mercoledì 3 settembre 2014

PARMIGIANO E CIOCCOLATO: UNO SNACK OGNI TRE ORE PER EVITARE CALI DI ZUCCHERI

Uno  snack ogni tre ore per una buona ripresa psicofisica al rientro delle vacanze e per mantenere costanti i livelli di glicemia onde evitare i fastidiosi cali di zuccheri. E allora via libera a frutta fresca, centrifughe di frutta o verdura, miele, mandorle, pistacchi e persino pezzettini di parmigiano. Ma neppure il cioccolato, o dolce che dir si voglia, deve mancare nella dieta quotidiana per far funzionare bene il cervello e stare bene fisicamente.  
'Tra un pasto e l'altro, spiega Chiara D'Ottavio, biologa-nutrizionista, all'adnkronos-non devono passare più di tre ore'. Ma gli spuntini - uno al mattino e uno al pomeriggio - devono fornire solo ciò che serve. 'La frutta secca offre un buon apporto di sali minerali e vitamine. Le 
mandorle, in particolare, sono ricche di vitamina E e magnesio. Lo spuntino ideale è di 6 o 7 mandorle. Se mangiate insieme a 150 grammi di frutta, inoltre, permettono di rallentare l'assorbimento degli zuccheri forniti dalla frutta stessa. In questo modo la glicemia si mantiene costante. Si ha lo stesso effetto con una manciata di 
pistacchi invece delle mandorle'. Anche la frutta fresca da sola 'è una buona alternativa. Un frutto e un caffè, vanno benissimo per spezzare. Ma sono ottimi anche i centrifugati, con o senza verdura. Una fetta biscottata con miele o uno yogurt 'semplice', senza coloranti a cui aggiungere ingredienti freschi (pesche, albicocche, uva ecc) se si preferisce'.Infine il gelato, merenda estiva per eccellenza, che deve essere 'di frutta e rigorosamente artigianale, con un elenco di ingredienti il più corto possibile'. Per chi ama il salato 'una buona idea è il parmigiano, un pezzettino da 30 grammi va benissimo. Contiene calcio e anche la vitamina D che aiuta ad assimilarlo: snack indicato, in particolare, per chi è a rischio osteoporosi. Va bene anche del pane 
tostato con olio d'oliva'. Gli snack sono anche alleati della linea 'perché evitano di far arrivare affamati al pranzo o alla cena'. Per quanto riguarda invece i pasti principali, 'le regole per conciliare una buona ripresa e il controllo delle calorie sono semplici: tanta frutta e verdura, più colori possibili e variare sempre tra pesce, carne, uova e legumi'. E a fine pasto, in particolare la sera, ci si può concedere un benefico dessert, anche se si è a dieta stretta: '10 grammi di cioccolato fondente, meglio se al 100%. E' un ottimo anti-stress perché è ricco di magnesio, di triptofano, precursore della serotonina, ed è senza zuccheri', conclude D'Ottavio.
3 settembre  2014
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martedì 2 settembre 2014

TUMORI: COME SI FORMANO LE METASTASI AL SENO? LO SCOPRONO RICERCATORI ITALIANI

Cosa provocano le metastasi nel tumore al seno? I ricercatori dell'Istituto nazionale tumori di Milano hanno identificato il meccanismo che provoca la malattia. 
Alla base di tutto c'è una proteina chiamata osteopontina, che normalmente è presente al di fuori delle cellule ed è coinvolta nel regolare diversi processi fisiologici, tra cui la stessa sopravvivenza cellulare. Il ruolo di questa molecola, nel tumore, è però duplice: 'L'osteopontina prodotta dalla cellula tumorale ne assicura la sopravvivenza in un ambiente ostile - spiegano i ricercatori - mentre quella trattenuta all'interno dei globuli bianchi contribuisce a proteggere le cellule tumorali che stanno formando la metastasi dall'attacco del sistema immunitario".

Lo studio, condotto prima in laboratorio su animali, è stato poi esteso all'analisi delle metastasi polmonari di pazienti con carcinoma al seno. In queste metastasi è stata confermata la presenza di cellule contenenti osteopontina. "Questa scoperta - concludono i ricercatori - sarà rilevante per sviluppare futuri farmaci in grado di contrastare le molteplici azioni dell'osteopontina nello sviluppo delle metastasi"
Lo studio è pubblicato sulla rivista scientifica Cancer Research e, per gli esperti, aggiunge un tassello 'di vitale importanza' per la comprensione dei meccanismi con il quale il cancro si diffonde nell'organismo, e quindi potrà aiutare a migliorare la ricerca di una cura più efficace.
2 settembre  2014
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SCLEROSI MULTIPLA: UN FARMACO SUPERA LA PRIMA FASE DEI TEST

La sclerosi multipla chiamata anche sclerosi a placche, sclerosi disseminata o polisclerosi, è una malattia degenerativa autoimmune cronica demielinizzante, che colpisce il sistema nervoso centrale causando un ampio spettro di segni e sintomi. La distruzione della mielina (rivestimento dei nervi) determinata da un funzionamento anomalo del sistema immunitario provoca segnali cerebrali che non raggiungono la loro destinazione. E così si manifesta in molti modi diversi (disturbi della vista, coordinazione, memoria, debolezza muscolare, tic).Non esiste una cura ma solo terapie palliative che possono essere prescritte per attenuarne i sintomi mentre alcuni trattamenti farmacologici sono disponibili per evitare nuovi attacchi e prevenire le disabilità. La prognosi è difficile da prevedere e dipende da molti fattori, mentre la speranza di vita è di circa da 5 a 10 anni inferiore a quella della popolazione sana.Quindi, un farmaco che ha completato la prima fase di sperimentazione umana è una buona notizia per coloro (compresi due milioni di europei) che ne sono colpiti. Ed è quello che è stato pubblicato sulla rivista Neurology, Neuroimmunology e Neuroinflammation da un equipe una squadra American Neurological Association.Il lavoro è solo nella fase I, che misura la sicurezza del farmaco, ed ha un lungo iter davanti prima di arrivare all'uso clinico, ma è un nuovo approccio, spiegano gli autori. Finora, quello che è stato realizzato con le terapie per la sclerosi multipla è che nessun faceva regredire la malattia (la malattia non agisce continuamente, ma lo fa da episodi intervallati da periodi di stabilità).In questo caso è stato scoperto, almeno nei test sui ratti che può interferire con l'attività di una proteina chiamata Lingo-1, che blocca il processo di ricostruzione della mielina. L'anti-Lingo-1, come viene chiamato il farmaco impedisce questa azione, che ha portato negli animali da laboratorio ad un recupero della funzione del nervo. I test condotti sulle persone finora non hanno prodotto dati disponibili. In questa fase sono stati reclutati 72 soggetti sani e 47 che hanno avuto la malattia in una fase di inattività o bassa progressione, e, come al solito in questi studi sono stati divisi in gruppi a ricevere placebo o varie dosi del farmaco, che viene somministrato mediante iniezione.Il risultato principale è che non ci sono stati effetti collaterali significativi. Ma anche, la quantità di farmaco nel sangue ha permesso di mantenere il livello ottimale di anti-Lingo-1 che permette la rigenerazione della mielina che era stato visto negli animali. Così Diego Cadavid, un membro del laboratorio americano Neurological Association & Biogen che ha sviluppato il farmaco, è ottimista: "Con questi risultati possiamo iniziare studi per la fase II per vedere se questo farmaco è in grado di ripristinare la mielina e non ha alcun effetto sulla recupero delle funzioni fisiche e intellettuali ", ha detto. Allora sarà un grande passo per affinare i protocolli e misurarne definitivamente l'efficacia, che spesso richiedono anni.Insomma una ricerca che infonde nuova speranza per gli ammalati e per le loro famiglie, rileva Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, che si augura che l'iter di sperimentazione possa portare ai risultati sperati già manifestati nella prima fase dei test.
2 settembre  2014
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L'ANTIBIOTICO CLARITROMICINA SOSPETTATO DI AUMENTARE IL RISCHIO DI INFARTO

Un antibiotico sospettato di aumentare il rischio di infarto. Ricercatori danesi mettono in guardia contro la claritromicina, un farmaco prescritto per il trattamento di tonsillite o bronchite.

La Claritromicina, antibiotico ampiamente prescritto per trattare le infezioni batteriche comuni come la tonsillite o la bronchite, potrebbe aumentare il rischio di morte cardiaca, secondo uno studio pubblicato  sul sito della rivista medica British Medical Journal (BMJ). Ricercatori danesi che hanno condotto lo studio invitano alla prudenza e a non destare allarmismi dato che il rischio assoluto rimane basso e che le prescrizioni non devono essere modificate fino a quando i risultati non sono stati confermati da un altro studio.

Claritromicina (Biaxin o Zeclar statunitense Abbott Lab e generico) è un antibiotico macrolide relativo alla eritromicina, usato soprattutto per trattare le infezioni delle vie respiratorie e della pelle e per eradicare l'Helicobacter pylori, responsabile di ulcere gastriche.I ricercatori hanno anche studiato la roxitromicina (Rulid di Sanofi-Aventis e generici), un altro antibiotico macrolide utilizzato nel trattamento delle infezioni respiratorie e della pelle. Gli stessi scienziati hanno preso in esame le recensioni di quasi 5 milioni di trattamenti antibiotici somministrati tra il 1997 e il 2011 ad adulti danesi di età compresa tra 40-74 anni, 4,3 milioni con penicillina V, 588.000 e 160.000 rispettivamente con Roxithromycin e con claritromicina.  Confrontando i 285 decessi cardiaci che si sono verificati durante la somministrazione di questi trattamenti, i ricercatori hanno dimostrato che l'assunzione di claritromicina era associata ad un aumentato rischio di morte cardiaca del 76% rispetto all'utilizzo della penicillina V. Ma questo "eccesso di rischio" scompare quando il trattamento si conclude. 

Per la Roxithromycin, tuttavia, nessuna differenza è stata osservata durante o dopo il trattamento.I ricercatori danesi sottolineano che è il primo grande studio sulla sicurezza cardiaca dei macrolidi.  Essi aggiungono che, sebbene il rischio assoluto è "molto basso", il numero totale di morte per complicazioni cardiache potenzialmente evitabile "non è trascurabile" nella misura in cui la claritromicina è uno degli antibiotici "più comunemente utilizzati in molti paesi".  Altri ricercatori dal canto loro stati molto cauti circa l'interpretazione dei risultati."Dal momento che il tasso di mortalità è molto bassa, non credo che dovremmo essere preoccupati", ha detto Kevin McConway, professore di statistica applicata. Mike Knapton, della British Heart Foundation, da parte sua, ha indicato che il rischio della claritromicina per i pazienti con problemi cardiaci era già noto e ha ricordato che i medici devono comunque essere cauti prima di prescrivere un antibiotico. Un suggerimento quest'ultimo che per Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, non dev'essere trascurato poiché sono anni che andiamo ripetendo che comunque, l'eccesso di utilizzo di antibiotici sta causando una serie di effetti collaterali di svariata natura primo tra tutti una maggiore virulenza dei virus che appaiono sempre più resistenti ai trattamenti di questo tipo.
2 settembre  2014
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CAUSA CRISI OTTO ITALIANI SU DIECI NON BUTTANO IL CIBO SCADUTO

Otto italiani su dieci non buttano il cibo scaduto al rientro dalle vacanze. Coldiretti lancia l'allarme. La dispensa rimane integra a causa della crisi  e i cibi non si buttano. Questi i consigli di Coldiretti:'E' innanzitutto necessario verificare nelle case la data di scadenza dei cibi che va distinta però dal Termine Minimo di Conservazione (TMC) riportato con la dicitura 'da consumarsi preferibilmente entro' che indica  la data fino alla quale il prodotto alimentare conserva le sue proprieta' organolettiche e gustative, o nutrizionali specifiche in adeguate condizioni di conservazione, senza con questo comportare rischi per la salute in caso di superamento seppur limitato della stessa. Si sottolinea però che tanto più ci si allontana dalla data di superamento del TMC, tanto più vengono a mancare i requisiti di qualità del prodotto, quale il sapore, odore, fragranza, ecc''.

''La data di scadenza vera e propria -precisa la Coldiretti- è invece la data entro cui il prodotto deve essere consumato ed anche il termine oltre il quale un alimento non può più essere posto in commercio. Tale data di consumo non deve essere superata altrimenti ci si può esporre a rischi importanti per la salute. Si applica ai prodotti preconfezionati, rapidamente deperibili come il latte fresco (7 giorni) e le uova (28 giorni)''

Da un punto di vista microbiologico ed è indicata con il termine 'da consumarsi entro' seguito dal giorno, il mese ed eventualmente l'anno e vale indicativamente per tutti i prodotti con una durabilità non superiore a 30 giorni. Al rientro dalle ferie una particolare attenzione -continua la Coldiretti- deve essere poi riservata al controllo della funzionalità del freezer e del congelatore per sincerarsi che non vi siano state interruzioni del funzionamento''.

''A questo proposito -precisa la Coldiretti- lo sviluppo di ghiaccio sulle confezioni esterne di surgelati o anche della carne sta ad indicare che è avvenuta una interruzione del freddo ed è quindi consigliabile non consumare i prodotti interessati. All'interno del frigorifero -continua la Coldiretti- vanno eliminate le confezioni già aperte di latte, succhi di frutta o conserve come pure quelle di tonno e sottoli se l'olio non copre integralmente il prodotto. Anche le vaschette di yogurt che si presentano gonfie in modo anomalo sono pericolose perché possono essersi verificate fermentazioni indesiderate''.

''Eliminare in ogni caso gli omogeneizzati già aperti ed anche -continua la Coldiretti- i salumi già affettati che presentano segni di ossidazione come pure gli eventuali 'avanzi' dimenticati alla partenza. Un consiglio  che a maggior ragione va seguito se i prodotti già aperti sono stati lasciati fuori dal frigorifero di casa. Occhio anche all'eventuale sviluppo di muffe su formaggi o salumi''.

''La frutta e la verdura devono essere controllate eliminando i pezzi avariati che -continua la Coldiretti- fanno marcire anche gli altri. Nei legumi già sgusciati potrebbero nascondersi insetti mentre nelle confezioni già aperte la perdita di fragranza per biscotti o snack sta a significare l'assorbimento di umidità''.

''Anche il portapane  va controllato perché il permanere di residui o briciole può favorire le formiche o scarafaggi che spesso si annidano anche nella spazzatura se non è stata eliminata prima delle vacanze. La presenza di insetti che si manifestano con larve o minuscole farfalline può riguardare anche -conclude la Coldiretti- le confezioni già aperte di riso o pasta sulla quale si possono sviluppare muffe''.
martedi 2 settembre  2014
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lunedì 1 settembre 2014

COMPLIMENTI LEGACOOP: PAGHI 4000 EURO E OTTIENI UN LAVORO DA 600 EURO MESE

Paghi 4000 euro e diventi socio e membro delle cooperative sociali. Pagare per avere un lavoro. Altro che scandalo. E' la prassi nell'Italia che sta per vedere il varo dei mille giorni di riforme. Perche', secondo il premier Renzi, entro mille giorni saremo un Paese civile. Finalmente una notizia che ci gonfia il cuore di gioia. Nel frattempo, pero', i furbetti delle cooperative incantano di chiacchiere i malcapitati. La notizia e' riportata dal Corriere.it. E dice che la Codess, associata alla Legacoop( parolone quest'ultimo di cui i 'legacoopisti' si sciacquano la bocca fieri di farne parte) chiede ai futuri assunti il versamento di una quota. 'Solo' 4000 euro: 3000 per comprare la quota, 1000 a fondo perduto, senza possibilita' di rivederli. La 'fortuna' dei neoassunti e' che non devono versarli subito. No, tranquilli. La societa' di cui sopra se li ritira comodamente dalla busta paga. Busta paga che si aggira tra i 600 e i 1200 euro al mese. Considerando che la Codess ha 3000 dipendenti, i conti sono presto fatti. 'Lo scorso anno-scrivecorriere.it- è riuscita a raggiungere un fatturato che supera gli 85 milioni di euro con un utile di 250 mila euro'. Facile fare i quattrini con i soldi dei soci. Complimenti anche alla (vigilanza) Legacoop e agli sciacquatori di bocche.  
lunedi 1 settembre 2014
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MALATTIE CARDIOVASCOLARI: IL VINO FA BENE MA SOLO SE ASSOCIATO ALL'ATTIVITA' FISICA

Il vino fa bene ma solo se associato all'attivita' fisica. Bianco, rosso o rosato, il vino combatte le malattie cardiovascolari ma solo se combinato con una buona dose di ginnastica quotidiana, anche se leggera. E' quanto emerso da uno studio condotto dal ricercatore Milos Taborsky della Repubblica Ceca, presentato al congresso dell'European Society of Cardiology a Barcellona. Lo studio ha coinvolto 146 persone con rischio lieve o moderato di malattia cardiovascolare. Notoriamente il vino e' pesante e gonfia lo stomaco. Gia' queste sarebbero buone ragioni per fare movimento fisico. Ma 'Il nostro studio dimostra che la combinazione di un moderato consumo di vino e lo svolgimento regolare di esercizio fisico migliora i marker dell'aterosclerosi, suggerendo che questa combinazione e' protettiva contro le malattie cardiovascolari' ha concluso Taborsky.
lunedi 1 settembre 2014
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