Nel mondo ogni tre secondi una persona si ammala di demenza di cui oltre la metà dei casi si tratta di Alzheimer. Ad esserne colpiti sono 46,8 milioni di persone, ma la cifra è destinata a raddoppiare ogni 20 anni e i costi aumentano di pari passo. Questi dati allarmanti emergono dal Rapporto Mondiale Alzheimer 2015 realizzato dall'Alzheimer's Disease International (ADI). Il continente maggiormente colpito è l'Asia, dove vivono quasi 23 milioni di persone con demenza, seguito da Europa (10,5), Americhe (9,4) e Africa (4). Ogni anno, secondo il rapporto, i nuovi casi di demenza registrati sono quasi 10 milioni (di cui circa 5 di Alzheimer), una crescita che porterà a una quota complessiva di 74,7 milioni di malati nel 2030 e 131,5 milioni nel 2050. I numeri di questa 'epidemia' parlano chiaro e si traducono immediatamente in costi sia sociali che economici, fino ad ora sottostimati: ad oggi per la demenza si spendono complessivamente 818 miliardi di dollari annui, aumentati di ben il 35% in cinque anni. Si stima che raggiungeranno i 1000 miliardi in tre anni: in pratica molto di più del valore di aziende come Apple (742 miliardi) e Google (368 miliardi). Se fosse una nazione, sarebbe la 18esima economia mondiale. Secondo gli esperti sottostimata la portata dell'epidemia odierna e futura di circa il 12-13% rispetto al Rapporto Mondiale 2009 e con un andamento dei costi che cresce più rapidamente del numero di persone malate.
venerdi 4 settembre 2015
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venerdì 4 settembre 2015
DENGUE: L'EPIDEMIA STA MARTORIANDO IL BRASILE. ATTENZIONE A RIENTRI E PARTENZE
Da mesi l'epidemia di dengue continua a colpire le principali citta' del Brasile ed in particolare nei primi otto mesi dell'anno, rispetto al 2014, sono triplicati nello stato di San Paolo, il più ricco e avanzato del Brasile. Secondo un rapporto delle autorità sanitarie i casi accertati alla fine di agosto sono stati 589 mila, contro i 193 mila dello stesso periodo dell'anno scorso. Il picco dei contagi è stato registrato nel mese di maggio, con 175.879 casi."Con l'ondata di calore registrata in inverno il ciclo di riproduzione delle zanzare responsabili del contagio non si è interrotto e, con l'arrivo dell'estate, la lotta non sarà semplice", ha informato una fonte del ministero della Salute paulista. L'Organizzazione mondiale della Salute (Oms) stabilisce la presenza di una epidemia quando i casi superano i 300 ogni 100 mila abitanti. Le autorità locali ritengono che l'epidemia si sia propagata a causa del notevole flusso di turisti provenienti da San Paolo. Attenzione, dunque, ma si invitano coloro che partono o rientrano dal Brasile, tradizionale meta dei viaggi, a non allarmarsi e a rivolgersi al proprio medico di base in caso di sintomi febbrili.
venerdi 4 settembre 2015
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giovedì 3 settembre 2015
NEGOZIANTI E TELECAMERE: SENZA AVVISO AI CLIENTI E' VIOLAZIONE DELLA PRIVACY
Giro di vite per i titolari di negozi che all’interno del locale installano per ragioni di sicurezza anche una videocamera senza però avvisare la clientela con l’informativa prevista dal codice per la protezione dei dati personali, compiendo una violazione della privacy. Lo ha stabilito la seconda sezione civile della Cassazione con la sentenza n. 17440/15.Il caso nasce perché il titolare di un negozio aveva fatto installare una videocamera per sorvegliare l’accesso dei clienti all’interno del locale. Al termine di un controllo amministrativo, gli agenti verificavano che la telecamera era stata installata senza l’informativa prevista dall’articolo 13 del decreto legislativo 196/03 e procedevano alla contestazione dell’illecito. Il legale rappresentante del negozio chiariva che la videocamera aveva un’esclusiva funzione di sicurezza, non concretizzandosi alcuna violazione della privacy ai danni dei clienti. Anche il tribunale calabrese arrivava alla stessa conclusione, ritenendo che la videosorveglianza rientrasse sì nel concetto di trattamento, ma non integrasse gli estremi della definizione di “dato personale” ai sensi della normativa vigente, pertanto la privacy non era compromessa. Le conclusioni dei giudici di piazza Cavour, che accolgono il ricorso del Garante, sono del tutto differenti. Sbaglia il tribunale a ritenere che la videocamera non fosse destinata alla registrazione, considerato che «alla luce della definizione legislativa, integra trattamento anche la mera attività di raccolta di dati personali». E infatti, così come specifica il decreto legislativo, costituisce “trattamento”, qualsiasi operazione, effettuata anche senza l’ausilio di strumenti elettronici». Per il giudice, invece, la ripresa delle immagini non poteva considerarsi un “dato personale”. Una tesi che il collegio non condivide perché nella vicenda esaminata sussistono entrambi gli elementi in presenza dei quali l’articolo citato prescrive l’obbligo di informativa: «Il trattamento, consistente nella raccolta delle immagini delle persone che accedono nel locale e vengono riprese da una videocamera non segnalata, e il dato personale». È indubbio che l’immagine di una persona costituisca un dato personale, idoneo a identificare il soggetto. Detto ciò, non era preclusa al titolare del negozio la possibilità d’installare la videocamera per esigenze di sicurezza commerciale, ma l’attività, «integrante trattamento di dati personali - spiega la Cassazione - avrebbe dovuto formare oggetto di apposita informativa ai sensi dell’articolo 13 del decreto». Ma c’è di più. Con riferimento all’attività di videosorveglianza senza registrazione, si stabilisce che «nei casi in cui le immagini sono unicamente visionate in tempo reale, oppure conservate solo per poche ore mediante impianti a circuito chiuso (Cctv), possono essere tutelati legittimi interessi rispetto a concrete ed effettive situazioni di pericolo per la sicurezza di persone e beni, anche quando si tratta di esercizi commerciali esposti ai rischi di attività criminali in ragione della detenzione di denaro, valori o altri beni». Le condizioni che legittimano la videosorveglianza comportano, in ogni caso, l’obbligo dell’attività di informativa.
giovedi 3 settembre 2015
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giovedi 3 settembre 2015
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mercoledì 2 settembre 2015
SCOPERTA A PADOVA LA PROTEINA CHE PUO' BLOCCARE L'AIDS
La Nucleolina, proteina multifunzionale presente nelle cellule umane e normalmente coinvolta nei processi di trascrizione, trasporto e replicazione degli acidi nucleici, riconosce in modo specifico una porzione regolatoria del genoma del virus dell'Aids (Hiv), quando questo e' integrato nel cromosoma cellulare. A realizzare la scoperta, pubblicata sulla rivista 'Nucleic Acids Research', il gruppo di ricercatori della professoressa Sara Richter, del dipartimento di Medicina molecolare dell'Universita' di Padova, diretto da Giorgio Palu'. "Abbiamo dimostrato - spiega Richter - come la nucleolina, interagendo con una specifica sequenza genica di Hiv, sia in grado di inibire efficacemente la riattivazione del virus dallo stato di latenza bloccando l'avvio dell'infezione e la produzione di proteine virali". La fondamentale importanza dell'identificazione di questo nuovo meccanismo in cui sono coinvolti sia fattori virali che cellulari da parte dei ricercatori padovani indica una possibile via con cui il virus riesce a entrare nello stato di latenza e pone le basi per lo sviluppo di nuovi farmaci antivirali con meccanismo d'azione inedito. Il progetto e' stato finanziato da Bill & Melinda Gates Foundation e European Research Council. Con 140 mila casi di persone affette da Hiv l'Italia e' il Paese con la percentuale piu' alta in Europa occidentale, e si registrano oltre 1000 decessi all'anno per Aids. "La condizione di integrazione del genoma di Hiv nel Dna umano - sottolinea Palu' - e' la condizione responsabile della latenza virale, della persistenza cioe' del virus nei vari distretti di tessuti ed organi degli individui infetti per tutta la vita. Il fenomeno e' responsabile della non eradicazione dell'infezione con gli attuali farmaci antivirali e della ricomparsa del virus appena si interrompe la terapia'. agi
mercoledi 2 settembre 2015
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mercoledi 2 settembre 2015
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ECCO PERCHE' NON BISOGNA PIU' MANGIARE CIBI CHE CONTENGONO OLIO DI PALMA E DERIVATI
L'olio di palma fa male alla salute. Provoca diabete e colpiste il sistema cardiovascolare. Tanto male da uccidere le persone. E non e' terrorismo psicologico. Cosi' come fanno male l'olio di palmisto, l'olio di cocco, l'olio di colza e appena ne troviamo altri ve lo comunichiamo. Ormai e' difficile trovare, sugli scaffali dei supermercati, un prodotto alimentare che non contenga uno di questi grassi vegetali altamente nocivi per la salute. Dai biscotti alla nutella, dalle merendine al dado. Compresi gli alimenti destinati ai bambini. Non c'e' cibo che non sia contaminato da questi ingredienti. Lo dimostrano numerosi lavori scientifici, anche se il Ministero della Salute non si e' ancora pronunciato in merito. In assenza di fonti ufficiali moltissime aziende italiane continuano senza tregua a usare questi ingredienti e a propinarli al pubblico senza vergogna. Business is business. Ma le informative scientifiche sono allarmanti. ' Uno degli studi più accreditati - si legge su Il fatto alimentare- condotto in 23 Paesi nel periodo compreso tra il 1980 e il 1997, da Brian K Chen e collaboratori, nel 2011 ha esaminato gli effetti negativi sulla salute riferiti ad un
lungo periodo. Gli autori sostengono che per ogni kg di olio di palma assunto in più ogni anno, aumenta il tasso di mortalità per patologia cardiovascolare. La stima parla di 68 morti ogni 100.000 abitanti. Questo valore risulta inferiore per i Paesi industrializzati (17 morti ogni 100.000 abitanti) dove questa materia grassa è meno utilizzata. Volendo trasferire la valutazione dell’incremento del rischio cardiovascolare e di infarto in seguito all’aumento di 1 kg di palma pro capite l’anno, al nostro Paese la stima equivale a oltre 10.000 morti l’anno'. L'olio di palma viene sostituito al burro,
e altri grassi, perche' ha costi inferiori e garantisce una migliore conservabilita' del prodotto.
Una raccolta firme - che è arrivata a 114mila355 sostenitori – è stata lanciata da Il Fatto Alimentare per dire no all’olio di palma per motivi etici, ambientali e salutari. Sull'Huffington Post, si legge:'Ormai non c’è più alcuna giustificazione che tenga: continuare ad assumere cibi che contengono olio di palma è una scelta che porta a conseguenze gravi per la salute. L’ulteriore conferma arriva da uno studio italiano: l’olio di palma – dicono le Università di Bari, Padova e Pisa, in collaborazione con la Società Italiana di Diabetologia - è in grado di distruggere le cellule del pancreas che producono l’insulina. Conseguenza: l’olio di palma provoca danni irreversibili, tra questi – oltre ai già dimostrati danni a carico del sistema cardiovascolare - il diabete mellito. E assumere - anche inconsapevolmente – grandi quantità di questo grasso saturo non è poi così difficile. Soprattutto per i bambini. L’olio di palma è infatti contenuto in molti prodotti della prima colazione, biscotti (anche quelli della prima infanzia) e merendine.
Nello studio portato avanti da Francesco Giorgino, professore dell’Università di Bari e coordinatore della ricerca, emerge che l’olio di palma agisce direttamente sulle cellule beta, distruggendole. Di qui la produzione inadeguata di insulina. Sotto la lente una proteina - la p66Shc - contenuta tra l’altro anche se in quantità minore anche nel burro e nei formaggi.
"La proteina p66Shc – ha spiegato il professor Giorgino all’Adnkronos - è invece un potente induttore di stress ossidativo a livello cellulare. Agisce promuovendo la formazione di specie reattive dell’ossigeno, che sono in grado di danneggiare e uccidere le cellule. E funge anche da amplificatore di altri fattori in grado di promuovere lo stress ossidativo, quali l’iperglicemia nel diabete e un aumento della produzione di fattori coinvolti nell’infiammazione'. Il consiglio e': controllate sempre bene le etichette. E poi fate la vostra scelta.
mercoledi 2 settembre 2015
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lungo periodo. Gli autori sostengono che per ogni kg di olio di palma assunto in più ogni anno, aumenta il tasso di mortalità per patologia cardiovascolare. La stima parla di 68 morti ogni 100.000 abitanti. Questo valore risulta inferiore per i Paesi industrializzati (17 morti ogni 100.000 abitanti) dove questa materia grassa è meno utilizzata. Volendo trasferire la valutazione dell’incremento del rischio cardiovascolare e di infarto in seguito all’aumento di 1 kg di palma pro capite l’anno, al nostro Paese la stima equivale a oltre 10.000 morti l’anno'. L'olio di palma viene sostituito al burro,
e altri grassi, perche' ha costi inferiori e garantisce una migliore conservabilita' del prodotto.
Una raccolta firme - che è arrivata a 114mila355 sostenitori – è stata lanciata da Il Fatto Alimentare per dire no all’olio di palma per motivi etici, ambientali e salutari. Sull'Huffington Post, si legge:'Ormai non c’è più alcuna giustificazione che tenga: continuare ad assumere cibi che contengono olio di palma è una scelta che porta a conseguenze gravi per la salute. L’ulteriore conferma arriva da uno studio italiano: l’olio di palma – dicono le Università di Bari, Padova e Pisa, in collaborazione con la Società Italiana di Diabetologia - è in grado di distruggere le cellule del pancreas che producono l’insulina. Conseguenza: l’olio di palma provoca danni irreversibili, tra questi – oltre ai già dimostrati danni a carico del sistema cardiovascolare - il diabete mellito. E assumere - anche inconsapevolmente – grandi quantità di questo grasso saturo non è poi così difficile. Soprattutto per i bambini. L’olio di palma è infatti contenuto in molti prodotti della prima colazione, biscotti (anche quelli della prima infanzia) e merendine.
Nello studio portato avanti da Francesco Giorgino, professore dell’Università di Bari e coordinatore della ricerca, emerge che l’olio di palma agisce direttamente sulle cellule beta, distruggendole. Di qui la produzione inadeguata di insulina. Sotto la lente una proteina - la p66Shc - contenuta tra l’altro anche se in quantità minore anche nel burro e nei formaggi.
"La proteina p66Shc – ha spiegato il professor Giorgino all’Adnkronos - è invece un potente induttore di stress ossidativo a livello cellulare. Agisce promuovendo la formazione di specie reattive dell’ossigeno, che sono in grado di danneggiare e uccidere le cellule. E funge anche da amplificatore di altri fattori in grado di promuovere lo stress ossidativo, quali l’iperglicemia nel diabete e un aumento della produzione di fattori coinvolti nell’infiammazione'. Il consiglio e': controllate sempre bene le etichette. E poi fate la vostra scelta.
mercoledi 2 settembre 2015
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VIAGGI: LUFTHANSA INTRODUCE LA TASSA DI PRENOTAZIONE
A partire dal 1 settembre, gli utenti che non hanno acquistato i biglietti attraverso il sito web del Gruppo Lufthansa, Austrian Airlines, Brussels Airlines e Swiss o presso le biglietterie degli aeroporti pagheranno un supplemento di 16 euro
(circa $18). A causa di restrizioni legali, la tassa non si applica alle prenotazioni in Brasile, Cina, Hong Kong, Iran, Libia,
Nuova Zelanda o Yemen. Finora, il 70 per cento di tutti i voli Lufthansa sono stati prenotati attraverso un sistema di
distribuzione globale (GDS), che collabora con siti di prenotazione e agenzie di viaggio. In tal caso, Lufthansa ha
richiesto il pagamento di un supplemento del costo di 18 euro. Quando le prenotazioni sono effettuate attraverso il
proprio sito o presso le biglietterie di aeroporto, l'azienda fa pagare solo 2 euro a volo. La compagnia aerea ha
dichiarato di voler utilizzare il nuovo supplemento “attaccando” i Gds e i costi connessi a tali canali di prenotazione, che
intaccherebbero i ricavi dei vettori del gruppo. Nel frattempo, la Travel Association (DRV) ha chiesto all'ufficio federale
tedesco di verificare se la nuova tassa discrimina le agenzie di viaggio. Anche gli agenti di viaggio e i Tour Operators'
Association hanno presentato una denuncia alla Commissione europea. Per lo “Sportello dei Diritti”, il Gruppo Lufthansa
ha scelto di andare in una direzione diversa, introducendo oneri per i biglietti acquistati attraverso GDS che penalizzano
le agenzie di viaggio e conseguentemente anche gli utenti che scelgono di utilizzare il canale agenziale. Inoltre, nel
caso in cui le agenzie di viaggio dovessero modificare il modo in cui accedono ai contenuti Lufthansa, si
determinerebbero criticità operative generate dalle diverse procedure di gestione delle prenotazioni, creando una
situazione sfavorevole non solo per gli agenti di viaggio ma anche per i consumatori finali: i viaggiatori infatti,
potrebbero trovarsi nella condizione di dover pagare di più per lo stesso servizio di cui beneficiano attualmente. Questo
nuovo modello renderà più complesse le procedure di comparazione, penalizzando la trasparenza nel settore, che si
tratti di operatori professionali o di fruitori del servizio offerto dalle agenzie.
mercoledi 2 settembre 2015
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Nuova Zelanda o Yemen. Finora, il 70 per cento di tutti i voli Lufthansa sono stati prenotati attraverso un sistema di
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proprio sito o presso le biglietterie di aeroporto, l'azienda fa pagare solo 2 euro a volo. La compagnia aerea ha
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intaccherebbero i ricavi dei vettori del gruppo. Nel frattempo, la Travel Association (DRV) ha chiesto all'ufficio federale
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Association hanno presentato una denuncia alla Commissione europea. Per lo “Sportello dei Diritti”, il Gruppo Lufthansa
ha scelto di andare in una direzione diversa, introducendo oneri per i biglietti acquistati attraverso GDS che penalizzano
le agenzie di viaggio e conseguentemente anche gli utenti che scelgono di utilizzare il canale agenziale. Inoltre, nel
caso in cui le agenzie di viaggio dovessero modificare il modo in cui accedono ai contenuti Lufthansa, si
determinerebbero criticità operative generate dalle diverse procedure di gestione delle prenotazioni, creando una
situazione sfavorevole non solo per gli agenti di viaggio ma anche per i consumatori finali: i viaggiatori infatti,
potrebbero trovarsi nella condizione di dover pagare di più per lo stesso servizio di cui beneficiano attualmente. Questo
nuovo modello renderà più complesse le procedure di comparazione, penalizzando la trasparenza nel settore, che si
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mercoledi 2 settembre 2015
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martedì 1 settembre 2015
CHI NON DORME STARNUTISCE DI PIU' E RISCHIA INFREDDATURE
Chi e' stanco starnutisce di piu'. Chi non riposa, o riposa male, mette la salute a rischio infreddature. Lo sostengono i
ricercatori della Carnegie Mellon University e dell'Università di Pittsburgh che hanno stabilito come un cattivo riposo
notturno aumenti di quattro volte il rischio di prendersi un raffreddore. Secondo la ricerca, pubblicata sulla rivista
'Sleep', chi dorme sei ore a notte, se è esposto ai virus di stagione, corre un rischio maggiore di ammalarsi rispetto a chi
riposa per più di sette ore.
Il legame tra qualità e quantità di sonno quotidiano e malattie è da tempo studiato. Secondo gli scienziati il riposo
notturno "è importante per la nostra salute - avvertono - e l'abitudine di dormire poco è legata allo sviluppo di malattie
croniche o alla predisposizione alla morte prematura. Studi precedenti hanno dimostrato che le persone che dormono
poco sono meno protette anche dopo aver ricevuto un vaccino".
I ricercatori hanno reclutato 164 volontari tra il 2007 e il 2011 sottoponendoli a interviste e questionari per stabilire i
livelli di stress, il temperamento, l'uso di alcol e di sigarette. In seguito hanno monitorato la qualità e quantità del sonno
una settimana prima di somministrare loro il virus del raffreddore.
Ebbene, i soggetti che avevano dormito meno di sei ore per notte avevano una probabilità 4,2 volte più alta di prendersi
un raffreddore rispetto a quelli che dormivano più di sette ore.
martedi 1 settembre 2015
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ricercatori della Carnegie Mellon University e dell'Università di Pittsburgh che hanno stabilito come un cattivo riposo
notturno aumenti di quattro volte il rischio di prendersi un raffreddore. Secondo la ricerca, pubblicata sulla rivista
'Sleep', chi dorme sei ore a notte, se è esposto ai virus di stagione, corre un rischio maggiore di ammalarsi rispetto a chi
riposa per più di sette ore.
Il legame tra qualità e quantità di sonno quotidiano e malattie è da tempo studiato. Secondo gli scienziati il riposo
notturno "è importante per la nostra salute - avvertono - e l'abitudine di dormire poco è legata allo sviluppo di malattie
croniche o alla predisposizione alla morte prematura. Studi precedenti hanno dimostrato che le persone che dormono
poco sono meno protette anche dopo aver ricevuto un vaccino".
I ricercatori hanno reclutato 164 volontari tra il 2007 e il 2011 sottoponendoli a interviste e questionari per stabilire i
livelli di stress, il temperamento, l'uso di alcol e di sigarette. In seguito hanno monitorato la qualità e quantità del sonno
una settimana prima di somministrare loro il virus del raffreddore.
Ebbene, i soggetti che avevano dormito meno di sei ore per notte avevano una probabilità 4,2 volte più alta di prendersi
un raffreddore rispetto a quelli che dormivano più di sette ore.
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