Un pancreas artificiale controllato da uno smartphone, dotato di uno speciale algoritmo e collegato con sistema bluetooth a sensori in grado di misurare il tasso di glucosio nel sangue che potrebbe essere commercializzato in Europa alla fine del 2017. Un passo atteso per molto tempo dai pazienti diabetici di tipo 1, soprattutto da coloro che hanno problemi di bilanciamento del loro tasso glicemico nonostante le iniezioni multiple giornaliere di insulina. L'avvio è stato lento e difficile. In pratica il tutto legato a una pompa miniaturizzata per il rilascio dell’insulina necessaria. Si tratta di un sistema sperimentale, realizzato da una start-up francese, in corso di valutazione all’interno di uno studio clinico internazionale in 10 centri ospedalieri universitari del Paese d’Oltralpe, in partnership con la Federazione francese dei diabetici. La particolarità della ricerca francese realizzata per la start-up Diabeloop, dal 2011, dal Centro di studi Ceritd in collaborazione con Leti, istituto del Cea-Tech, leader in micro e nanotecnologie è legata soprattutto a un progetto integrato con la telemedicina, per il monitoraggio 24 ore su 24 da parte di équipe infermieristiche specializzate, e al tentativo di rendere estremamente personalizzato il sistema attraverso un algoritmo che contiene un ampio ventaglio di informazioni. Il costo dell’intero sistema è stimato in 9 mila euro l’anno per ciascun paziente, circa il 10% in più rispetto all’attuale costo dei trattamenti più avanzati. Dall’inizio dell’anno uno studio internazionale, con il sostegno degli Nih americani, sta valutando in 6 centri Usa e alcuni europei, tra i quali 10 francesi l’intero sistema nella vita reale di 240 pazienti, 24 ore su 24. Il dispositivo è stato anche testato su 15 pazienti per 3 giorni in ambiente ospedaliero, mentre altri 100 pazienti saranno coinvolti nel 2017, prima della commercializzazione. Nel 2018, poi, uno studio comparativo e farmaco-economico su 200 pazienti è previsto per verificare i vantaggi del sistema rispetto ai trattamenti esistenti.
venerdi 11 marzo 2016
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venerdì 11 marzo 2016
giovedì 10 marzo 2016
ATTENZIONE AI PISTACCHI MADE IN CALIFORNIA: POSSONO ESSERE CONTAMINATI DALLA SALMONELLA
Attenzione ai pistacchi importati dalla California, potrebbero essere contaminati con la salmonella. L’allarme arriva dalla Food and Drug Administration (FDA) che ha appena avviato un’inchiesta al riguardo in collaborazione con la Centers for Disease Control statunitense oltre che i funzionari sanitari locali. Gia' diversi produttori statunitensi sono stati costretti a ritirare dal mercato centinaia di prodotti contenenti pistacchi acquistati da uno dei due piu' grandi coltivatori di pistacchi, la California-based Wonderful Pistachios. I pistacchi insaccati sono stati venduti a livello nazionale e in Canada con i marchi Paramount Farms e Trader Joe. Fra i prodotti ritirati, non solo confezioni di pistacchi, ma anche snack salati, dolci e gelati. Inoltre sono state colpite dalla malattia 11 persone in 9 Stati. I casi sono stati segnalati nello stato di Washington, Arizona, North Dakota, Minnesota, Michigan, Alabama, Georgia, Virginia e Connecticut. Non e' chiaro se i pistacchi contaminati siano stati importati anche in Italia, dove per altro sono diverse le societa' che vendono pistacchi californiani. In attesa di una risposta del ministero del Welfare, sottolinea lo “Sportello dei Diritti” che interpelleremo con urgenza attraverso un'interrogazione parlamentare, invitiamo ad evitare il consumo di pistacchi importati dagli Stati Uniti, ed in particolare quelli provenienti dalla California. Anche se il caso di salmonellosi in questione riguarda gli Stati Uniti ed il Canada, è sempre buona norma rinfrescarsi la memoria con quelli che sono i sintomi della patologia, comunque ben nota anche in Italia e legata al consumo di numerosi alimenti. Sono febbre, diarrea e dolori addominali che si sviluppano dopo 12-72 ore dal contagio ecco i sintomi. La malattia dura al massimo una settimana e nella maggior parte dei casi non occorre una terapia specifica. Tuttavia in alcune persone la diarrea ed i dolori sono talmente violenti da costringere il paziente ad un ricovero in ospedale. Senza escludere i casi in cui l’infezione dall’intestino si diffonde nel sangue ed in altri organi. Particolarmente a rischio in tal senso sono i bambini, di età inferiore ai 5 anni, ma anche le persone anziane e quelle con un sistema immunitario compromesso. Per loro, ai primi sintomi è sempre importante un controllo approfondito per una rapida diagnosi.
giovedi 10 marzo 2016
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giovedi 10 marzo 2016
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lunedì 7 marzo 2016
CASSAZIONE: E' VIOLENZA SESSUALE SE LA DONNA RIFIUTA L'EIACULAZIONE INTERNA
Costringere la donna al rischio di una gravidanza, mediante l’eiaculazione interna al termine del rapporto, costituisce violenza sessuale. Lo sancisce la Cassazione con la sentenza 9221/16, pubblicata il 7 marzo dalla terza sezione penale della Cassazione. Secondo quando deciso dagli ermellini, rileva lo “Sportello dei Diritti”, nel rapporto sessuale il momento dell’eiaculazione non può essere considerato un segmento “neutro” dell’atto perché in determinate circostanze, ad esempio tra fidanzati, può trasformare un rapporto voluto in non voluto: il modo di conclusione del rapporto, infatti, ben può assumere un significato invasivo tale da incidere sull’iniziale libertà di autodeterminazione del partner. E dunque non si può escludere l’ipotesi di violenza sessuale laddove, anche di fronte a un rapporto consenziente se non addirittura desiderato, l’eiaculazione in vagina avviene contro la volontà della donna: la circostanza risulta sufficiente a caratterizzare in senso negativo il rapporto sessuale, che pure la partner aveva inizialmente accettato. Lei da tempo vuole lasciarlo e lui chiede un incontro di chiarimento: alla fine sarà accusato dalla ragazza di averla violentata. Più volte la Cassazione ha ribadito che il consenso al rapporto sessuale deve permanere durante tutta la durata del rapporto stesso: per cui, sebbene inizialmente vi sia stato la volontà esplicita o implicita della donna all’unione, quest’ultima potrebbe ripensarci in qualsiasi momento, nonostante sia in atto la congiunzione fisica con l’uomo. Il consenso al rapporto sessuale può essere revocato anche nelle ultime frazioni di secondo. Allo stesso modo, secondo i giudici, il consenso deve investire anche le modalità finali del rapporto sessuale, ossia l’eiaculazione interna o esterna. Deve quindi darsi massimo peso alla mancanza di consenso sopravvenuta, “che non può essere posta nel nulla sol perché sul momento la ragazza non si sia resa conta di quanto accaduto”. E ora è accolto il ricorso del procuratore generale della Repubblica contro il provvedimento del Riesame che escludeva la configurabilità del reato ex articolo 609 bis Cp. «Arbitraria e mortificante», scrivono gli “ermellini”, è l’affermazione del tribunale della libertà secondo cui l’eiaculazione interna avrebbe provocato alla ragazza soltanto un senso di rammarico, sulla base dell’sms inviato all’uomo, «quasi che il rapporto sessuale non tenesse conto anche del modo di conclusione». Anche a voler ammettere che il rapporto sia stato consenziente, scrivono i giudici di legittimità, non può non rilevarsi la mancanza di consenso sopravvenuta, «che non può essere posta nel nulla sol perché sul momento la ragazza non si sia resa conta di quanto accaduto». Anzi, c’è l’sms spedito dal giovane: «Ora ti ho rovinata». Il messaggino evidenzia l’atteggiamento prevaricatore dell’uomo che credeva di legare la donna sé, magari prospettandole il rischio di una gravidanza per farla tornare sulla decisione di lasciarlo.
martedi 8 marzo 2016
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domenica 6 marzo 2016
FARE SESSO DOPO I 50 ANNI TIENE ALLENATO IL CERVELLO
Uno studio condotto in Inghilterra alla Coventry University e pubblicato sulla rivista internazionale 'Age & Ageing' ha evidenziato un chiaro 'legame' tra la frequenza dell'attività sessuale e l'acutezza mentale. Secondo la ricerca, anche se non è stato ancora scientificamente provato causa-effetto, il sesso dopo i 50 anni di età potrebbe far bene al cervello, alla memoria e, per gli uomini in particolare, anche alle loro capacità decisionali, di pianificazione e di concentrazione. La ricerca inglese è stata condotta coinvolgendo 6.800 adulti e anziani tra i 50 e gli 89 anni per 12 mesi, e li ha sottoposti a test sull'efficienza delle loro funzioni mentali. Sottoposti a dettagliati questionari sui loro incontri e attività sessuali (incluse quelle solitarie), i volontari hanno risposto a test mnemonici, sia verbali che numerici, ed hanno dovuto dimostrare le loro capacità cosiddette 'esecutive', ossia di risolvere problemi e di concentrarsi. Sia gli uomini che le donne coinvolti in attività sessuali più frequentemente - spiega il rapporto - hanno evidenziato una memoria più acuta e precisa. Ma il cervello maschile ha ricevuto una 'spinta' in più - tra gli uomini che facevano più sesso - anche sulla loro abilità decisionale ed 'esecutiva'. La differenza tra i sessi in questo campo, potrebbe, secondo gli esperti, dipendere da fattori ormonali che influenzano maggiormente l'organismo femminile.
domenica 6 marzo 2016
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sabato 5 marzo 2016
ALLARME NEGLI STATI UNITI PER UNA RARA INFEZIONE SANGUIGNA: 44 CASI
Allarme negli Stati Uniti per via di una rara infezione sanguigna che sta colpendo molte persone nello stato del Wisconsin (USA). Dallo scorso novembre quarantaquattro persone si sono ammalate, dopo avere contratto un batterio chiamato Elizabethkingia anovis, secondo quanto riportato di recente dal Dipartimento della salute dello stato americano. Di queste diciotto sono morte. Nel comunicato dello stesso dipartimento, si legge: “Il dipartimento della salute del Wisconsin attualmente sta investigando circa un’epidemia di infezioni sanguigne causate dall’Elizabethkingia. La maggior parte dei pazienti infetti possiedono un’età intorno ai 65 anni e tutti i pazienti hanno sofferto almeno una volta di una grave malattia”. A rischio contagio, infatti, sono individui con un sistema immunitario debole, compromesso anche per colpa di determinate malattie. I sintomi sono fiato corto, febbre, brividi e cellulite. Tuttavia, sarebbero necessari ulteriori test per cercare di capire quale sia l’origine di questa infezione in quanto questa risulta ancora sconosciuta. In ogni caso dopo un’iniziale guida circa il trattamento, continua il comunicato “c’è stata una rapida identificazione dei casi e la sanità è stata capace di curare e migliorare la condizione dei pazienti”. L' Elizabethkingia Anovis, precedentemente conosciuto come Flavobacterium meningosepticum e come Chryseobacteriummeningosepticum, è un batterio ubiquitario nell’acqua. La maggior parte delle infezioni da E. meningoseptica èdi origine nosocomiale, sia nei bambini che negli adulti, e fattori di rischio predisponenti all’infezione sono negliadulti le disfunzioni immunitarie preesistenti e nei bambini la nascita prematura. Ad ogni modo, le infezioni da Elizabethkingia possono verificarsi anche in ospiti immunocompetenti e un precedente studio svolto a Taiwan haregistrato un aumento dell’incidenza di batteriemie causate da Elizabethkingia. Poiché le manifestazioni cliniche e di laboratorio dell’infezione da Elizabethkingia non sono patognomiche, la diagnosi microbiologica precoce è essenziale per selezionare la terapia antibiotica appropriata assicurando la prognosi favorevole per il paziente.
sabato 5 marzo 2016
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sabato 5 marzo 2016
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ALIMENTI COLORATI PER COMBATTERE IL CANCRO
Gli alimenti arancioni potrebbero avere maggiori poteri del previsto per prevenire il cancro e le malattie cardiache. Lo studio in questione, rileva che i cibi arancioni come le carote e rossi come i peperoni sono alleati nella prevenzione del cancro. Lo stesso potrebbe anche essere vero per molti altri agrumi. I ricercatori hanno detto che la quantità di antiossidanti, che neutralizzano i radicali liberi che danneggiano le cellule, era stata sottovalutata. secondo gli esperti di nutrizione, alcune sono più efficaci di altre per salvaguardare il nostro sistema immunitario e mantenerci in salute il più a lungo possibile. Secondo i ricercatori dell’associazione britannica per la ricerca sul cancro al seno, Breast Cancer Now, sono le verdure dai colori più vivaci a svolgere questo importantissimo compito. Tra questi vi sono le carote, gli spinaci e i peperoni, ricchissimi di beta-carotene, un composto chimico che il nostro organismo trasforma in vitamina A e che aiuta a tenere alta la salute del cuore e a prevenire i carcinomi, primo tra tutti quello della mammella. La ricerca, pubblicata nella rivista scientifica American Journal of Clinical Nutrition, si è basata su un campione di 1.500 donne in salute e 1.500 donne con un tumore al seno, analizzando dettagliatamente le loro alimentazioni e l’apporto di questi particolari ortaggi nelle loro diete. Secondo i risultati, le donne che ne consumavano in abbondanza correvano un rischio del 40-60% inferiore di sviluppare la terribile malattia. Gli esperti tengono tuttavia a sottolineare che nessun alimento può essere miracoloso contro il cancro, anche se uno stile di vita generalmente sano e un’eccellente dieta possono decisamente fare la differenza nel nostro benessere e nella nostra longevità. «Sappiamo già da tempo che una dieta sana – e che include gli ortaggi di questo colore – può aiutare a ridurre il rischio di un tumore e mantenere regolare il peso corporeo», ha spiegato Richard Berks, dell’associazione no-profit. «Ma anche se è importante che consumiamo le verdure come parte di una dieta bilanciata, sfortunatamente non esiste un superfood che neutralizzi al 100% il rischio di sviluppare la malattia». Lo studio ha in conclusione evidenziato che le tabelle sulle capacità antiossidanti dei prodotti alimentari devono essere rivisti.
sabato 5 marzo 2016
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mercoledì 2 marzo 2016
SESSO CON L'AIUTINO: UN FLOP IL VIAGRA ROSA
A circa sei mesi dall’immissione sul mercato del viagra femminile, rivolta alle donne che non sono andate in menopausa, da più parti il prodotto viene definito come un vero flop a causa, soprattutto, dei pochi benefici per la libido e l’alto rischio di non trascurabili effetti collaterali tra i quali figurano nausea, vertigini, sonnolenza e stanchezza. Ad affermarlo uno studio pubblicato su Jama Internal Medicine condotto da ricercatori europei che ha preso in considerazione 5.914 donne, coinvolte in otto ricerche, arrivando alla conclusione che per quanto riguarda gli effetti della libido vi è un beneficio aggiuntivo di appena metà di un incontro sessuale soddisfacente al mese. Se la pillola blu creata per l’uomo è stata un successo in termini sia di vendite sia di “prestazioni”, così non è per quella rosa, ideata per le donne. Alla fine i timori di alcuni esperti che la pillola femminile potesse creare degli eccessi femminili, folli abbuffate di infedeltà e frammentazione della società, trasformando una donna in una sessualmente aggressiva, sono risultati infondati.
mercoledi 2 marzo 2016
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