domenica 13 novembre 2016

LE API ITALIANE PRODUCONO PIU' MIELE E SONO MENO AGGRESSIVE

ll miele, uno degli alimenti più antichi del mondo, di cui oggi l’Italia è leader, fa parlare di se' anche per originali iniziative come quella che potrebbe rivelarsi una ricerca innovativa sulle api, che sono allevate da tribù dei villaggi negli stati himalayani per sostenerne le riserve di zuccheri ed energia durante il lungo e arido periodo invernale himalayano oltre per integrare il loro reddito. Ma d’altra parte, per il miele e per le api, sentinelle dell’ambiente e fondamentali per la vita umana con il lavoro di impollinazione che svolgono in agricoltura, sono abituate a trovarsi in posti quanto meno insoliti. Un team di ricercatori del Dipartimento dell'agricoltura indiana con base ad Almora, ha scoperto che le api italiane, che producono tre volte di più il miele delle api indiane e sono meno aggressive, possono sopravvivere ad alta quota a temperature basse. Si sa che il miele prodotto dalle api italiane è congenito al clima più caldo dell'Italia continentale tanto che sino ad oggi si pensava che non fossero in grado di produrlo con climi più rigidi. Johnson Stanley, uno scienziato associato al Dipartimento indiano per l'agricoltura di Vivekanand Parvatiya Krishi Anusandhan Sansthan (VPKAS), coautore della ricerca nella regione himalayana del nord-ovest, ha spiegato: "Il nostro obiettivo era quello di trovare dei modi per rendere l'apicoltura più orientata al profitto. La nostra ricerca ha cancellato il mito che le api italiane non possono sopravvivere al di là di un'altezza di 1000 metri. Gli esperimenti che abbiamo condotto presso l'Azienda Sperimentale Hawalbagh di Almora, ad un'altitudine di 1250 metri sopra il livello del mare, hanno dimostrato che le api italiane sono in grado di sopravvivere a questa altitudine. In realtà, erano sopravvisute nella fattoria sperimentale negli ultimi otto anni. " La ricerca è stata effettuata su una colonia costituita da oltre 30.000 api. Mentre le api indiane possono produrre da 2 a 3 kg per colonia, le api italiane possono produrre da 8 a 10 kg di miele per colonia. "Api italiane sono molto più produttive, ma sino ad oggi gli apicoltori indiani delle colline avevano evitato di allevarle a causa della presunta  inidoneità ai climi più rigidi. L'unico problema con queste api è che hanno bisogno di cure extra che le api indiani non richiedono ", ha inoltre spiegato Stanley. Il Prof. Dibakar Mahanta, altro scienziato associato alla ricerca, ha aggiunto: "Quando la stagione dei fiori è finita, le api dipendono per il cibo proprio dal miele. Le api italiane sono più grandi in termini di dimensioni e terminano il loro miele più velocemente. La loro dieta deve essere pertanto integrata con cibi alternativi come lo zucchero e nettari di fiori. Allo stesso tempo, poichè sono meno aggressive, devono essere protette dai predatori come le vespe. Queste sono solo alcune precauzioni che devono essere prese per proteggerle, ma il rendimento ottenuto grazie a loro sono molteplici come grandi quantità di miele prodotto che a lungo termine può garantire una fonte economica per integrare il reddito degli agricoltori delle colline ". 
domenica 13 novembre 2016
http://cinziacordesco.blogspot.it
http://www.facebook.com/newsbox.it

venerdì 11 novembre 2016

MARISA DEL CASTELLO : C'E' UNA SOLA DONNA ALLA GUIDA DEI TAXI DI PESCARA

C'è una sola donna alla guida dei taxi di Pescara: è Marisa Del Castello, 43 anni, origini molisane di Trivento ma residente a Montesilvano. Da aprile 2015 è ufficialmente tassista della compagnia Cotape, cooperativa Radiotaxi Pescara, dopo 17 anni di impiego come addetta alle vendite al Mercatone uno. "Quando l'azienda dove lavoravo ha sospeso l'attività- racconta la signora dei taxi pescaresi- e io mi sono ritrovata disoccupata. E' stato il mio compagno, Massimo Gonfalonieri, a cedermi la licenza, dopo aver deciso di cambiare mestiere. Cosi' ho preso tutti i certificati di abilitazione alla professione, ho superato un esame alla Regione per ottenere la qualifica ufficiale, quindi l'iscrizione al ruolo conducenti e subito ho iniziato a lavorare". Circa un anno fa, la prima corsa a bordo di uno dei 40 mezzi della compagnia, il taxi numero 30:"Ho trasportato una signora in via Chieti e quando mi ha vista è rimasta piacevolmente sorpresa. Questo lavoro mi piace tantissimo e sono felice- sottolinea più volte Marisa Del Castello, madre di Marika, 14 anni- ma certo può essere anche pericoloso e pensando a mia figlia che mi aspetta a casa, cerco di non restare fuori fino a tardi. Di solito, l'ultimo turno lo finisco intorno a mezzanotte. Per fortuna non mi è mai accaduto nulla, ma questo è un mestiere dove si può rischiare la vita se si fa salire in auto la persona sbagliata". A tal proposito, la tassista coglie l'occasione per rimarcare il fatto che non esiste, per la categoria, una regolamentazione di emergenza in caso di pericolo. "Con i colleghi abbiamo deciso un codice tutto nostro di intervento- spiega Del Castello- e siccome a bordo dei mezzi non si possono installare telecamere a causa della privacy, è necessario, però, dotare i taxi di tasti Sos o di dispositivi di allerta generale sia verso i colleghi impegnati in altri turni, che verso le forze dell'ordine. Per precauzione, comunque, tengo sempre accanto a me una bomboletta spray antiaggressione al peperoncino. Non intendo usarlo, ma rappresenta sempre un'arma di difesa, mi fa sentire sicura". Ogni giorno tanti chilometri da macinare, da un capo all'altro della città, tante vite da incrociare e altrettante storie da raccontare. "Tra i miei clienti ci sono tante donne che esultano quando mi vedono al volante, si sentono rassicurate e usano con me toni confidenziali come se si confidassero con una amica". Un aneddoto tra tanti? "Una signora che mi ha chiesto di accompagnarla a fare shopping- rammenta Marisa- l'ho attesa durante i suoi giri e al ritorno mi ha lasciato una lauta mancia, non posso dire quanto, ma la cifra era davvero generosa. Non dimenticherò mai quel gesto di cortesia". Gentile, garbata, di bell'aspetto, unica donna tra 39 colleghi maschi:"Sto benissimo con loro, verso di me hanno un senso di protezione e mi aiutano tanto sul lavoro. Forse con altre donne non avrei avuto lo stesso feeling, sarebbe scattata subito la competizione". Tra i consigli del suo compagno, ex tassista " non discutere mai, nè con i colleghi, nè con i clienti". Il sogno della signora Del Castello è che "il taxi diventi un mezzo di trasporto di uso più frequente e comune". E se qualcuno vuole contattarla direttamente perchè preferirebbe una donna al volante di un taxi?"Si può fare, non è certo vietato, ma non è corretto nei confronti dei colleghi". 
cinzia cordesco

DONATO CARLO ZOTTA: COSI' CURIAMO I TUMORI CEREBRALI

Quattrocentocinquanta interventi neurochirurgici nel 2015, con un aumento di settanta operazioni rispetto all'anno precedente, su pazienti, tra cui centenari e bambini, provenienti, oltre che da tutta la regione, anche dall'alto Molise, Marche e Lazio con copertura di un bacino di utenza di circa 600 mila abitanti. Ottanta tumori cerebrali trattati, venti spinali e settanta ernie del disco; ottocentocinquanta consulenze mediche verso gli ospedali della Asl teatina e della Val Pescara. Sono i numeri che emergono dalle attività degli ultimi tempi dell'unità operativa neurochirurgica dell'ospedale Santo Spirito di Pescara, diretta dal primario facente funzioni Piero Iovenitti. Il coordinamento dell'interventistica operatoria è curato da Donato Carlo Zotta, 55 anni, lucano di Potenza, da sei anni a Pescara dopo undici trascorsi nell'ospedale aquilano. Il reparto, nato nel 1970, situato al primo piano ala nord, conta 22 posti letto e 18 elementi, tra infermieri e personale di supporto, seguiti dal caposala Amedeo Santacroce. "Non facciamo miracoli- commenta Donato Carlo Zotta, una lunga esperienza di lavoro anche in Germania-ma stiamo ottenendo grandi risultati sul territorio, e anche oltre confine, grazie a professionisti validi e tecnologie altamente all'avanguardia". Un "sistema telematico di trasmissione immagini e dati consente all'unità neurochirurgica pescarese- prosegue Zotta- di scambiare consulenze con i nosocomi di Lanciano, Vasto, Popoli e Penne". Per sconfiggere i tumori cerebrali viene utilizzato un "neuronavigatore che consente di ricercare le lesioni all'interno del cranio e intervenire sulla patologie con un margine di precisione molto alto. Un microscopio con fluorescenza ci permette di capire se il tumore è stato asportato per bene". Tra le patologie spinali e traumatiche più trattate, le ernie del disco con settanta interventi negli ultimi tempi, ma c'è molta richiesta su operazioni ai tunnel carpali e cubitali che riguardano mani e braccia. Due tra gli interventi più delicati, l'idrocefalia "il cui versamento di liquido all'interno del cervello- spiega il coordinatore delle attività chirurgiche, laureato nel 1985 a Napoli, università Federico II- può provocare cefalee, disturbi del movimento, demenza" e la cranioplastica, otto interventi nel 2015, che consente "la ricostruzione della teca cranica con materiali plastici biocompatibili realizzati su misura del paziente in Svizzera, Germania e Stati Uniti. Nel reparto, previsto un apparecchio per la risonanza magnetica intraoperatoria che permette di fare esami diagnostici in sala operatoria e a cranio aperto. Tra i 22 posti letto, due sono riservati al monitoraggio del paziente, nel postoperatorio. Una soluzione resa possibile grazie alla collaborazione con il reparto di rianimazione diretto da Tullio Spina. Gli interventi neurochirurgici durano tra le due e le otto ore " e il tasso di mortalità in sala operatoria è pari a zero". Molti pazienti sono anziani, "alcuni centenari" precisa Zotta, ma "il nostro reparto è anche punto di riferimento per la neurochirurgia pediatrica". 

ACHILLE LOCOCO: ECCO LE NUOVE TECNICHE NON INVASIVE DI CHIRURGIA ROBOTICA

Centinaia di  interventi di chirurgia robotica effettuati in pochi mesi dall'equipe di Achille Lococo, direttore del dipartimento di chirurgia toracica dell'ospedale Santo Spirito di Pescara. Nel dettaglio, si contano 42 operazioni di chirurgia toracica, 36 di chirurgia generale, 26 di ginecologia, 5 di otorino, 4 di chirurgia pediatrica e 3 di urologia. Dati  resi noti nel corso di un convegno, che ha riunito specialisti da tutta Italia, organizzato in collaborazione con il dipartimento materno-infantile diretto da Pierluigi Lelli Chiesa e dal dipartimento di emergenza urgenza diretto da Tullio Spina.  Due 
anni fa il taglio del nastro della struttura e  "dopo un paio di mesi di corsi di formazione per l'uso delle nuove tecnologie microchirurgiche con i robot azionati dai medici- spiega Achille Lococo, coordinatore del gruppo multidisciplinare di chirurgia robotica-oggi forniamo risultati  che sono al di sopra delle nostre aspettative. Questo tipo di chirurgia è altamente innovativa,  non invasiva e permette di agire sui pazienti  con microincisioni sulla pelle". Lococo, 61 anni, calabrese di Maropati, fondatore 17 anni fa del reparto di chirurgia toracica, è a capo di un dipartimento con 23 reparti , diecimila interventi l'anno, 100 medici e 300 infermieri, "ma ne servirebbero almeno altri cento" per rispondere a tutte le esigenze dell'utenza proveniente anche da fuori regione. Il luminare è anche responsabile del Centro Studi Screening del Tumore Polmonare ed è stato incaricato dalla società nazionale di chirurgia toracica di tracciare le linee guida  che regolamenteranno questo tipo di interventi in Italia e che serviranno a "tutelare le professionalità e gli stessi pazienti". Il centro studi pescarese fa parte di  quattri centri a livello nazionale coordinati da Giulia Veronesi, figlia dell'oncologo Umberto, scomparso di recente, specializzata nella chirurgia robotica e bioscreening, un test di diagnosi precoce del tumore polmonare. "Grazie a queste sofisticate tecnologie-commenta Lococo- siamo in grado di identificare anche tumori di pochi millimetri. Ogni cinquanta Tac scopriamo un nuovo caso di tumore polmonare, con 170 interventi effettuati dal 2002. Nel prossimo futuro riusciremo a scovare un cancro al polmone anche solo grazie ad un prelievo del sangue". Lo screening, denominato Cosmos 2,  avviato circa 5  anni fa con la partecipazione di 700 volontari, quasi tutti abruzzesi e forti fumatori, si concluderà  quando saranno resi noti i risultati dell'intera indagine a cui hanno collaborato la clinica Pierangeli, l'istituto diagnostico di Lanciano e Claudio D'Archivio, radiologo di Giulianova, ma non la Asl di Pescara per assenza di fondi Lea, livelli essenziali di assistenza. L'indagine è stata realizzata con fondi Lasmot, Lega di sostegno del malato oncologico, pari a ventimila euro. 
www.ilcentro.it
http://cinziacordesco.blogspot.it
http://www.facebook.com/newsbox.it

mercoledì 9 novembre 2016

CECILIA GUIDI, SFOLLATA DAL TERREMOTO DEL FRIULI A PESCARA: IL THE' E' LA MIA PASSIONE

'Il segreto di una vita ben bilanciata e' avere una tazza di the' in una mano e un libro dall'altra'. E' la filosofia di Cecilia Guidi, da due anni alla guida de I giardini del the', in via Nicola Fabrizi a Pescara (Abruzzo, Italy). E' una sala da the', ma anche un 'piccolo tempio della cultura'. Nei locali, colorati di rosso, verde e grigio, si respirano gli odori di quaranta tipi di the' in foglia provenienti da Cina, India e Giappone; si degustano alimenti a km zero, speziati con curcuma, curry e anice stellato; ci si delizia il palato con biscottini belgi, scozzesi, inglesi, cioccolato Centini di Bisenti, marmellate siciliane e succhi di frutta trentini. Un luogo di sapori e saperi, dove si impara che il the' 'si assapora meglio col salato, come usano gli inglesi, che col dolce', come usano gli inglesi, e si chiacchiera amabilmente nel salottino riservato anche alla lettura. Si organizzano pranzi e cene vegane e vegetariane, aperitivi cenati con spettacolo di flamenco e mostre fotografiche, eventi di varia natura. Ma come e' nata l'idea di una sala da the' a Pescara? 'E' nata per gioco e per caso - racconta Cecilia Guidi, 45 anni, nativa di Udine, con mamma slovena, Maria Abate e papa' Giampiero, pescarese di via Genova- mi sono iscritta ad un corso a Chieti per rafforzare la mia antica passione sulla storia della cioccolata e del the'. Terminate le lezioni, ho deciso di aprire il locale e ci sono riuscita con l'aiuto della mia famiglia e un finanziamento di Sviluppo Italia'. Nel locale, aperto tutti i giorni dalle 10 alle 15 e dalle 17 alle 20 si degustano, a colazione, pranzo e cena, menu' dai 6 agli 8 euro compreso di primo e secondo ,accompagnati, oltre che dal the', anche da caffe', latte di soia e bevande al cioccolato. 'Il nostro piatto forte e' il risotto rosso di Vercelli cucinato con l'essenza del the' anticolesterolo- spiega Guidi, che vive a Pescara dal 1976 a seguito dello sfollamento del terremoto in Friuli- i pescaresi amano gli infusi aromatizzati e io li propongo insieme ad una breve storia del the'. Le miscele poi, si possono anche acquistare o regalare'. Tanti gli appuntamenti in cantiere periodicamente nella sala della signora del the'. Saranno riproposte le 'cene vegane e vegetariane, organizzate in collaborazione con la naturopata Roberta Guidi, che tanto successo hanno avuto insieme alle lezioni dei nutrizionisti e psicologi sulle emozioni del cibo'. 'I giardini del The', citato anche dalla guida Slow Food 2015, è anche salotto letterario. Ma nel frattempo, lo spazio della cultura ospita oltre centotrenta libri da leggere da soli o in compagnia. 'Chi vuole- suggerisce Cecilia Guidi, un passato da imprenditrice negli agriturismo , madre di Giampiero e Giulia, di 18 e 17 anni- puo' ampliare la nostra biblioteca portandoci in regalo altri volumi'. In cambio, i donatori saranno ricompensati con una tazza di cioccolata fumante.
www.ilcentro.it
http://cinziacordesco.blogspot.it
http://www.facebook.com/newsbox.it

martedì 8 novembre 2016

GIUSEPPE COSTANZA: "ECCO COME E' MORTO GIOVANNI FALCONE"

GIUSEPPE COSTANZA, L'AUTISTA DEL MAGISTRATO UCCISO A CAPACI:"NESSUNO MI HA MAI PERDONATO DI ESSERE VIVO"

'Domenica notte ho sognato Giovanni Falcone e sua moglie Francesca Morvillo. Si trovavano in una grande casa che si trasformava in tribunale, lui indossava un berretto di lana che non portava mai e lei girava per le stanze in vestaglia. In questi 23 anni ho sempre desiderato che il magistrato mi venisse in sogno, mi parlasse anche se non ricordo le sue parole nel sogno, si facesse vivo con me, ma non era mai accaduto finora. Forse e' un segno per il Paese, forse sta per succedere qualcosa'.  Cosi' profetizza il sopravvissuto Giuseppe Costanza, 68 anni, l'autista  del giudice saltato in aria nella strage di Capaci il 23 maggio 1992, silenziosamente presente al 23°convegno nazionale dell'Unms, Unione nazionale mutilati per servizio, svoltosi a  Montesilvano, provincia di Pescara.  Sa di essere un miracolato, ma 'nessuno mai, in questi anni, a partire dalle istituzioni, mi hanno mai perdonato di essere vivo'. La mattina della strage,  'Giovanni Falcone mi chiamo' a casa alle sette.  Mi chiese di andarlo a prendere all'aeroporto di Punta Raisi nel pomeriggio, in arrivo dalla capitale. Era euforico come quando, qualche giorno prima quando mi disse:' e' fatta, guidero' la procura nazionale antimafia. Appena sceso dall'aereo, Falcone si mise al volante della Croma bianca per stare accanto alla moglie, perche' lui guidava solo quando c'era lei. Io ero seduto sui sedili dietro. Eravamo diretti verso  casa sua,  ma pochi attimi prima che il tritolo ci investisse, mi disse che lui doveva proseguire, andare ad una riunione con altri magistrati, ma non spiego' dove e con chi. Quindi gli chiesi quando sarei dovuto tornare a prenderlo, lui rispose:'lunedi' mattina' e gli feci una richiesta:' Allora appena arriva a casa cortesemente, mi dia le mie chiavi in modo che io lunedì mattina possa prendere la macchina. Inavvertitamente pero', forse sovrappensiero, lui stacco' le chiavi dal quadro, l'auto rallento' e tutto cio' che ricordo e' che mi sono risvegliato in ospedale con milza e intestino lesionati. Ecco perche' anch'io, oggi , sono un invalido per servizio e rappresento la delegazione palermitana dell'associazione, seppur talvolta con qualche divergenza di pensiero'.  I ricordi cari si intrecciano nella mente. Comprese le simpatiche scaramucce col giudice Falcone:'Fumava sempre in macchina, io protestavo ma lui rispondeva: il fumo ammazza mosche e zanzare'. Dice di essere in guerra con le istituzioni, Costanza, 'perche' da sempre mi hanno fatto pesare di essere un sopravvissuto. Mi sento in colpa per essere vivo. In tutti questi anni non sono mai stato invitato  a parlare ai convegni sulla legalita'. Dopo mesi di convalescenza, a seguito dell'attentato 'tornai al lavoro al tribunale di Palermo, ma da subito venni retrocesso nelle mansioni. Prima portiere, poi dattilografo, quindi reinserito nei ranghi dopo aver vinto un concorso come esperto informatico'.  Seguono  'anni tremendi, impossibili da sopportare per il clima di diffidenza che si era venuto a creare intorno a me', quindi la resa. Nel 2004 abbandona il tribunale, lascia Palermo con moglie e tre figli e si trasferisce ad Altavilla, una trentina di chilometri piu' lontano. Oggi e' in pensione,  'gioco con i nipotini', ma 'non ho mai dimenticato. Non  meritavo il trattamento umiliante che alcuni servitori dello Stato mi hanno riservato' dopo la morte di Falcone. Costanza e il magistrato si conobbero una settimana dopo la sua entrata in servizio come dipendente del tribunale palermitano. 'Mentre svolgevo i miei lavori, Falcone mi passo' davanti per una settimana, scrutandomi. Prese informazioni su di me.  Poi mi fece chiamare in ufficio e mi disse di volermi affidare l'incarico di autista. Accettai con orgoglio. Per otto anni mi sono sentito la morte addosso. Paura? Piu' che altro, si viveva in costante tensione, conscio che qualcosa potesse accadere prima o poi. Il mio unico rimpianto e' essere sopravvissuto, avrei preferito essere morto. Ma se Falcone fosse vivo la mafia sarebbe sconfitta, perche' aveva capacita' e volonta' per batterla'. 
www.ilcentro.it
http://cinziacordesco.blogspot.it

http://www.facebook.com/newsbox.it


domenica 6 novembre 2016

MARIO DRAGANI: ALL'OSPEDALE DI PESCARA OLTRE 200 INTERVENTI L'ANNO ALLA COLONNA VERTEBRALE

Quasi duecento interventi l'anno di ricostruzione della colonna vertebrale. Una media di quattro-sei casi a settimana. Oltre duemila operazioni chirurgiche effettuate negli ultimi undici anni.  Pazienti tra i 60 e i 90 anni, ma anche giovani traumatizzati da incidenti e fratture, provenienti da tutto il centro Italia, scelgono il reparto di radiologia dell'ospedale di Pescara per farsi curare. La chirurgia vertebrale, nel nosocomio adriatico, ha raggiunto traguardi di eccellenza  a livello nazionale grazie al decennale lavoro di Mario Dragani. 54 anni, nato a Viterbo, vissuto a Piacenza  ma originario di Caldari di Ortona, dove vive con la famiglia, Mario Dragani e' un luminare della vertebroplastica e cifoplastica, tecniche  all'avanguardia di riassetto della colonna vertebrale. Una puntura di 'cemento' (speciale resina simile a quella utilizzata nelle protesi ortopediche) iniettato direttamente nella vertebra nel caso della vertebroplastica o un palloncino gonfiato a piu' di venti atmosfere nel caso della cifoplastica, fanno tornare a nuova vita pazienti affetti da patologie quali osteoporosi, fratture, scoliosi, cisti, ernie discali, (un gel viene introdotto nel disco nelle ernie acute, per superare le problematiche della sciatica), lombalgie, sciatiche, sciatalgie, dolori cronici della schiena e traumi vari, anche derivanti da incidenti, i quali tornano a camminare dopo pochi giorni dall'uscita della sala operatoria. Ogni intervento chirurgico, effettuato in anestesia locale, dura circa un'ora e mezza. Dopo un solo giorno di ricovero, il paziente puo' tornare a casa. Indossera'  uno speciale busto per circa tre settimane, quindi  la rapida guarigione.  Il lungo cammino costellato di successi per Mario Dragani, specializzato anche in medicina dello sport alla D'Annunzio di Chieti e il sogno di cardiochirurgo nel cassetto,  inizia undici anni fa. 'Quando il mio amico Mario Di Virgilio mi parlo' di queste tecniche gia' all'avanguardia in Europa e negli Stati Uniti'- racconta Dragani che da quel momento macina chilometri in tutto il mondo per imparare e portare a casa quelli che sono i brillanti risultati di oggi. Radiologia Pescara, nel tempo, diviene  punto di riferimento per la guarigione di pazienti provenienti prevalentemente  da Marche, Puglia, Molise e Abruzzo. Accenna un timido sorriso quando viene appellato il 'Lazzaro d'Abruzzo' per la straordinaria capacita' delle sue tecniche di rimettere in piedi, in pochi giorni, un essere umano piegato dal dolore della malattia. 
'Resuscitato' anch'egli, quando emetteva i primi vagiti il 2 ottobre 1962 a Viterbo dove suo padre esercitava come ufficiale medico in aeronautica.   Un episodio che ha fortemente segnato il  carattere e le sue scelte professionali future: 'Sono nato prematuro, a sei mesi, pesavo 800 grammi,  i miei genitori Antonio e Adelaide, mi trasportarono in elicottero da Viterbo   a Siena per salvarmi la vita. Fui addirittura battezzato due volte perche' dato per morto' racconta commosso un Dragani schivo, metodico e perfezionista,  che adora  la sorella Maria Cristina, il fratello Carlo e la nipote Giulia. Il suo modus operandi? 'Praticita', immediatezza e semplicita'. In forze dal 1999 al Santo Spirito come dirigente medico di primo livello, il 15 settembre scorso arriva ufficialmente la nomina a capo della struttura. Una 'nomina inattesa' che lo riempie d'orgoglio  e  lo 'ripaga di tutti i sacrifici' ma  che lo proietta verso nuove responsabilita'.  Prima di tutto il rispetto delle linee guida imposte dalla Regione. La parola d'ordine e' 'abbattimento delle liste di attesa per Tac, risonanze e mammografie. 'Cambieranno le metodologie- spiega Dragani- gli esami critici come Tac e risonanze con contrasto verranno effettuate di notte' per snellire le lunghe code di mesi di attesa, che sempre scatenano rabbia e polemiche. L'altro 'obiettivo importante sara' il potenziamento e l'ottimizzazione della radiologia interventistica e vascolare'. Dragani  ha effettuato un tour in Italia per visitare quante piu' radiologie possibili nel mondo per carpire i segreti di nuove tecniche di intervento. Ma le 'nuove frontiere della colonna vertebrale' partono da Pescara. Le potenzialita' di questa branca della medicina sono emerse nel corso del sesto congresso dell'Associazione Artroplastica Vertebrale Italiana (Aavi)   svoltosi all'hotel Carlton di Pescara  il 25 e 26 settembre 2015. L'iniziativa, organizzata da Dragani con Mario Di Silvestre degli Istituti Ortopedici Rizzoli di Bologna, Giuseppe Calvosa, Fabrizio Caroli e Roberto Delfini, ha avuto lo scopo di fare il punto su questo tipo di chirurgia, che ha  conseguenze per i pazienti non solo da un punto di vista medico, ma anche sociale ed economico. Negli ultimi anni si e' assistito ad uno sviluppo sempre maggiore della chirurgia ' a cielo chiuso', oltre che ad innovative tecniche di chirurgia maggiore 'open' e 'mini open'. Notevoli sviluppi vi sono stati anche da un punto di vista farmacologico e fisioterapico'. Tra gli argomenti sviscerati, capitoli importanti sono stati dedicati alla scoliosi dell'adulto; alla chirurgia mini invasiva, nuova opzione di trattamento della lombalgia,  senza gli svantaggi della chirurgia 'open'; alle tecniche chirurgiche mini invasive percutanea e non, nonche' alle nuove terapie farmacologiche del dolore e ai protocolli fisioterapici da impiegare nelle varie circostanze interventistiche. All'incontro sono intervenuti tecnici radiologi, reumatologi, fisiatri, ortopedici, anestesisti, neurochirurghi, medici di base, infermieri, fisioterapisti,  provenienti da tutta Italia.
www.ilcentro.it
http://cinziacordesco.blogspot.it

http://www.facebook.com/newsbox.it