Eppure, recentemente, più di 200 scienziati da 38 Paesi, osserva lo “Sportello dei Diritti”, la Dichiarazione di Madrid che raccomanda di evitare l'uso di tutti i PFC, inclusi quelli a catena corta, nella produzione dei beni di consumo". Alcune sostanze presenti nei vestiti non solo inquinano i fiumi dei paesi di produzione ma hanno effetti sull'attività ormonale di chi li indossa o sono addirittura cancerogeni.

sabato 23 gennaio 2016

ANCHE IN ITALIA E' ALLARME SUL VIRUS ZIKA CHE PUO' PROVOCARE MICROCEFALIA

L'Italia non è immune dal virus Zika che suscita grande preoccupazione a causa delle gravissime conseguenze, tra cui la microcefalia, che provoca nei figli delle donne contagiate durante la gravidanza. Nel 2014 la Regione Toscana ha segnalato 3 casi confermati di febbre da Zika virus importati dalla Polinesia. Va sottolineata la recente segnalazione di casi autoctoni di Zika virus in Svizzera che potrebbero determinare un incremento dei casi importati. Ultimamente negli ospedali elvetici sono stati diagnosticati quattro casi tra persone rientrate da viaggi America latina dove la malattia, trasmessa con le punture di zanzara, si sta rapidamente diffondendo. Stando a quanto anticipato da RTS i malati, con sintomi lievi, sono stati individuati dal Policlinico universitario di Losanna (uno), da un medico vodese (uno) e dall’Istituto di medicina tropicale di Basilea (due). "Va aumentata la vigilanza verso l'individuazione di casi importati dell'infezione del virus (ZIKV) Zika in Stati membri dell'UE, paesi e territori d'oltremare e regioni ultraperiferiche dell'UE, in particolare dove sono presenti potenziali vettori". Questa è la conclusione principale della valutazione del rischio ECDC (European Centre for Disease Prevention and Control). L'individuazione precoce dei casi è essenziale per ridurre il rischio di trasmissione autoctona nelle regioni dove sono stabiliti i potenziali vettori. La valutazione del rischio evidenzia anche che i medici e i Centri di Medicina Preventiva e Tropicale devono essere consapevoli dell'evoluzione delle zone colpite dal virus ZIKV in Brasile e la regione del Pacifico e dovrebbero includere l'infezione ZIKV nella loro diagnosi differenziale per i viaggiatori provenienti da quelle zone. E oggi all’elenco delle malettie infettive trasmesse dalla zanzara tigre come la febbre gialla, dengue e chikungunya, che ha colpito oltre duecento persone anche in Italia, se ne aggiunge: lo Zika virus, “parente” (cioè legato filogeneticamente) dei virus della dengue, è stato isolato per la prima volta negli esseri umani negli anni Settanta, ma la sua virulenza è emersa solo con le epidemie del 2007 in Micronesia (5 mila casi) e del 2013 in Polinesia (55 mila casi). La zanzara della specie Aedes aegypti è considerata il principale responsabile della sua diffusione. I ricercatori dell’Institut de recherche pour le développement di Marsiglia e del Centre International de Recherches Medicales de Franceville (Gabon) hanno analizzato il sangue 4.312 pazienti colpiti da dengue o chikungunya in Gabon, dal 2007 al 2010, anni in cui in questo Paese si sono verificati numerosi casi. Hanno analizzato anche 4.665 zanzare prelevate nello stesso periodo, appartenenti a nove specie. I risultati mostrano che lo Zika virus era presente in numerosi sieri, ed è quindi probabile che abbia avuto un ruolo importante, e sottovalutato, nelle epidemie attribuite alle altre febbri. Il virus è stato trovato anche nelle zanzare, e in particolare in numerosi campioni di Aedes albopictus, più nota come zanzara tigre. Un aspetto che merita attenzione, perché la zanzara tigre è sempre più diffusa in Asia e Africa, ma anche in America e in Europa, dove si pensa sia arrivata nel 2004.In Italia, la diffusione di questi virus è monitorata da programmi specifici, come indicato nella circolare del Ministero della Salute “Sorveglianza dei casi umani delle malattie trasmesse da vettori con particolare riferimento a Chikungunya, Dengue, Zika virus e West Nile Disease 2014“. Il 15 maggio 2015, il Ministero della salute del Brasile ha confermato l'esistenza di un focolaio del ZIKV nel paese in seguito all'identificazione del ZIKV in 16 campioni (otto da Bahia e otto da Rio Grande do Norte) dal laboratorio nazionale di riferimento. Il Ministero della salute sta studiando altri casi sospetti e ha rafforzato le misure di sorveglianza, prevenzione e controllo del paese. Questo è il primo rapporto dell'infezione autoctona di ZIKV in Brasile. Nel 2015, il dipartimento della salute di Vanuatu ha segnalato un numero imprecisato di casi confermati di ZIKV. Nelle Isole Salomone, è in corso dal febbraio 2015 una epidemia, probabilmente legata a recenti focolai in altri paesi dell'isola del Pacifico. A partire dal 20 maggio 2015, il direzione des Affaires Sanitaires et Sociales de Nouvelle-Calédonie ha segnalato 82 casi confermati di malattia ZIKV in Nuova Caledonia dal 1° gennaio 2015.Il territorio italiano è particolarmente interessato al problema della zanzara tigre. Lo “Sportello dei Diritti” invita il Ministro della Salute a monitorare attentamente la situazione dopo la conferma dei casi in Svizzera.
sabato 23 gennaio 2016
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giovedì 21 gennaio 2016

COME DIFENDERSI DAI FURTI DI BICICLETTE

Al boom delle vendite di bici è seguito quello del più classico dei furti. Un vero e proprio flagello, se si pensa che è il mezzo di trasporto di 35 milioni di persone che utilizzano per spostarsi lasciando l'auto in garage. Dall'anno scorso nello stesso periodo che coincide anche con quello dell'aumento esponenziale dell'utilizzo di velocipedi riferito alla bella stagione, la percentuale di furti segnalati segna almeno il 30 % in più, 4mila al giorno ed a qualsiasi ora del giorno. Il numero esatto, peraltro, é pressoché impossibile da individuare giacché molti di questi fatti non vengono neanche denunciati, specie se ad essere rubata é una bicicletta vecchia ed obsoleta. Infatti secondo gli ultimi dati solo una persona su cinque ne denuncia il furto. E così il boom delle vendite e la mancanza di una cultura della bici ‘legale’ hanno dato il via a un circolo vizioso che favorisce i ladri. Ed allora come fare per fermare i ladri di biciclette? In Svizzera è stata escogitata una soluzione che sicuramente si rivelerà efficace. La Città di Losanna proporrà ai proprietari di biciclette e di motocicli di apporre ai loro mezzi un chip che permetterà di localizzarli più facilmente in caso di furto. Già testato a Yverdon-les-Bains (VD), il dispositivo potrebbe essere introdotto dalla prossima estate.Entro questa scadenza, la polizia municipale sarà dotata del materiale che le consentirà di individuare le biciclette rubate. Saranno in particolare messi in servizio nei parcheggi destinati a questi veicoli una settantina di apparecchi, di cui 50 mobili, indica oggi il municipale losannese Grégoire Junod. Il costo del chip oscillerà da 60 a 80 franchi. Il sistema di localizzazione sarà testato sull'arco di cinque anni. Le autorità ne valuteranno in seguito l'efficacia. Da alcuni anni, il furto di biciclette è in costante aumento in Svizzera: da 37'494 nel 2013, il loro numero è salito a 47'726 nel 2014. La progressione del 27% sarebbe dovuta principalmente alle biciclette elettriche. 
venerdi 22 gennaio 2016 
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